La magica notte di Leonardo DiCaprio, ma anche quella di Brie Larson: avvolta in un semplice e leggiadro Gucci blu navy, impreziosito da una cintura di prietre luccicanti e da un’acconciatura sobria ma elegante, la radiosa protagonista di Room ha ritirato il suo primo Oscar da attrice protagonista, un riconoscimento giunto alla sua sua prima nomination e sin dall’inizio dato per scontato, ma non per questo meno meritato grazie alla straordinaria performance dell’attrice nei panni della giovane madre Joy Newsone.

 
 

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La storia di Brie è di quelle che ben si iscrivono nella realizzazione del grande sogno americano: nata a Sacramento l’1 ottobre 1989, Brianne Sidonie Desaulniers ha solo 7 anni quando si trasferisce a Los Angeles per vivere in uno squallido monolocale con la sorella e la madre, disoccupata e in grosse difficoltà economiche; è proprio la necessità ad avvicinarla ancora bambina alla recitazione, quando compare per la prima volta in uno spot parodia dedicato alle Barbie nel Tonight Show di Jay Leno. Dopo varie apparizioni pubblicitarie, Brie approda al suo primo lavoro importante sul piccolo schermo nel 2001, quando viene scelta per il ruolo di una delle figlie del protagonista Bob Saget nella sitcom Raising Dad: sul set ci sono anche le ancora sconosciute Kat Dennings e Meagan Good.

Cambiato il suo nome in Larson, nome di famiglia molto più semplice da ricordare e pronunciare che sceglie anche in onore della popolare bambola americana Kirsten Larson, nel 2004 Brie inizia una serie di apparizioni cinematografiche che la vedranno spesso nei panni della ragazza del liceo popolare, vanitosa e insopportabile a confronto con una più genuina protagonista, come in Trent’anni in un secondo (con lei c’era anche Ashley Benson di Pretty Little Liars) o Sleepover; fra un provino e l’altro, la Larson proverà anche senza successo a ottenere il ruolo principale in film molto popolari come Thirteen e Juno, non riuscendo però a spuntarla contro Evan Rachel Wood e Ellen Page. Nel 2009 ottiene il ruolo di Kate Gregson nella serie tv di Diablo Cody United States of Tara, grazie al quale ha l’opportunità di far notare nuovamente le sue qualità musicali: nel 2005 aveva già infatti inciso un album pop intitolato Finally Out of P.E., anche se per sua stessa ammissione Brie non ha mai creduto fino in fondo nell’opportunità di costruirsi davvero una carriera come cantante; il cinema le offrirà ancora una volta l’occasione di esibirsi in grande stile nel 2010 con Scott Pilgrim vs The World di Edgar Wright, dove completa di una chioma biondo platino interpreta la temibile ex di Scott, Envy Adams, lanciandosi in una scatenata performance.

Brie Larson 08Fra il 2010 e il 2012 Seguono piccole parti in produzioni di fama come lo Stravagante mondo di Greenberg di Noah Baumbach e l’irriverente 21 Jump Street, dove affianca il duo composto da Channing Tatum e Jonah Hill nel ruolo della studentessa appassionata di recitazione Molly Tracey, alternate a pellicole di minore impatto come Rampart, una sceneggiatura di James Elroy con Woody Hallerson protagonista, e The Spectacular Now, romance con gli allora poco noti Miles Teller e Shailene Woodley.

Nel frattempo è coautrice e coregista dei corti The Arm, vincitore del Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival, e Another short, di cui è anche protagonista: in occasione dell’uscita del film dichiara di essere molto interessata alla scrittura e alla regia, forse più che alla recitazione.

Nel 2013, Joseph Gordon-Levitt la sceglie per interpretare il ruolo di Monica Martello, sorella del protagonista, nel suo debutto alla regia Don Jon: una ragazza apparentemente disinteressata che passa l’intera pellicola con gli occhi fissi sullo schermo del suo cellulare interrompendo solo per aiutare Jon a capire cosa voglia dalla sua vita e dall’amore, un piccolo ruolo che però consente forse per la prima volta a Brie di poter lavorare davvero sulle sfumature tutte interiori di un personaggio complesso e apparentemente insignificante.

Un anno dopo attira l’attenzione della critica grazie al cinema indipendente di Short Term Twelve, un lavoro difficile che affronta il tema della violenza su minori e delle tendenze autolesioniste degli adolescenti: la parte di Grace, consulente in un centro per il recupero di ragazzi difficili costretta a combattere contro il suo stesso oscuro passato e incapace di aprirsi fino in mondo all’amore e alla felicità che il futuro sembrerebbe riservarle le permette di vincere il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival del film di Locarno.

In attesa di un ruolo che segni il balzo definitivo nella sua carriera, Brie Larson recita in The Gambler, pellicola finita straight to video dove interpreta dove una brillante studentessa universitaria nonchè amante del protagonista Mark Walberg, Un Disastro di Ragazza di Jude Apatow e Digging For Fire, film indipendente con Rosemarie DeWitt e Anna Kendrick.

Brie Larson 11Il momento della consacrazione arriva, finalmente, con Room di Lenny Abrahamson, una produzione di Canada e Irlanda tratta dal romanzo Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue, qui anche in veste di sceneggiatrice. Il ruolo di Joy, derubata dell’innocenza e della gioventù da un maniaco che l’ha tenuta segregata per ben 7 anni in un capanno dove poter abusare di lei liberamente e senza scampo è un lavoro che mischia nervosismo e rassegnazione, la consapevolezza di essere a un passo dall’abisso e di non poter mollare la presa solo per amore di Jack (bravissimo il piccolo Jacob Tremblay), figlio profondamente amato e ansioso di conoscere quel mondo che credeva chiuso al sicuro in una stanza; dopo la prima tesissima parte dedicata alla cattività e alla fuga, la prova della Larson si fa più ardua quando il ritorno di Joy nel mondo reale si rivela traumatico e insostenibile più della prigionia stessa, lasciando la giovane mamma in un mondo oscuro scritto nel vuoto del suo sguardo assente: dopo aver collezionato tutti i più importanti riconoscimenti nell’ultima stagione dei premi, l’Oscar è arrivato con facilità e senza esitazioni.

Ora che le luci dell’After Party si sono definitivamente spente, il miglior augurio che possiamo fare a Brie Larson è di riuscire a continuare su questa strada e trovare altri interessanti progetti di pregio in cui mettere a frutto il suo talento, senza dimenticare i film indie che l’hanno aiutata lungo il cammino e non escludendo nessuna possibilità: dopo la straordinaria prova di Room, nessuno potrebbe aspettarsi diversamente.

 
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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .