Hitchcock è tratto da una storia vera? La storia dietro il film sulla nascita di Psycho

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Nel 2012 il regista Sacha Gervasi ha portato sul grande schermo Hitchcock (leggi qui la recensione), biopic con Anthony Hopkins nei panni del leggendario Alfred Hitchcock e Helen Mirren in quelli della moglie Alma Reville. Più che raccontare l’intera carriera del celebre cineasta, il film concentra la propria attenzione su uno dei momenti più decisivi della sua vita professionale: la difficile realizzazione di Psycho (leggi qui la nostra recensione), destinato a diventare uno dei film più influenti della storia del cinema.

La presenza di personaggi realmente esistiti e di eventi storicamente documentati porta molti spettatori a chiedersi se Hitchcock sia basato su una storia vera. La risposta è sì, ma con una precisazione importante. Il film prende spunto da fatti realmente accaduti e dalla lavorazione di Psycho, adattando però numerosi episodi per esigenze narrative. Alcune dinamiche sono fedeli alla realtà, altre vengono amplificate o completamente inventate per costruire un racconto più intimo sul rapporto tra Alfred Hitchcock, sua moglie e il processo creativo dietro uno dei più grandi capolavori del Novecento.

La vera storia racconta la difficile nascita di Psycho, un progetto che Hollywood considerava troppo rischioso

Anthony Hopkins, Scarlett Johansson e James D'Arcy in Hitchcock

 

Alla fine degli anni Cinquanta Alfred Hitchcock era già uno dei registi più celebri del mondo. Dopo successi come La donna che visse due volte, Intrigo internazionale e numerosi episodi di Alfred Hitchcock Presents, il regista decise di adattare il romanzo Psycho di Robert Bloch, ispirato a sua volta ai delitti del serial killer Ed Gein. L’idea, però, non convinse affatto la Paramount Pictures, che considerava il materiale troppo violento e inadatto all’immagine elegante costruita dal regista negli anni precedenti.

Questa parte del film riflette abbastanza fedelmente la realtà. Lo studio cercò realmente di scoraggiare il progetto e rifiutò di finanziarlo alle condizioni abituali. Per portare avanti il film, Hitchcock rinunciò al proprio compenso da regista, accettando invece una percentuale sugli incassi e mantenendo importanti diritti di proprietà sull’opera. Si rivelò una delle operazioni economiche più brillanti della storia di Hollywood, perché il successo di Psycho fu enorme e garantì al regista profitti molto superiori a quelli di un normale stipendio.

Il film del 2012 aggiunge però un elemento romanzato, mostrando Hitchcock e Alma Reville costretti a ipotecare la loro casa per finanziare la produzione. Secondo gli storici e il biografo Patrick McGilligan, questo episodio non accadde mai. Il regista disponeva di un patrimonio considerevole e possedeva già diverse proprietà immobiliari. Le difficoltà economiche mostrate nel film servono soprattutto ad aumentare la tensione narrativa.

Il rapporto tra Alfred Hitchcock e Alma Reville era realmente un sodalizio creativo, ma il film accentua i conflitti

Helen Mirren e Anthony Hopkins in Hitchcock

Uno degli aspetti più interessanti di Hitchcock riguarda il rapporto con Alma Reville, figura spesso rimasta nell’ombra nonostante il suo contributo alla carriera del marito. Montatrice, sceneggiatrice e consulente creativa, Alma collaborò per decenni con il regista, offrendo suggerimenti sui copioni, sulle interpretazioni e sul montaggio dei suoi film. Chi ha studiato la loro storia concorda nel riconoscere che il suo ruolo fu fondamentale nella costruzione dell’opera di Hitchcock.

Il film sceglie però di raccontare questa collaborazione attraverso una crisi matrimoniale che coinvolge anche lo sceneggiatore Whitfield Cook. Viene suggerito che tra Alma e Cook nasca una relazione capace di mettere in discussione il matrimonio e la stabilità emotiva del regista. Gli studi biografici raccontano una realtà diversa. In passato tra Alma e Cook esistette effettivamente un rapporto molto stretto, probabilmente di natura sentimentale, ma risalente alla fine degli anni Quaranta e ormai concluso da tempo durante la lavorazione di Psycho.

