Lo Spietato

Prima di essere disponibile sulla piattaforma streaming di Netflix, a partire dal 19 aprile, il film Lo Spietato sarà al cinema in qualità di evento speciale dal 7 al 9 aprile. Diretto da Renato De Maria, regista che ha costruito la sua carriera sulle serie Distretto di polizia e Squadra antimafia, e interpretato da Riccardo Scamarcio, l’opera è un viaggio lungo un quarto di secolo nel mondo della malavita italiana, raccontato attraverso gli occhi di Santo Russo, gangster che si muove nella realtà caleidoscopica e vertiginosa della Milano da bere. Il film è un originale di Netflix, prodotto dalla Bibi Film con Rai Cinema.

Ad aprire la conferenza stampa di presentazione del film, è il regista De Maria, che inizia ad illustrare le basi da cui nasce l’idea per il lungometraggio. “L’idea è nata anni fa dopo aver letto il libro “Manager Calibro 9”, di Luca Fazzo e Piero Colaprico. È una storia nella quale si intrecciavano tre caratteristiche che mi sembravano un’occasione imperdibile per esprimere la mia voglia di cinema.”

Lo Spietato

“La prima, – continua De Maria – è la crime story con il classico andamento di ascesa e discesa di un gangster completamente fuori dagli schemi. La seconda è l’ambientazione nella Milano da bere degli anni ’80. Un’epoca e un luogo che mi appartengono per ragioni autobiografiche e generazionali. E infine il tono comedy del racconto, di un personaggio che non riesce a prendere sul serio nessuno, tantomeno sé stesso.”

A prendere la parola è poi Riccardo Scamarcio, che nel film da voce e corpo al gangster Santo Russo. “Con De Maria ci siamo incontrati circa un anno prima dell’inizio delle riprese.” – ricorda Scamarcio – Renato mi ha dato il copione, spiegandomi il tipo di film che voleva fare, e indicandomi “Quei bravi ragazzi” come esempio di riferimento ideale. Ho letto la sceneggiatura e ho subito voluto farlo. E tutto il film è stato girato con quello slancio, e quell’entusiasmo”

“Il mio personaggio, Santo Russo, – continua Scamarcio – insegue la ricchezza ma anche un riconoscimento sociale che non ha mai avuto. Lo fa alla sua maniera, da gangster che si sente un come un manager, alla pari di Agnelli, il suo mito. Per Santo non è semplicemente una questione di ricchezza, ma anche e soprattutto di stile. Si pensa e si vive uomo raffinato. I mezzi scelti per raggiungere i suoi obietti sono solo un dettaglio, scelte tattiche. Tutto qui.”

Lo Spietato

La parola passa poi al produttore Angelo Barbagallo, che racconta del rapporto produttivo con Netflix. “E’ entrata nel progetto sul finire delle riprese. Non ci sono state richieste creative di alcun tipo da parte loro. Io, che in carriera ho prodotto solitamente film di tipo diverso da questo, questo progetto lo ho affrontato con la voglia di fare un film per il pubblico, senza farmi troppe domande, e con la convinzione che si sarebbe giocato col genere in maniera ironica. E quindi per me è fantastico pensare che dal 190 aprile Lo spietato sarà disponibile a un pubblico potenziale di 150 milioni di abbonati in 190 paesi.”

“Affinché nel film rivivesse un’atmosfera da anni ’80 era necessario impiegare tutto il rigore possibile nella ricostruzione dell’epoca e dei suoi costumi. – conclude il regista, parlando dell’atmosfera del lungometraggio – Inoltre, il film vive sostanzialmente di tre colori: il giallo, il blu e il rosso. Ovvero i colori della furbizia, della potenza e della violenza. Volevo fosse un film colorato, non solo nelle immagini ma specialmente nella costruzione dei personaggi.”