Casey Affleck Light of My Life

Dopo il premio Oscar vinto per la sua interpretazione nel film Manchester by the sea, Casey Affleck si cimenta come regista con il film Light of My Life, da lui anche scritto e interpretato. Questa è la prima opera di fiction per Affleck, che nel 2010 aveva invece diretto il mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui!.

Presentato nella cornice di Alice nella Città, sezione parallela della Festa del Cinema di Roma, il film ha per protagonisti lo stesso Affleck e la giovane Anna Pniowsky, padre e figlia in cerca di protezione in un mondo post-pandemico dove il genere femminile si è quasi del tutto estinto, riducendo gli uomini a esseri istintivi e brutali. Dopo il passaggio alla Festa del Cinema, l’arrivo nelle sale è fissato al 21 novembre.

Affleck apre la conferenza stampa ricordando il modo in cui il film ha preso forma, “con una fiaba della buonanotte che parla di coloro che non vengono scelti, che rimangono ai margini. È la prima cosa che ho scritto del film. Poi tutto il resto ha preso vita da qui. Mi interessava capire la società, le sue scelte, il fatto che alcune cose vengono lasciate fuori. Da lì la storia del film è cresciuta, si è sviluppata, e infine si è ricollegata alla favola di inizio film. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura dopo essere diventato padre, quindi è stato quasi naturale iniziare con una storia della buonanotte, che abitualmente raccontavo ai miei figli. E con loro nella mia vita mi sono reso conto di quanto sia forte l’istinto di volerli proteggere dai pericoli del mondo, e quando non possiamo proteggerli cerchiamo di prepararli affinché possano proteggersi da soli.”

Il vero cuore del film, come dichiarato da Affleck, è tuttavia il personaggio della figlia di nome Rag, interpretata dall’esordiente Anna Pniowksy. “Per diventare Rag, per calarmi nei suoi panni, mi sono innanzitutto tagliata i capelli, cosa tutt’altro che indolore. Nel film il padre cerca di proteggere la figlia nascondendo la sua femminilità, e quello è il primo gesto che viene spontaneo compiere. Poi ho semplicemente cercato di mettere un po’ di me stessa nel personaggio, cercare con l’immaginazione di capire cosa si potesse provare in un contesto come quello del film. È stata la miglior esperienza possibile per iniziare la mia carriera, e recitare è davvero una passione che aspiro a coltivare nel mio futuro.” 

“Anna è uno dei rari attori che ti fa davvero chiedere cosa le stia passando per la testa, – afferma Affleck – indipendentemente da ciò che stia dicendo o facendo. Ha una presenza reale, ascolta attentamente e pensa profondamente a ciò che sta accadendo nella scena come se le stesse accadendo realmente. È andata oltre le mie aspettative”. 

Light of My Life, la recensione del film

Continuando a parlare del film, il regista ne sviscera i contenuti, arrivando a parlare del suo significato più profondo. “Anni fa girai un film intitolato Gerry, diretto da Gus Van Sant. Più volte durante le pause sul set gli chiedevo quale fosse il senso del film, ma lui mi rispondeva sempre che dovevamo lasciare che i temi emergessero da soli, senza che noi li manipolassimo. Questo mi è tornato in mente mentre scrivevo Light of My Life. Quando avevo ormai tante scene scritte, mi sono chiesto che cosa volessi realizzare, e a quel punto mi ricordai delle sue parole. Continuai allora a scrivere senza pormi freni, a inserire tanti dialoghi su cose che avrei voluto dire ai miei figli, su cose che avrei voluto che loro dicessero a me, e piano piano mi rendevo conto che il nucleo del film emergeva da sé. Ho scoperto io per primo che parla del saper lasciare andare, cosa che il protagonista impara grazie a sua figlia.”

L’attore parla poi dell’Oscar recentemente vinto, affermando che “non mi ha cambiato in nessuno modo. È bello essere premiati per il proprio lavoro, ma la cosa importante per me era lavorare con i miei amici e farlo al meglio, non mi interessava fare un film per andare a caccia di premi.” 

“Mi piace l’aspetto della regia, e sono invogliato a continuare, – dichiara poi Affleck – è bello poter raccontare il proprio mondo, le proprie storie. Sono quello che resterà di me dopo di me, quello che lascerò ai miei figli, ma è bello anche poter stare al servizio delle storie altrui, darvi vita, quindi la recitazione continuerà sempre ad essere centrale per me.” 

“Come attore – conclude Affleck – ho sempre avuto la sensazione di non essere al centro delle cose, ma di stare ai margini. Forse è da qui che nasce la mia storia, in cui mi sono identificato da subito, non sentendomi io stesso il prescelto, proprio come gli animali della favola che il mio personaggio racconta a sua figlia. Ho deliberatamente voluto che Anna fosse il centro del film, perché rappresenta le giovani generazioni. I ragazzi di oggi insistono per avere grandi cambiamenti sociali, e non chiedono l’autorizzazione, li attuano da sé, non sono passivi. La storia cambia prospettiva, e questo è un buon messaggio da far arrivare ai giovani.”