Venezia 70 Scarlett JohanssonIl corpo di una donna viene recuperato da un misterioso motociclista fuori strada e trascinato su un camion, dove un’aliena, con le medesime sembianze della malcapitata, ne indossa letteralmente le vesti. L’aliena intraprende quindi un viaggio attraverso la Scozia, sfruttando il proprio fisico seducente per adescare uomini soli e non restituirli mai più alle loro vite. E’ questa la trama di Under the Skin, ultimo film di Jonathan Glazer con protagonista Scarlett Johansson, presentato all’ultimo Festival di Venezia in Concorso. La magnifica attrice protagonista ha parlato dell’esperienza del film come di una cosa nuova per lei: “Non è affatto simile ai lavori precedenti, non è un film di fantascienza, anche se si presta ad essere interpretato così. Farlo è stato molto interessante secondo me, e anche guardarlo. E’ un’esperienza che non credo si adatti ad un genere particolare. Ogni film che ho fatto del resto è stato un’esperienza diversa, così come lavorare a teatro.”

 

Venezia 70-Scarlett-Johansson-2Interpretare un alieno deve essere stata senza dubbio un’esperienza nuova per Scarlett che ha così raccontato la difficoltà di entrare nel personaggio: “Non penso di aver avuto alcun preconcetto per preparare questo personaggio. Non c’erano in realtà indizi, ma dopo due o tre riprese nella prima giornata di lavoro ho capito subito dove volevo arrivare con il personaggio. Ma ci sono volute un paio di settimane per far andare avanti il personaggio. E’ una persona che non conosce l’umanità e deve abbandonare tutto il suo modo di fare per approcciarsi ad una cosa nuova. E’ diverso dall’immaginare la possibilità di prendere un cane e dargli tratti umani. lei non vuole fare del male.”

Alcune scene del film non sono state girate in studio, e così la Johansson ha raccontato la sua esperienza: “Facevamo sei oppure otto ciak prima di perdere la concentrazione. C’è stata una scena in cui si apre una crepa immensa: il personaggio cade ed è presa completamente alla sprovvista. Dovevamo girare la scena in pubblico ed è stato stupefacente vedere le reazioni della gente: qualcuno guardava, altri ti riprendevano con il cellulare. Qualcuno era davvero preoccupato ed è affascinante vedere reazioni così diverse. E’ interessante lavorare in un ambiente diverso da quello completamente controllato rispetto dei set hollywoodiani. Ero terrorizzata dalla situazione, non dalla troupe, ma avevo paura di come si sarebbe rapportata la gente. Questo fatto di non sapere che cosa sarebbe accaduto è stato parte dell’esperienza, e tutta la troupe ha dovuto abbandonare l’istinto umano di protezione, così ho trovato l’ambiente per inserire il mio personaggio.

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