Anche la rappresentazione di un matrimonio continuamente attraversato da gelosie e scontri appartiene soprattutto alla finzione. Secondo Patrick McGilligan, quello tra Alfred Hitchcock e Alma Reville fu uno dei matrimoni più solidi e longevi della Hollywood classica. Esistevano inevitabilmente tensioni e differenze caratteriali, ma non ci sono prove di crisi profonde come quelle mostrate nel film. Gli sceneggiatori hanno preferito trasformare una relazione stabile in un conflitto drammatico, ritenendo che una coppia felice avrebbe offerto meno materiale cinematografico.

Molte scene memorabili del film sono invenzioni narrative, mentre la battaglia per distribuire Psycho è realmente accaduta

Anthony Hopkins nel film Hitchcock

Tra gli elementi più spettacolari di Hitchcock compare l’ossessione del regista per il serial killer Ed Gein, che nel film assume quasi il ruolo di interlocutore immaginario. Questa scelta è completamente inventata. Sebbene il romanzo Psycho fosse effettivamente ispirato ai crimini di Gein, non esistono prove che Hitchcock nutrisse una particolare fascinazione personale per quel caso durante la produzione del film. Le sue ossessioni erano rivolte piuttosto ad altri celebri assassini della cronaca britannica, come Jack lo Squartatore.

Sono romanzate anche le sequenze in cui Alma Reville dirige personalmente alcune scene di Psycho mentre il marito è costretto a letto, così come l’episodio in cui Hitchcock terrorizza deliberatamente Janet Leigh (interpretata da Scarlett Johansson) per ottenere una recitazione più convincente nella celebre scena della doccia. Nessuno di questi eventi trova conferma nelle testimonianze di chi lavorò sul set o nelle principali biografie dedicate al regista.

Molto più aderente alla realtà è invece la rappresentazione dello scontro con gli organi di censura. Psycho incontrò realmente forti resistenze da parte del Production Code, che giudicava problematiche alcune sequenze considerate troppo esplicite per l’epoca. Grazie alla propria esperienza e alla capacità di negoziare con i censori, Hitchcock riuscì comunque a conservare gran parte delle scene più controverse. Altrettanto autentica è la rivoluzionaria strategia promozionale che vietava l’ingresso degli spettatori a film iniziato, contribuendo a trasformare Psycho in un evento cinematografico senza precedenti.

Hitchcock racconta una storia vera, ma sceglie la leggenda invece della ricostruzione storica

Anthony Hopkins in Hitchcock

Osservato come biopic, Hitchcock alterna continuamente realtà documentata e invenzione cinematografica. I fatti principali sono autentici: la difficile produzione di Psycho, l’opposizione dello studio, il contributo creativo di Alma Reville, le tensioni con la censura e l’enorme successo ottenuto dal film appartengono tutti alla storia del cinema. Attorno a questi elementi vengono costruiti dialoghi, conflitti personali e situazioni che hanno soprattutto la funzione di dare ritmo al racconto.

Questa scelta non rappresenta necessariamente un limite. Il regista Sacha Gervasi non realizza un documentario, ma un’opera che prova a raccontare il lato umano di un personaggio ormai diventato un mito della cultura popolare. Lo stesso Patrick McGilligan, autore di una delle biografie più autorevoli dedicate a Alfred Hitchcock, ha osservato che molte delle scene più spettacolari sono pura invenzione, pur riconoscendo che il regista inglese avrebbe probabilmente apprezzato un film capace di alimentare ulteriormente la propria leggenda.

Chi si chiede se Hitchcock sia tratto da una storia vera può quindi rispondere affermativamente, a patto di distinguere i fatti storici dalla loro rappresentazione cinematografica. Il film ricostruisce un momento realmente esistito nella carriera di Alfred Hitchcock, ma preferisce trasformare la cronaca della nascita di Psycho in un racconto sul genio creativo, sul matrimonio e sul prezzo da pagare per realizzare un’opera destinata a cambiare per sempre la storia del cinema.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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