Good luck, have fun, don’t die: recensione del nuovo film di Gore Verbinski

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Il tema dei viaggi nel tempo non è certamente una novità nel mondo cinematografico: eppure, riesce ancora ad affascinare il pubblico. Good luck, have fun, don’t die è un ottimo esempio di questo filone. Diretto dal noto regista americano Gore Verbinski (Rango, Pirati dei Caraibi- la maledizione del forziere fantasma), il film si basa proprio su un viaggio nel tempo necessario a evitare un futuro apocalittico. Nel cast ritroviamo diverse figure molto note nel panorama cinematografico internazionale: il ruolo del misterioso viaggiatore nel tempo viene affidato a Sam Rockwell (Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Il miglio verde). Haley Lu Richardson (Split, Portia nella serie The White Lotus) e Juno Temple (Keeley Jones nella serie Ted Lasso) interpretano rispettivamente Ingrid e Susan. Altri ruoli importanti sono affidati a Michael Peña (The martian, American Hustle) e a Zazie Beetz (Joker, Troppo cattivi).

Good luck, have fun, don’t die: realtà o I.A.?

Il film si apre con delle riprese su delle mani nel diner, punto di partenza del viaggio dei protagonisti: si tratta principalmente di mani che tengono cellulari o altri dispositivi tecnologici. A rompere questo silenzioso equilibrio sarà proprio il misterioso uomo proveniente dal futuro, il quale irromperà nel bar, per la 117esima volta.

L’uomo viene dal futuro per svolgere una missione: salvare l’umanità dalla vittoria dell’I.A. sull’uomo e dall’apocalisse che ne deriva. Per farlo avrà bisogno della squadra perfetta, e può trovarne i componenti solamente all’interno di questo diner. E così una coppia di insegnanti in crisi, una principessa delle feste dei bambini, una madre in lutto, una signora in cerca di una sola fetta di torta, un autista di uber e un capo dei boy-scout partono per salvare l’umanità.

Parallelamente, vengono raccontate le storie di alcuni personaggi: Mark e Janet fuggono dai propri studenti adolescenti. Susan si ritrova a dover elaborare la perdita del proprio figlio in una sparatoria a scuola, mentre Ingrid, curiosamente allergica alla tecnologia e al Wi-Fi, si trova a dover vivere in una realtà in cui tutto è basato sulla connessione e dove perderà anche le persone a lei più care a favore dell’I.A..

La missione è semplice: trovare un bambino di nove anni che sta portando l’intelligenza artificiale su un altro livello e fermarlo. Riuscirà questa stramba squadra a completare la missione?

Good luck, have fun, don’t die: denuncia sociale

Il tema di partenza di Good luck, have fun, don’t die è proprio una critica all’eccessivo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, da cui molti finiscono per divenirne dipendenti. Questo, infatti, è il fil rouge che accomuna le tre storie dei vari personaggi. Mark si ritrova a doversi confrontare a scuola con degli adolescenti alienati nei propri telefoni, fino al punto di diventare quasi degli zombie quando questi smettono di funzionare per colpa del professore.

Nelle vicende di Susan, invece, notiamo una completa apaticità nei confronti dei legami familiari. Quando questa perde il proprio figlio in una sparatoria di massa, le altre madri in “lutto” per le loro perdite reagiscono in maniera totalmente superficiale, invitando Susan a clonare il proprio Darren. Così uno degli affetti principali diventa perfettamente intercambiabile e la sua morte diviene, paradossalmente, solo una normale faccenda da gestire. Tutto ciò avviene in un clima di totale indifferenza, il quale ricorda molto l’atmosfera che si crea in serie distopiche come Black Mirror.

Infine, la storia che forse trasmette la maggiore tristezza è quella di Ingrid: costretta a vivere isolata dai propri coetanei, trova finalmente l’amore in Tim, giovane negazionista di internet. Ma, quando anche Tim finirà per cedere alla tentazione della tecnologia, Ingrid si troverà nuovamente sola.

Azione e comicità

Elemento molto interessante di Good luck, have fun, don’t die è proprio l’intreccio di tematiche rilevanti, come l’impatto della tecnologia sull’umanità, e di una comicità che alleggerisce tutta l’atmosfera del film. Il personaggio che maggiormente contribuisce a dare questa verve più comica è proprio il misterioso uomo venuto dal futuro.

Una delle cene più esilaranti è proprio la preparazione a una delle battaglie finali, dove, mentre tutti i membri del gruppo si premurano di trovare armi, costruire barricate e trovare protezioni personali, l’uomo dal futuro si prepara un delizioso pasto accompagnato da un generoso calice di vino rosso.

Anche le scene di azione certamente non mancano, specialmente durante gli inseguimenti da parte di due misteriosi sicari. Good luck, have fun, don’t die sorprende continuamente lo spettatore, mantenendone l’attenzione, fino a un finale tutt’altro che scontato.

Good luck, have fun, don't die
Il regista Gore Verbinski sul red carpet del Taormina Film Festival. Fonte: Ilaria Denaro
Good luck, have fun, don't die
3.5

Sommario

Good luck, have fun, don’t die cattura l’attenzione del pubblico con la sua perfetta unione di ironia, azione e tematiche di rilevanza attuale. Sorprende l’attenzione alle back stories di alcuni personaggi, si sente la mancanza di queste attenzioni per altri membri del gruppo.

Ilaria Denaro
Ilaria Denaro
Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Messina e studentessa di Relazioni Internazionali alla Sapienza, scrive per Cinefilos dal 2022 dopo un’esperienza nella testata dell’ateneo messinese.

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