Al cinema Barberini di Roma per presentare l’ultimo lavoro di Raffaele Verzillo, una commedia che si sviluppa tra Chiesa e mondo secolare coniugando sport e fede attraverso un’originale intuizione, interviene lo stesso regista, assieme a una nutrita rappresentanza del cast, sia tecnico che artistico.

Come avete realizzato il film? Non mi pare ci sia stato un coinvolgimento del Vaticano, ma come siete riusciti a mantenere l’equilibrio tra commedia e doveroso rispetto verso un’istituzione come la Chiesa?

Raffaele Verzillo: “Quando con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola abbiamo iniziato a lavorare al soggetto, non ci siamo posti il problema di questo coinvolgimento. Poi, proseguendo nella realizzazione (…)  e avendo bisogno di stemmi, bandiere, permessi, ci siamo detti che bisognava interessare il Vaticano. (…) Ci siamo chiesti, date alcune situazioni presenti nel film, come si sarebbe posto. Abbiamo interessato i primi tra i nostri consulenti, che si sono dimostrati persone estremamente serene davanti al progetto. Ad alcuni sacerdoti (Don Giulio Della Vite e Don Franco Camaldo) abbiamo sottoposto la sceneggiatura.

Salvatore De Mola, sceneggiatore del film assieme a Verzillo e Corona ci tiene a sottolineare: “La nostra sceneggiatura non ha in alcun modo avuto influenze o filtri esterni. Non vorrei si pensasse che siamo stati etero diretti. Solo dopo che il film è stato fatto e finito, abbiamo avuto dei consulenti, ma questo nel nostro mestiere è normale.

Monsignor Della Vite, presente in sala, ha delle osservazioni sul film e chiarisce la sua visione della collaborazione tra cast e consulenti ecclesiastici: “Quando qualcuno finalmente parla bene della Chiesa, non si può che plaudire. Di essa si guardano, perché ci sono purtroppo, angoli ombrosi. Ma ci sono anche tantissime pareti di luce. Sono felicissimo che questo film le recuperi. (…) Grazie per aver mostrato questo lato della Chiesa che c’è, che vive sui 100 metri della quotidianità. Il Vaticano non può che sorridere compiaciuto. Non abbiamo dovuto suggerire nulla, abbiamo solamente accettato un prodotto autonomo, che è stato visto alla fine, solo con qualche indicazione.

Michele Politi di Scripta, che produce la pellicola assieme a Rai Cinema: “Questa è la prima produzione di Scripta, una giovane società anche se composta da persone che lavorano nel settore da una vita (tra cui lo stesso Verzillo). Abbiamo grande voglia di lavorare in Italia e all’estero e progetti ambiziosi. Questo in particolare ha trovato persone illuminate (…), che ci hanno dato (…) supporto materiale, ma soprattutto una collaborazione vera all’ideazione del film, alla produzione, dal primo momento fino ad oggi. (…) Ringraziamo quindi Paolo Del Brocco e tutta la struttura di Rai Cinema (…). Ce l’abbiamo messa tutta, (…) e abbiamo avuto anche una grossa collaborazione da parte del Vaticano per quanto riguarda l’aspetto di consulenza e rispetto di una serie di temi essenziali per noi e che andavano trattati nel modo giusto. Però questo è un film assolutamente indipendente, che Scripta e Rai Cinema hanno voluto e realizzato in maniera autonoma, senza nessun tipo di condizionamento.

Paolo Del Brocco di Rai Cinema: “Siamo molto felici dello sviluppo di nuove società produttive. (…) Ci ha colpito molto una storia fresca e divertente, che mette in campo una platea di attori molto ampia rispetto alle solite commedie.

Potete dirci qualcosa sul rapporto tra Chiesa e sport presente nel film, in momento un po’ delicato per entrambi i settori?

R. V.: “Il fatto che ci occupiamo di Chiesa e sport proprio in un momento delicato per entrambe, non è stato voluto da noi. (…) Abbiamo fatto una commedia che racconta una storia, prescindendo dal momento che stanno vivendo lo sport e la Chiesa, e mette al  centro due parametri spirituali molto forti: la religione e lo sport, che si coniugano. Ci sono molte similitudini tra le due materie, come vediamo nel film (…). È un lavoro che va goduto in quanto storia a sé.

Avete usato effetti speciali e ricostruzioni degli ambienti vaticani?

