Geostorm

In uscita nei cinema italiani il 1 novembre, Geostorm è l’ultima fatica di Gerard Butler, attore ormai affezionato ai ruoli action (chi non lo ricorda in 300?). Prodotta dalla Warner Bros, la pellicola si rifa al genere post-apocalittico e catastrofico, e mette in scena un grande cast di attori. Accanto al Sig. Butler troviamo nomi del calibro di Ed Harris, Andy Garcia e Jim Sturgess.

Ambientata in un futuro molto vicino e purtroppo facilmente immaginabile, la storia gira intorno alla creazione e al conseguente mal funzionamento di un enorme satellite spaziale – detto “Dutchboy” – che è servito all’umanità per tenere sotto controllo i fenomeni meteorologici che, tempo prima, avevano causato la devastazione di mezzo pianeta e di gran parte del genere umano. Creatore del Dutchboy è lo scienziato Jake Lawson (Butler), che viene però messo da parte dalle grandi Potenze mondiali. Ma quando il satellite andrà in tilt e minaccerà la Terra con un catastrofico “geostorm” (una sorta di tempesta apocalittica), Lawson verrà chiamato per salvare le sorti del pianeta. Geostorm è un tipico disaster-movie. Il regista Dean Devlin, già produttore di Independence Day (1 e 2) e Stargate, sembra non volersi distaccare dal suo genere preferito, fallendo quindi in partenza.

Geostorm, il film

Costato alla Warner circa 120 milioni di dollari, il film ne ha incassati a malapena $ 5 milioni (se si escludono i sorprendenti incassi fatti in Cina, coi quali ha messo al tappeto persino Blade Runner 2049), rappresentando di fatto uno dei più grossi flop dell’intera annata cinematografica 2017. Colpa forse della sceneggiatura – del regista e di Paul Guyot – troppo semplicistica e risicata, e di dialoghi al limite del ridicolo (tanto che pare che Butler, sul set, si dimenticasse continuamente le battute).

A un occhio esterno, e non particolarmente affine alla cultura statunitense, il problema di Geostorm è di facile individuazione. Ovvero il suo essere “americano-centrico” , limitatamente però ai soli USA. Dove per Usa qui si intende quella fetta di popolazione formata da americani conservatori, repubblicani e con tendenze megalomani. Il problema macroscopico di film come Geostorm è che con grande nonchalance si dá per scontata la supremazia degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo. Proprio come accadeva in Independence Day, le sorti del pianeta Terra e della sua popolazione sono in mano ad un gruppo di “eletti” americani, guidati solo dal proprio amor patrio e dai propri (dubbi) valori.

E pure quando ci troviamo di fronte ad un problema estremamente reale come quello dell’inquinamento umano e delle conseguenti alterazioni climatiche, come in Geostorm, si preferisce mettere l’accento sulle dinamiche familiari dell’uomo comune (sempre e comunque sacrificabili in onore della propria Patria) e sui mirabolanti effetti speciali.

Nel panorama di una Hollywood che si sta sempre più emancipando da quelle che erano le propaggini conservatrici e filo-Repubblicane di un tempo, Geostorm rappresenta quindi un’involuzione alquanto tediosa, ma priva della sicumera di una volta. Se nei vecchi disaster-movie non si mettevano minimamente in discussione le figure del capo dello stato americano e del suo entourage, in Geostorm le certezze vacillano, complice forse l’attuale presidenza Trump.