Mission: Impossible – Rogue Nation (qui la recensione) del 2015, diretto da Christopher McQuarrie, rappresenta il quinto capitolo della longeva saga action inaugurata nel 1996. Inserito in una fase di piena maturità del franchise, il film consolida l’identità spettacolare della serie e al tempo stesso ne rafforza la coerenza narrativa interna. Dopo la dimensione più tecnologica e adrenalinica del capitolo precedente, questa nuova missione riporta al centro l’idea di spionaggio classico, con infiltrazioni, doppi giochi e organizzazioni segrete che mettono in crisi l’esistenza stessa dell’IMF.
Al centro rimane Ethan Hunt, interpretato da Tom Cruise, qui impegnato contro il Sindacato, una rete terroristica internazionale speculare all’IMF. Il film amplia la mitologia della saga introducendo Ilsa Faust, figura ambigua e stratificata che ridefinisce le dinamiche relazionali del protagonista. Mission: Impossible – Rogue Nation aggiunge profondità ai rapporti tra Hunt, Benji, Luther e Brandt, sottolineando il valore della lealtà in un contesto in cui le istituzioni governative mettono in discussione l’operato dell’agenzia. La minaccia non è più solo esterna ma anche politica e strutturale.
Questo capitolo segna inoltre un punto di svolta per il futuro del franchise, inaugurando la collaborazione stabile tra Cruise e McQuarrie e impostando un arco narrativo più continuativo tra un film e l’altro. L’introduzione del Sindacato e del suo leader Solomon Lane apre una linea di conflitto destinata a svilupparsi nei capitoli successivi, rafforzando la dimensione seriale della saga. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale, analizzando come la conclusione ridefinisca equilibri, alleanze e prospettive future dell’universo di Mission: Impossible.

La trama di Mission: Impossible – Rogue Nation
Nel nuovo film, l’agente dell’MF Ethan Hunt è alle prese con una nuova missione. Dopo essere venuto a conoscenza dell’acquisto di gas nervino da parte di un gruppo di terroristi, si mette sulle loro tracce, venendo a conoscenza dell’attività criminale internazionale chiamata il Sindacato. Non si tratta però di una semplice organizzazione, bensì un gruppo addestrato di spie rinnegate che hanno intenzione di riscattarsi creando un nuovo programma che intimorisca la civiltà. Hunt raduna dunque una nuova squadra servendosi dell’aiuto del collega William Brendt e della spia Isla Faust. Potrà inoltre fare affidamento su Benji Dunn, già suo compagno di avventure in passato.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di Mission: Impossible – Rogue Nation, la tensione converge su Londra, dove Ethan accetta di consegnarsi a Solomon Lane pur di salvare Benji, tenuto in ostaggio con un ordigno collegato a un sistema di controllo remoto. Dopo aver smascherato il coinvolgimento occulto dell’MI6 nella nascita del Sindacato e aver distrutto i dati contenenti l’accesso ai fondi miliardari, Ethan si presenta all’incontro decisivo. Mentre Benji riesce a liberarsi, prende avvio un inseguimento tra le sale e i corridoi della Torre di Londra, trasformando lo scontro finale in una caccia serrata tra predatore e preda.
Il confronto culmina quando Ethan riesce ad attirare Lane in una cella di vetro antiproiettile, intrappolandolo con un piano che ribalta l’intera strategia del nemico. Lane viene neutralizzato con il gas, mentre Ilsa elimina Vinter, chiudendo i conti con la componente più brutale del Sindacato. La minaccia viene così smantellata senza distruzioni su larga scala, attraverso astuzia e coordinazione. Successivamente, Alan Hunley testimonia davanti al Senato, riformulando gli eventi come parte di un’operazione più ampia e ottenendo il ripristino dell’IMF, con una nuova leadership istituzionale.

Il finale porta a compimento il tema della fiducia in un contesto dominato dal sospetto. Ethan sceglie di rischiare la propria libertà e la propria vita per salvare un membro della squadra, ribadendo che l’IMF esiste prima di tutto come comunità di individui legati da lealtà reciproca. L’intrappolamento di Lane in una gabbia trasparente assume valore simbolico, poiché il potere occulto del Sindacato viene esposto e privato della sua invisibilità. La vittoria non dipende dalla forza bruta, ma dalla capacità di anticipare le mosse dell’avversario.
La distruzione dei dati relativi ai fondi segreti evidenzia un ulteriore aspetto tematico legato alla responsabilità. Ethan rinuncia a un’arma potenzialmente decisiva pur di impedire che venga usata per alimentare nuovi conflitti. In questo modo il film riafferma una visione etica dell’azione clandestina, in cui l’obiettivo non è accumulare potere ma ristabilire equilibrio. Anche la riabilitazione dell’IMF suggerisce che le istituzioni possono essere corrette dall’interno quando individui determinati ne dimostrano l’utilità concreta attraverso risultati verificabili.
Il messaggio conclusivo riguarda il valore della coesione e della fiducia in un mondo di strutture fragili e ambigue. La squadra di Ethan dimostra che competenza e solidarietà possono prevalere su apparati burocratici e reti terroristiche globali. La nomina di Hunley a nuovo segretario dell’IMF apre a una fase di maggiore collaborazione istituzionale, mentre la cattura di Lane non chiude definitivamente la minaccia, lasciando spazio a sviluppi futuri. Il film anticipa così i capitoli successivi in cui le conseguenze del Sindacato continueranno a influenzare il destino della saga.