R. V.: “Abbiamo dovuto ricostruire varie cose e abbiamo usato tantissimi effetti digitali. C’è stato un grande impegno. Ci sono circa 135 sequenze in digitale. (…) In parte si tratta di ricostruzioni necessarie (la Colombia, il Brasile, l’Africa), perché non ci potevamo allontanare dall’Italia. La seconda parte riguarda il (…) Vaticano. Volevamo dare l’idea che questa squadra fosse “reclusa” in Vaticano. (…). Ma lì non esiste un campo d’atletica come si vede nel film. Lo abbiamo ricostruito a Caracalla. (…) Poi c’è il 3d della cupola; nella fase del viaggio c’è la parte, per così dire, cartoon. Ci siamo divertiti a fare questo esperimento di commistione di generi (…). Poi c’è l’ospitalità della Regione Puglia, dove abbiamo girato.

Il film è stato realizzato prima o dopo Habemus Papam? Ci sono state influenze?

R. V.: “E’ stata una convergenza parallela: mentre scrivevamo è uscito il film di Moretti, ma noi tre (sceneggiatori ndr) non lo abbiamo voluto vedere, proprio per paura di influenze. (…) Comunque sono due film molto distanti”.

Il recupero dei valori che traspare dal film era un vostro obiettivo? Avete pensato alla grande responsabilità che vi siete assunti recuperando questo tipo di linguaggio?

R. V.: Abbiamo voluto recuperare un po’ la commedia anni ’50, non fare quello che molti miei colleghi già fanno. Il film è declinato in quel modo e noi avremmo sbagliato il film se avessimo fatto qualcosa di diverso”.

Quali modelli avete avuto, se ne avete avuti, nel realizzare questo film?

R. V.: “Non sono stati modelli di tipo sportivo, ma di commedia. Siamo partiti da L’armata Brancaleone e da Full Monty. (…) Era molto più forte la gioia del gruppo, rispetto all’evento sportivo, ed è stato questo che ci ha guidato.

Jordi Mollà, ci parli del suo personaggio, Mario, e del rapporto con il figlio Tommaso. Inoltre, da spagnolo, come vede il rapporto tra Chiesa e sport?

Jordi Mollà, che interpreta l’ex campione Guarrazzi: “Mario Guarrazzi è un uomo che non è arrivato dove voleva, (…) ha perso il suo treno, la sua occasione, ora può fare solo l’allenatore (…). Come tanti genitori, proietta su suo figlio quello che non ha potuto avere. È un uomo comico nella sua disperazione, anche nel rapporto con Angelo (Mons. Angelo Paolillo/Domenico Fortunato ndr). Ma pian piano si scioglie e guarda sempre di più agli  occhi del figlio. (…) Il bello del film è che non ha come imperativo quello di far ridere in ogni momento. Piuttosto è un film di sorriso.” E sul rapporto Chiesa-sport: “Ci sono molti parallelismi tra Chiesa e sport (…). L’atleta è in costante attesa e speranza e mette tutto ciò che può al servizio di un obiettivo. (…) E’ un percorso che dura tutta la vita e va verso una direzione,  come accade nella vita di un uomo di Chiesa. Sono come due linee rette che vanno verso un medesimo punto: il trionfo e la gloria, parole che si possono usare per tutti e due i campi.

Lorenzo Richelmy, che interpreta Tommaso Guarrazzi, atleta e figlio dell’ex campione Mario, come si è preparato per interpretare in maniera credibile il centometrista?

Lorenzo Richelmy: “La preparazione è stata intensa e complicata per entrambi gli aspetti. Dovevo essere credibile come velocista, ma anche come giovane seminarista. (…) Non pensavo che la corsa fosse una disciplina così complicata. Mi hanno affiancato un grande ex campione, Maurizio Mercuri, che mi ha dato lezioni. Così ho potuto studiare la tecnica (…) Amo lo sport e mi ci sono messo di buona lena. È stato fisicamente difficile, ma non tanto mentalmente. (…). Per quanto riguarda il ruolo del seminarista, all’inizio ho sentito il peso, la responsabilità di interpretarlo. Poi il peso si è sciolto molto facilmente. Il ruolo di Tommaso racchiude il nucleo del film: la genuinità, la semplicità, l’onestà che secondo me questo personaggio doveva restituire al pubblico. Quindi, è stato bello togliere ogni tipo di malizia nell’avvicinarmi a lui, essere aperto e sereno.”

