Cominciato il tour europeo del cast di The Bourne Legacy, così come promesso Edward Norton e il protagonista Jeremy Renner sono intervenuti, insieme al regista e sceneggiatore del film Tony Gilroy, alla conferenza stampa di questa mattina. Il montaggio del film è stato ultimato da pochissimo, quindi la stampa italiana ha potuto vedere solo poche sequenze del film, per farsi un’idea del prodotto. “Ci dispiace che non abbiate potuto vedere tutto il nostro film” ha detto Gilroy, che è stato senza dubbio il più posato tra gli ospiti, dal momento che Renner e Norton sono balzati sul palchetto come vere e proprie rockstar, accolti dal caloroso applauso della stampa.

 

Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo Bourne?

T.G.: “Vi posso dire che in The Bourne Legacy ci saranno molte cose familiari per i fan: l’azione, i viaggi, gli spostamenti, le lotte. Però ci saranno anche molte cose nuove, diverse. Abbiamo cercato anche di esplorare territori etici e morali inesplorati. E il problema che affligge il protagonista, Aaron Cross (interpretato da Jeremy Renner), è altrettanto fondamentale ma molto diverso da quello di Jason Bourne.”

-Che differenza c’è tra l’Agente Bourne e questo Aaron Cross?

J.R.: “Jason Bourne cercava di capire chi fosse,” aggiunge, “mentre Aaron sa benissimo chi è. Lui, però, vuole far parte di qualcosa, vuole una ragione per alzarsi la mattina. Vuole uno scopo, come moltissimi di noi.”

E’ stato poi il turno di Edward Norton che, alla vigilia dell’evento, ha tenuto un po’ tutti (ufficio stampa e giornalisti) sulle spine: è noto infatti, oltre che per la sua grande bravura, per il suo caratteraccio. A differenza delle aspettative Edward è stato cordiale e d esaustivo, regalandoci risposte intelligenti e riflessive. “Ogni volta che entri in un franchise così lungo ti chiedi il motivo per cui debba andare avanti,- ha detto Norton – Era grande fan del franchise e il fatto che, dopo tre film, Tony fosse ancora interessato mi ha convinto a partecipare. Mi ha impressionato come ha usato questa storia per immergersi in aspetti importanti per il mondo, in aree grigie della morale che mi interessano molto. Il mio personaggio è quello del villain, ma lo è in modo insolito: lui vede sé stesso come un cattivo, è uno che vive di sfumature. Lui, come il personaggio di Jeremy, e come quello di Rachel Weisz (protagonista femminile del film, n.d.r.), crede nell’idea di servire un bene superiore e ha fatto compromessi per questo, accettando di compiere gesti che tradizionalmente non verrebbero definiti come ‘buoni’ o  ‘giusti’. Tutti loro si danno giustificazioni nel nome di un bene superiore, e queste razionalizzazioni sono comunissime nel nostro mondo. Credo che la caratteristica principale di tutta questa serie è che racconta un mondo molto reale e plausibile, un mondo che lo spettatore sente circondarlo veramente, e che lo spaventa un po’.”

-C’è un rinnovamento della saga rispetto agli altri film?

T.G.: “Abbiamo fatto quello che la Marvel ha fatto per Spiderman, abbiamo rinnovato ma ci siamo comunque collegati alla trilogia precedente. C’è addirittura una telefonata nel film che avviene nel terzo film di Bourne con Matt Damon. Nei primi 15 minuti del nostro film, per intenderci, ci sovrapponiamo con la storyline di The Bourne Ultimatum.”

-Qual è il personaggio che ha preferito interpretare?

E.N.: “Penso che ogni attore sia attirato da personaggi complessi, ed è verissimo per me. Penso che le esperienze migliori e più soddisfacenti della mia carriera abbiano riguardato personaggi che si muovevano con difficoltà tra paradossi, che erano contradditori, sfuggivano alle etichette. Credo che questo sia quello che rende interessanti gli esseri umani, i personaggi e questo personaggio.”

-Quanto ci è voluto per trovare il giusto Aaron Croos?

T.G.: “Ci è voluto del tempo per trovare un personaggio che facesse valere la pena di compiere tutta questa fatica: ma quando l’ho messo a fuoco, quando ho iniziato a delineare Aaron Cross, ecco che le cose hanno davvero cominciato ad interessarmi.”

-Come si è preparato al ruolo?

J.R.: “Ho fatto tanto stretching. E poi ancora stretching. Per non farmi male. Scherzi a parte, la preparazione fisica è stata molto dura: il mio reale coinvolgimento fisico nelle scene era fondamentale per la credibilità di tutta la serie.”