Nell’incantevole cornice dell’Hotel Eden a Roma, si è svolta questa mattina l’attesissima conferenza stampa del film “Predators” diretto da Nimród Antal e prodotto da Robert Rodriguez. A presentare il lavoro è arrivato nella capitale l’attore premio Oscar per “Il Pianista”, Adrien Brody, interprete della pellicola insieme, fra gli altri, a Laurence Fishburne.


Dopo un Buongiorno e un bel sorriso, da subito l’attore con disinvoltura e spensieratezza  ha introdotto quello che per lui è stata l’esperienza di interpretare questo ruolo: “Ogni ruolo rappresenta una sfida, bisogna essere capaci di non porre limiti al proprio lavoro. Io mi sono interessato a questo progetto perché trovavo che rispetto agli odierni film fantascientifici ci fosse una maggiore attenzione ai contenuti, e che io in particolar modo potessi rendere il mio personaggio più significativo e meno banalizzato rispetto ai soliti cliché del film d’azione”. Continua Adrien Brody: “ Il mio è sicuramente un personaggio cattivo, e nello stesso tempo un solitario che si trova catapultato in un universo che non conosce perché fino a quel momento è sempre stato lui il “cacciatore”. È proprio questo lo snodo principale che fa differire questa versione del mitico alieno da quella del 1987 interpretata da Arnold Schwarzenegger e diretta da John McTiernan: sono gli esseri umani ad essere catapultati nel mondo alieno e non viceversa.

Da quello che si riesce a decifrare, è senza dubbio il  concetto chiaro di Brody, ovvero quello di interpretare un eroe cattivo, lasciandosi dietro tutti  quei personaggi/eroi  buonisti dei quali è piena la storia del cinema. Dai suoi commenti viene fuori un eroe alternativo, scomodo e raro.

Alle insistenti domande dei giornalisti sulle vicende legate al regista Roman Polanski, che aveva diretto l’attore in Il Pianista, prova che gli valse l’Oscar per la migliore interpretazionee Brody si rifiuta di dare alcun tipo di parere, sbilanciandosi solo su brevi commenti sulla sua esperienza con Polanski: “Non ci sono tanti film a quel livello, specialmente per un attore. C’è pochissimo materiale che ti parli così intensamente. Devo dire di essere stato molto fortunato e di essermi imbattuto in molti ruoli interessanti, ho avuto la libertà di rischiare e sperimentare, avuta anche grazie alla popolarità e ai riconoscimenti ottenuti con quel film: ma quel tipo di impegno, peso e responsabilità rimane imbattuto.”
L’attore poi senza imbarazzo ha confidato alla platea curiosità interessanti: “Non sono certo l’attore che il pubblico o la Fox poteva immaginare in prima battuta come successore di Arnold Schwarzenegger,” ha esordito. “Ma io sono stato un fan di film di questo genere per molto tempo. Indubbiamente devi impegnarti molto, per affrontare ruoli così diversi, e anche la mia trasformazione fisica ha richiesto una grande disciplina. Ma quello che volevo soprattutto creare era qualcosa di meno superficiale di quello che Hollywood normalmente permette che esista nei film d’azione. Volevo che il personaggio fosse eroico anche se in realtà è un cattivo, è moralmente ambiguo: questa è stata la vera sfida. Quel che è interessante del film è che mette personaggi che sono predatori nella loro vita in una situazione che li costringe a essere prede. È una sorta di contrappasso, gli fa capire cosa significa essere più deboli, essere le vittime.” Aggiungendo successivamente come sia stato stimolante  girare tutta la prima parte del film  in una vera giungla alle isole Hawaii: “Ci sentivamo veramente delle prede in un universo sconosciuto, con l’istinto di sopravivenza. Nella seconda parte, invece, girata interamente negli studios di Rodriguez, è stato ricreato il tutto nei minimi dettagli, e devo ammettere che è stato un piacere lavorare con così tante persone appassionate del genere cinematografico in questione, che mettevano dedizione e passionalità in ogni cosa”.

In chiusura di conferenza stampa è d’obbligo una domanda sul suo rapporto con il regista Roman Polanski. Brody mette le mani avanti dichiarando che non avrebbe parlato dell’attuale situazione del regista:“Mi astengo dal fare dei commenti sulle sue vicende personali. Posso solo dire che lavorare con lui mi ha permesso di maturare moltissimo. Gli sono grato per l’esperienza che mi ha concesso di fare, e non lo ringrazierò mai abbastanza.

Non abbiamo mai parlato in maniera precisa di una nuova collaborazione, ma se dovesse capitare ne sarei oltremodo felice”. Inoltre ha poi commentato l’idea di non abbandonarsi completamente ad un massiccio uso di effetti speciali, andando controcorrente: “Se crei una storia avvincente e personaggi credibili, riesci comunque a conquistare il pubblico. L’estetica contemporanea, infatti, serve a rendere interessante da vedere quello che interessante non è. Ho ammirato molto il tentativo di Rodriguez e Antal di tornare indietro ad uno stile cinematografico che ha la capacità di interagire con te a livelli più profondi. Io ad esempio volevo comunicare la solitudine e la disperazione insita nella condizione di sopravvissuto. Il film è d’intrattenimento, ma io volevo che il personaggio fosse dark.”