Oliver Stone ha presentato oggi al Taormina Film Festival l’ uncut version del controverso film storico Alexander, la pellicola del 2004 fin’ora uscita in tre differenti versioni. D-  Questo nuovo taglio del film parla finalmente con la voce di Stone?

 
 

La versione del 2004 è stata un insuccesso, ma non potevo rompere il contratto che avevo con la produzione. Le due versione che sono seguite alla prima sono andate alla ricerca dell’intenzione originale. In particolare mi sono concentrato molto sulla seconda parte, quando Alexander torna a casa e la sua vita interiore aumenta di conflittualità. Era un uomo che, come succede ai giorni nostri, voleva andare avanti, sempre avanti, fino a diventare esausto e voler tornare a casa, ma lì dovrà fare i conti con i suoi conflitti  irrisolti.

D- Ha creato tre versioni differenti del film, qual è il compromesso tra esigenze commerciali e artistiche?

Prima di tutto voglio dire che il film, che viene ricordato per aver ricevuto pessime critiche è comunque arrivato primo al box office in 24 paesi. L’ho voluto rimontare perché io non ero soddisfatto. A volte devi continuare e continuare finché il film diventa migliore. E’ stato un lavoro lungo è difficile ma la figura di Alexander mi affascina molto e questo è stato un modo per tentare di rendergli omaggio, cercando di trovare il compromesso tra dramma psicologico,vita interiore e fatti esterni.

D- Come nasce la sua passione per il personaggio?

Ho letto molti libri su di lui da ragazzo.

D-  Il film lavora su molti livelli differenti. La sua uscita nel 2004 ha fatto sì che si creasse un raffronto tra Bush ed il personaggio di Alexander. E’ un paragone voluto?

Ovviamente no, il film anticipa la guerra in Iraq. I libri su Alexander parlano di eventi accaduti duemila anni fa, non sappiamo davvero quali fossero i suoi conflitti interni, aveva sicuramente un rapporto conflittuale con la madre. Anche Bush ha un rapporto conflittuale con un genitore. Bush Junior non ha avuto davvero uno scopo nella vita finché non ha fatto ciò che il padre non aveva avuto tempo di fare, compiere il volere del padre è stata la missione del figlio, il suo scopo di vita. Tutto ciò è un dramma, sono entrambi persone frustrate e solo in questo i due personaggi possono essere accumunati. Per il resto Bush non ha avuto successo e ha portato distruzione, al contrario Alexander è stato un grande generale che ha portato prosperità in quello che era allora tutto il mondo conosciuto. E’ stato l’unico a farlo prima dei romani.

D- Qual è il canale pensato per la distribuzione di questa terza versione del film?

Il film è finalizzato all’uscita in dvd, con una tecnologia innovativa. Ormai è il digitale il futuro.

D- Tarantino  le aveva consegnato lo script di Assassini Nati, qual è il suo rapporto con il regista di Pulp Fiction?

Siamo amici. E’ un artista pieno di talento. Da ragazzo era un grande script- writer, la sceneggiatura che mi aveva consegnato era grande, ma l’abbiamo cambiata molto, è normale, è la natura del film, ci deve essere una collaborazione tra molte figure. Ad ogni modo Quentin è stato pagato bene, ha preso i soldi e poi ha attaccato il film. Ma è normale fa parte del business.

D- Tra i suoi film forse il più citato continua ad essere JFK, perché?

E’ stato un film con un impatto fortissimo. Molti critici l’hanno attaccato senza ragione, ignorando il fatto che fosse un film di finzione non un documentario. Ad ogni modo l’abbiamo fatto usando molte tecniche realistiche, e prima di girarlo c’è stato un grande lavoro di ricerca politica.

D- Tutti i suoi film vanno alla ricerca di un nuovo modo per esprimere le grandi personalità della storia o dei nostri tempi, cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Sto finendo un documentario per la TV. Cerco di unire storia ed intrattenimento. In USA la storia è insegnata male, a senso unico, non c’è una vera riflessione, siamo una società aperta per molti aspetti ma completamente chiusa per altri.

D-  Ravvede una somiglianza tra la figura di Alexander e quella di Gesù?

Non ho mai pensato a relazione tra i due. Il messaggio di Alexander è pre-cristiano. Entrambi sono morti a 33 anni, ma sono due uomini completamente diversi. La figura del conquistatore macedone nasce da un’idea omerica, ad esempio nel mio film quando muori è finita. Anche il suo rapporto con le donne, che per il personaggio è molto importante, è tipico della Grecia omerica, la donna è vista solo come un vaso che l’uomo deve riempire, da ciò ne nasce il conflitto interno più importante della storia, quello di Alexander con la madre. E poi i cristiani non amavano Alessandro, distrussero ciò che lasciò.

D-L’acconciatura di Colin Farrell era tremenda!

Il personaggio era vanitoso, come le star di oggi e amava il colore biondo. Ad ogni modo non posso fare tutti felici. Se gli spettatori si distraggono a pensare ai capelli di Alexander non è colpa mia, io seguo la storia.

D- Avendo scelto sempre soggetti politici per i tuoi film, qual è il tuo rapporto con il cinema politico?

La politica è molto confusa in America, dobbiamo parlarne per far crescere l’America. Fare film politici è difficile, cerco sempre di unire realtà e intrattenimento. Ma il film deve essere visto come il film, senza pensare a ciò che pensa il regista che nella sua dimensione privata di cittadino non conta.

D-  Cosa l’ha spinta ad intraprendere questo mestiere quando era giovane?

Ho cominciato scrivendo una storia a 19 anni, è stata rifiutata ed ho deciso di non scrivere più niente nella mia vita, c’è troppa emozione dentro e l’ambiente della scrittura è snob. Poi ho iniziato con la telecamera e ho visto un altro modo di vedere la realtà. Un produttore italiano, Fernando Ghia, mi ha aiutato molto all’inizio.

Prima di lasciare la sala il controverso regista politico si gira verso la platea ad aggiunge: “Andate a votare per il referendum”.