Captain Marvel recensione

In sala dal 6 marzo, l’8 negli USA (la giornata internazionale della donna), Captain Marvel è pronto a sovvertire gli ordini delle storie di origine, offrendo al pubblico una visione nuova che va accolta e capita, per essere apprezzata.

E così lo Studio si affida a Brie Larson, personalità particolare di Hollywood, chiesa in prestito al cinema indie dopo il successo di Room e del premio Oscar, capace di momenti di grande leggerezza e ilarità e di prese di posizione dure e convinte. Tutte caratteristiche che sembrano straordinariamente in linea con la lettura che i registi, Anna Boden e Ryan Fleck, hanno voluto per la versione cinematografica dell’eroina.

Ultima arrivata nel Marvel Cinematic Universe, prima donna ad avere un film tutto per sé, Carol Danvers/Captain Marvel è il personaggio che da un presente di grandezza e uno status di “eroina” guarda al passato per andare a cercare la sua umanità. Un percorso a ritroso che fa di Carol un personaggio unico nel suo genere.

Se Bruce Banner deve imparare a fare i conti con Hulk e Peter Parker a conoscere i limiti di Spider-Man, Vers (prima identità con cui ci viene presentata la protagonista), membro della Starforce Kree, valorosa guerriera con le “mani luminose”, dovrà scoprire pian piano chi è Carol Danvers, qual è il suo passato e chi e cosa fa di lei prima di tutto un’umana.

Così, la nascita dell’eroe passa attraverso la ricerca e la scoperta dell’identità e di quella volontà che avevamo già visto in un magrolino Steve Rogers. Come per lui, anche per Carol quello che conta non è (solo) la potenza dei propri pugni, ma la volontà di rialzarsi sempre. E la ricerca di questa qualità così umana in un essere straordinario sembra rendere il personaggio più vicino allo spettatore, riconducendo l’eroismo a una scelta.

Certo, ci sono anche i fuochi d’artificio, le scazzottate, gli inseguimenti, tutto in stile Marvel Movies, ma dopo dieci anni di film che hanno canonizzato uno stile e una visione coerente, è difficile sorprendere lo spettatore. E, come spesso accade nei prodotti Marvel Studios, anche questo capitolo è un passaggio obbligato che tende, inevitabilmente, a Avengers: Endgame, l’unico vero obbiettivo da raggiungere. Una tappa necessaria a presentare il personaggio che dovrebbe essere risolutivo nell’episodio conclusivo della Fase 3.

Il look e la colonna sonora collocano il film negli anni ’90 (1995, per la precisione) ma lo fanno senza nessuna concessione alla nostalgia, anzi i mezzi tecnici e le possibilità comunicative di oltre vent’anni fa vengono prese in giro a ogni occasione possibile.

Quello che spiazza è, invece, la rappresentazione di un giovane Nick Fury. Il personaggio di Samuel L. Jackson è la perfetta spalla comica di un potenziale buddy movie, in cui Carol e Nick attraversano la Route 66 in macchina, scherzando e vivento mille avventure. Ebbene sì, il leader dello SHIELD, severo e accigliato, qui diventa una specie di Eddie Murphy. E no, non c’è nessuna parolaccia tra le sue battute. Questo cambiamento è da una parte giustificato dalla scelta di tono del film, dall’altra dalla necessità di mostrare un personaggio più giovane e inesperto.

Non c’è l’epica di Infinity War, né la spensieratezza autoconclusiva e divertente di Ant-Man, ci sono però elementi che meritano di essere evidenziati e che è impossibile non inserire nel panorama socio politico che il mondo sta vivendo. Ecco quindi che c’è un tentativo di parlare di antimilitarismo e conseguenze della guerra sui civili, un tentativo blando che giustamente viene messo in secondo piano per seguire le sorti dell’individuo Carol.

Captain Marvel racconta dell’affermazione dell’identità, della formazione dell’eroe che non deve più chiedere il permesso di fare o di essere qualcuno, ma decide chi essere e cosa fare, consapevole finalmente della sua forza. È vero che è una donna ed è vero che finalmente tante bambine troveranno in lei un esempio e un modello (come era già accaduto con Black Panther), ma il film riesce comunque a mandare un messaggio salutare per ogni spettatore, lontano dagli schieramenti o dalle “lotte di genere”, semplicemente a favore dell’affermazione e della consapevolezza di sé.

Captain Marvel, il trailer

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