C’era la squadra della Palantir al completo ieri sera all’Anica, per raccontarci la storia del loro piccolo alieno Wang. Si tratta della società che ha realizzato gli effetti visivi dell’ultimo film dei Manetti Bros, L’arrivo di Wang. Con loro, mattatori dell’incontro c’erano anche i registi in persona, che hanno raccontato con piacere la nascita del progetto e la nascita di Wang, quest’alieno un po’ atipico “goffo, simpatico ma ingannevole” come lo ha definito Simone Silvestri, Supervisore degli effetti visivi e socio fondatore dello studio Palantir (nome che indica il grado di “nerditudine” dei fondatori dell’azienda[1]) assieme a Vito Picchinenna Produttore degli effetti visivi.

Ed è stata proprio la realizzazione di Wang a destare il maggior numero di curiosità. “Le caratteristiche fisiche di Wang – continua Silvestri – erano già presenti in sceneggiatura. Da lì si capisce già che ha delle sembianze simili a quello di un polpo, con tentacoli e cose simili. Per quanto riguarda il suo carattere, ci siamo attenuti alla sceneggiatura, era molto preciso a riguardo”. L’incontro dei Manetti Bros con la Palantir è più che altro una vera e propria amicizia che nasce sui banchi di scuola (tra i Manetti e Vito Picchinenna) e prosegue poi con la condivisione dell’ufficio, “da questa convivenza – spiega Marco Manetti – è nata poi l’idea del film”.

– Il film è ambientato a Roma, che in genere non è una città che viene ‘invasa’ a favore delle capitali americane. Volevate rappresentare Roma? M.M.: “Volevamo raccontare una realtà che conosciamo, per cui Roma era l’unica possibilità. E poi un alieno può atterrare dove gli pare, per cui perché non Roma?

– C’è in voi il ricordo di Un Marziano a Roma di Flaiano? Antonio Manetti: “Sì, nella misura in cui una storia del genere richiama a quell’opera, ma non ci siamo ispirati a quello. Cerchiamo una specie di linea di continuità della fantascienza e l’augurio è quello di continuare ad avvalerci dei talenti in grado si realizzare questi effetti speciali”.  E continua D’Amico: “E’ complicato trovare spazio perché qui in Italia gli effetti speciali non sono ancora ben compresi. Il nostro è un lavoro che si fa con professionalità e impegno, ma soprattutto con passione e speriamo di riuscire a creare una realtà che possa valorizzare il talento”.

– Il finale ricorda vagamente quello de L’ultimo terrestre. Ci avete pensato? M.M.: “Quello era implicito nell’idea di partenza, non abbiamo visto L’ultimo terrestre, per cui non sappiamo dirlo. E’ comunque un finale contro il buonismo, e tutto il film gioca sugli stereotipi dal poliziotto cattivo, alla ragazza colta e politically correct, all’alieno che ‘viene in pace’. Ma la realtà è che ognuno può essere il buono o il cattivo, a seconda dei pensieri e delle azioni che gli appartengono”. Il film è stato girato a Roma, in alcuni locali di una scuola di polizia abbandonata, stesso set usato tra gli altri anche per il recente ACAB.



[1] Il Palantir è, nella mitologia de Il Signore degli Anelli di J.R.R.Tolkien, una pietra veggente della quale esistevano sette esemplari sparsi ai sette angoli del regno dell’Ovest attraverso i quali il Re poteva osservare ogni angolo dei suo Regno. Nel libro ne sopravvive solo uno che viene prima posseduto da Saruman e poi soggiogato da Aragorn.