6:06 è stato presentato in anteprima assoluta alle Giornate degli Autori 2025 nella sezione Notti Veneziane durante la scorsa edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia dove si è meritato il Premio SIAE per il talento creativo. Dopo il passaggio al Lido, ha partecipato anche al Ortigia Film Festival 2025 dove ha vinto diversi premi come Miglior Film, quello come Miglior Interprete per l’attore Davide Valle e il Premio Speciale Stefano Amadio per essere un film veramente indipendente. Questo film di Tekla Taidelli successivamente è stato selezionato anche al XXIV RIFF – Rome Indipendent Film Festival, dove ha meritato la menzione speciale della giuria.
La trama di 6:06
La regista milanese Tekla Taidelli torna dietro la macchina da presa a più di vent’anni dal lungometraggio d’esordio con Fuori vena, che al suo debutto fu paragonato ad Amore tossico di Claudio Caligari. Un lungometraggio del 2005 che mostrava una storia di tossicodipendenza, divisa tra Milano e Bologna, in cui Taidelli interpretava sé stessa, come anche tutto il resto del cast, una ventenne punk innamorata dell’eroinomane Zanna. Questo nuovo film è un’opera seconda che, ancora una volta, parla di droga, qui la protagonista è la cocaina, e di giovani alla ricerca di una via d’uscita dalla loro squallida esistenza. Il protagonista è Leo, Davide Valle, un giovane uomo di ventisei anni che vive una vita in bianco e nero. Le sue giornate iniziano sempre alle 6:06, piene di lavori miserabili e una corsa senza fine per assicurarsi la sua prossima dose di droga che in qualche modo è la sua unica ragione di vita.
Il film si apre utilizzando il bianco e nero come in un sorta di film neorealista, questa scelta ci accompagna per il primo lungo segmento narrativo che ci introduce nella vita di Leo tra un lavoro di lavapiatti, la cura al suo cane Ayedn e mostra il rapporto solidale con l’amico Igor, l’attore Roberto Sadhi Sersanti, compagno anche di assunzione delle sostanze stupefacenti. Il protagonista dunque si sveglia tutti le mattine presto alle 6:06, l’ora del titolo appunto, e ogni giorno rivive la stessa giornata che ricomincia da capo come nel celebre film appunto che in italiano si intitola Ricomincio da capo. Questa trovata narrativa dei loop temporali è già vista e rivista nei film ma funziona alla storia, ogni tentativo di cambiare, di fuggire, lo riporta sempre allo stesso punto: l’inizio.
Tutto cambia, finalmente anche nel film che diventa a colori, con l’arrivo di Jo-Jo, l’attrice George Lì Tourinaire vista anche nelle ultime stagioni della serie italiana Mare Fuori. Qui interpretata una ventenne, tosta, enigmatica, parla solo francese e guida un caravan come se fosse l’unica cosa che la tiene viva. Jo-Jo non è un’eroina, non è la salvezza ma è la rappresentazione del caos che Leo ha bisogno per rompere lo schema del tunnel senza uscita in cui vive. La ragazza sta affrontando anche lei un suo demone personale, che è in forma di lutto e gli ha lasciato un vuoto dentro di se. Questa però non è una storia di redenzione lineare, il protagonista Leo dovrà affrontare un suo inferno personale, cioè la tossicodipendenza, che lo divora, Jo-Jo, invece, sembra essere sempre a un passo dal dissolversi, come se fosse lì solo per mostrargli la via e poi scomparire. Insieme quindi intraprendono un viaggio on the road verso il Portogallo, tra strade polverose, spiagge deserte e mondi onirici dove le loro anime si incontrano e parlano finalmente la stessa lingua.
Neorealismo underground
Tekla Taidelli riparte dall’ossatura romantica di Fuori vena per ristrutturarne il racconto, ritroviamo quindi le tematiche della tossicodipendenza che colpisce i giovani. 6:06 è il giorno della marmotta, che hanno fatto in tutte le salse basti a pensare alla commedia Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, ma in un certo senso questa opzione è la più reale possibile. La droga è, per chi ne è vittima, per tutti i giorni un incubo uguale, che ti stringe sempre di più, fino a impazzire, come succede al protagonista Leo nel film. La regista milanese porta sul grande schermo un lungometraggio in grado di fondere il neorealismo underground e l’estetica contemporanea di Harmony Korine.
6:06
Sommario
6:06 è un film in grado di raccontare la tossicodipendenza ma senza criticarla ma mostrandola in modo chiaro senza censura. Un racconto in grado di unire il loop temporale e un viaggio on the road in grado di cambiare, forse al meglio, i due giovani protagonisti.
