Sentimental Value, la spiegazione del finale: cosa significa quella scena finale del film

ATTENZIONE, l'articolo contiene SPOILER

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Il finale di Sentimental Value accompagna lo spettatore verso una chiusura malinconica ma profondamente umana, in perfetta coerenza con il tono sommesso e stratificato del film. Atteso come uno dei titoli più solidi della stagione dei premi e potenziale protagonista alla 98ª edizione degli Academy Awards, Sentimental Value è un’opera che parla di trauma, memoria e legami familiari senza mai ricorrere a spiegazioni facili o soluzioni consolatorie.

Al centro della storia c’è Gustav (Stellan Skarsgård), un regista affermato che tenta di ricucire il rapporto con le figlie attraverso l’unico linguaggio che conosce davvero: il cinema. Il suo nuovo film diventa così un gesto intimo e rischioso, un tentativo di dialogo mascherato da progetto artistico. Il finale non ribalta il senso del racconto, ma lo completa in modo silenzioso, lasciando che siano i personaggi — e non le parole — a dire ciò che conta.

L’ultima ripresa del film di Gustav e il senso della scena finale

L’epilogo di Sentimental Value (la nostra recensione) ruota attorno alle riprese del film che Gustav sta realizzando all’interno della narrazione. Per tutta la durata dell’opera, lo vediamo lavorare ossessivamente a questa sceneggiatura, ispirata alla madre e al suo suicidio, anche se lui stesso rifiuta di ammetterlo apertamente. Il testo è pensato per Nora, la figlia maggiore, attrice di talento ma emotivamente fragile, con cui Gustav ha un rapporto segnato da distanza, incomprensioni e colpe mai elaborate.

Quando Nora e la sorella Agnes leggono finalmente la sceneggiatura, restano colpite non tanto dal contenuto esplicito, quanto dalla vulnerabilità che traspare tra le righe. È in quel momento che emerge una delle fratture più dolorose: Gustav non sa che Nora, in passato, ha tentato il suicidio. Questa rivelazione indiretta non produce uno scontro, ma rafforza il legame tra le due sorelle e permette a Nora di guardare il padre con uno sguardo nuovo, meno difensivo.

La scelta di Nora di accettare il ruolo nel film è quindi tutt’altro che professionale: è un atto emotivo, quasi terapeutico. Non a caso, per gran parte del film Gustav cerca di modellare il personaggio attraverso l’attrice Rachel Kemp, proiettando su di lei l’immagine idealizzata della figlia. Rachel, però, intuisce progressivamente di essere un surrogato e costringe Gustav ad affrontare la verità: quel ruolo non può che essere interpretato da Nora.

La scena finale ripaga questa tensione. Il film si chiude con una lunga inquadratura sul set, una ripresa estesa e priva di enfasi, in cui Nora interpreta finalmente il ruolo principale. Gustav la osserva, e tra i due si stabilisce un contatto silenzioso, uno scambio di sguardi che vale più di qualsiasi riconciliazione esplicita. È un momento catartico non perché risolva il passato, ma perché lo rende condivisibile.

Perché il film non spiega mai il suicidio della madre di Gustav

Renate Reinsve in Sentimental Value

Uno degli aspetti più rilevanti di Sentimental Value è la scelta di non chiarire mai le ragioni del suicidio della madre di Gustav. Il film suggerisce diverse possibilità — la depressione, il trauma della guerra, le torture subite durante l’occupazione nazista — ma rifiuta deliberatamente una spiegazione definitiva.

Quando Rachel chiede a Gustav quale sia la motivazione dell’atto, lui risponde che non sta facendo un film su sua madre. La contraddizione è evidente, ma significativa. Per Gustav, il punto non è comprendere razionalmente il gesto, bensì convivere con la sua eredità emotiva. Il cinema, in questo senso, diventa uno spazio di elaborazione, non di chiarimento.

Questa scelta si riflette anche nel rapporto con Agnes e con suo figlio Erik. Gustav desidera coinvolgerli nel film, come se l’arte potesse diventare un ponte tra generazioni. Ma Agnes gli ricorda che, da bambina, recitare per lui era stato uno dei pochi momenti in cui lo aveva sentito davvero presente. Il film suggerisce così che Gustav ha sempre usato l’arte come unico canale di apertura emotiva, spesso a scapito di una comunicazione più diretta.

Il vero significato di Sentimental Value

Stellan Skarsgård e Renate Reinsve in sentimental value

Il senso profondo di Sentimental Value risiede nel potere ambivalente dell’arte. Da un lato, il cinema permette ai personaggi di esprimere ciò che non riescono a dire; dall’altro, rischia di diventare un rifugio che sostituisce il confronto reale. Nora, all’inizio del film, è una figura alla deriva: intrappolata in una relazione sbagliata, soggetta a crisi di panico, consapevole dei propri limiti ma incapace di reagire.

Leggere la sceneggiatura del padre e accettare di interpretarla la costringe a fare i conti con se stessa, con il suo passato e con il tentativo di suicidio che aveva sempre tenuto ai margini del discorso. Attraverso la performance, Nora riesce a dare forma a un dolore che fino a quel momento era rimasto informe.

Il film si chiude senza proclami, con uno sguardo condiviso sul set. Non è una riconciliazione totale, né una guarigione definitiva. È piuttosto il riconoscimento reciproco di una ferita comune e della possibilità, fragile ma reale, di guardarla insieme. In questo sta la forza di Sentimental Value: nel raccontare come l’empatia non cancelli il passato, ma possa renderlo finalmente abitabile.

Redazione
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