hammamet recensione

Dopo Il Divo, Il Traditore, Loro (parte 1 e 2) arriva al cinema anche Hammamet, il nuovo film di Gianni Amelio che, come i film citati, si annuncia come il ritratto di uno degli uomini di potere che hanno plasmato il nostro Paese, così come lo conosciamo oggi. La scelta di Amelio cade sulla figura di Bettino Craxi, il segretario del Partito Socialista Italiano che fu il centro dell’inchiesta Mani Pulite e che morì in Tunisia all’inizio del 2000.

Il regista calabrese dà inizio al suo racconto nel momento in cui Craxi è all’apice del suo potere, il congresso di partito che si è tenuto a Milano nel 1989. Nel momento che rappresenta l’apogeo della sua parabola di potere, Amelio inserisce un disturbatore, il tesoriere del Partito, che gli va incontro in quella occasione per manifestare le sue perplessità e preoccupazioni sui movimenti della Magistratura: si stanno muovendo cose più grandi di lui e il loro metodo di gestione dei fondi del “più grande partito di opposizione” sarà presto sotto i riflettori di tutta Italia. Due anni dopo scoppierà infatti l’inchiesta, ma Amelio fa un balzo in anvanti di 10 anni. È la fine del 1999, Craxi è vecchio e afflitto dal diabete nella sua villa ad Hammamet, sulla costa della Tunisia, da dove, nelle giornate limpide, si vede l’Italia. Una notte, un giovane fa irruzione nella sua casa, rischiando di prendersi anche un colpo di pistola da parte della milizia tunisina che presidia la villa. È Fausto, figli del tesoriere del partito, suicidatosi durante le indagini della magistratura.

Hammamet parla di un uomo che ha perso il potere

In questo modo, Amelio mette il personaggio del presidente in mezzo a due fuochi: da una parte Anita, la figlia/infermiera che si prende cura di lui e ne mitiga i temperamenti ancora vivaci, che lo lega a un presente di sofferenza e reclusione, che gli ricorda con ogni premura che lui ha perso il potere che tanto amava; dall’altra il misterioso Fausto, che riporta alla memoria del protagonista tutte le sue mancanze, i suoi errori, quel passato in cui, nel pieno vigore del suo corpo, possedeva tutto il potere e la capacità decisionale che aveva sempre voluto. Questo doppio rapporto, a metà tra il racconto biografico e il messaggio simbolico, è lo scheletro attorno al quale Amelio costruisce il suo Hammamet e la sua figura di Craxi.

Un Craxi che però non viene mai nominato. Un Presidente, così viene chiamato, senza nome, così come ogni personaggio storico che il film mostra. Neppure la figlia del protagonista si chiama Stefania, come nella realtà, ma Anita, a ricordare la moglie di Giuseppe Garibaldi, personaggio storico molto caro a Craxi e che viene rievocato più di una volta e in più di un modo, nel corso del film. Un uomo senza nome, dunque, quasi un simbolo di una persona che ha perso il potere e che ora fa i conti con la malattia e la morte che si avvicina, in un oblio inevitabile.

Pierfrancesco Favino è straordinario

A differenza di questa indeterminatezza del protagonista, che ricorda quasi il modo in cui Paolo Sorrentino ha trattato la figura di Berlusconi in Loro 1, la rappresentazione fisica che ne fa Pierfrancesco Favino sfiora la perfezione, non solo per il modo in cui l’attore utilizza il trucco prostetico e che non ha nulla da invidiare al make-up departement che ha trasformato Christian Bale in Dick Cheney o Gary Oldman in Winston Churchill, ma anche per un studio profondo di movenze, toni, tempi, respiro addirittura. E di fronte a questo lavoro titanico dell’attore romano il resto del cast scompare, completamente inadeguato a stargli intorno e a confrontarsi con quella performance.

È difficile capire quale fosse l’intento preciso di Gianni Amelio, sembra quasi che con Hammamet il regista stesso sia confuso nello scegliere un modo per raccontare un personaggio storico tanto importante e ingombrante per la Storia italiana. Forse la chiave del film va ricercata nel personaggio di Fausto: uno sconosciuto che attraverso un forte legame con il suo passato mette il protagonista di fronte alla terribile condizione di sconfitta che rappresenta il suo presente.