Domenico Fortunato, che veste i panni di Monsignor Paolillo, e Giulia Bevilacqua, sua sorella Marcella, come avete lavorato alla  costruzione di questo rapporto tra fratelli?

Domenico Fortunato: “(…) Quando Raffaele mi ha proposto questo ruolo brillante sono stato contentissimo. Ci conosciamo da vent’anni e lui ha sempre creduto nel mio talento comico. Mi sono divertito tantissimo (…), l’ho vissuto giocando. (…) Io ho due sorelle con cui ho un rapporto vivacissimo, molto dialettico. Lo stesso tipo di rapporto è nato con Giulia il giorno del provino. (…) Lei si è presentata come Marcella, chiedendomi se io ero Angelo (…) e siamo andati avanti così, all’unisono. (…) Alla fine della scena abbiamo cambiato i nomi dei personaggi coi nostri. Io ho detto a Raffaele che mi ero trovato benissimo con Giulia”.

Giulia Bevilacqua: “Con Domenico, in effetti, si è creato un rapporto molto bello fin dal provino, simbiotico. Ci siamo subito sentiti affini. Il nostro rapporto funziona molto perché abbiamo giocato anche sulle nostre corde. (…) Inoltre, abbiamo avuto la libertà di improvvisare.

Com’è venuta l’idea di affidare il ruolo più comico a Colangeli, che di solito interpreta parti drammatiche?

R. V.: “ E’ stata un’idea della nostra casting, Rita Forzano, che mi ha fatto notare come Giorgio fosse bravo anche a fare la commedia. Io non avevo preclusioni di sorta, come si vede dal cast.

Giorgio Colangeli: “Del lavoro dell’attore ho una concezione quasi infantile: è il mestiere che ti dà l’opportunità di fare tutto quello che vedi fare agli altri, per un periodo abbastanza breve, per cui non  ti scocci (…). Così mi sono tolto anche la soddisfazione di fare il fisioterapista. Avevo fatto un corso di massaggio cinese in passato, tra l’altro (…). Ho avuto grande piacere a lavorare con Verzillo. Non ero proprio sicuro di poter funzionare: ho fatto tanto teatro brillante, sapevo di poter essere divertente, ma la responsabilità del comico, della battuta in un film che vuole essere d’intrattenimento mi pesava un po’, poteva essere troppo. Raffaele mi ha rassicurato e dato fiducia, consentendomi di andare sereno sul set e divertirmi”.

Anche agli altri attori, raccontateci un po’ quest’esperienza

Luis Molteni, che veste i panni dell’assillante imprenditore Montolina: “Gli industriali come quello che interpreto, come sapete, sono un po’ invadenti ed io mi sono trovato benissimo nei suoi panni. Conoscevo già Raffaele Verzillo, che mi aveva diretto in Animanera. Mi è piaciuto moltissimo il soggetto di 100 metri dal Paradiso e quindi gli ho chiesto se per me, che sono il suo “attore feticcio” – ride – non ci fosse una parte anche in questo film”.

Mariano Rigillo (il Cardinale Rosati nel film): “Questo film mi ha consentito di recuperare parte della mia infanzia e adolescenza. Tutti da ragazzi abbiamo giocato a calcio e abbiamo fatto “gli atleti”. C’è stato anche il rischio che io entrassi in seminario. Quindi ho recuperato tutto questo periodo. (…) Col mio personaggio bisognava proporre una Chiesa più attenta a guardare avanti (…). Trovo poi che il film abbia un buon equilibrio nelle tematiche proposte. È giusto oggi cominciare a riflettere su quell’aspetto della Chiesa che non sempre ci è chiaro. Ad esempio, Gennaro Silvestro interpreta un personaggio di prete di strada che noi spesso trascuriamo.

Infine, interviene il fotografo Blasco Giurato: “Sono stato coinvolto in questo progetto (…) perché avevano consigliato a Raffaele di farsi affiancare da un esperto. L’idea era che io facessi un po’ da supporto, da guida a un regista (…) non ancora collaudato. Quest’esperienza si è completamente invertita: è stato lui a guidare me. Ho trovato finalmente, dopo un po’ di tempo, lo spirito che avevamo quando si faceva i veri film in Italia. Lo ringrazio per avermi dato l’opportunità di rivivere quel tipo di esperienza”.

La pellicola, prodotta da Scripta e Rai Cinema e distribuita da 01 Distribution, sarà nelle sale da venerdì 11 maggio in 150 copie.