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L’elemento dell’ombra nelle opere di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, è certamente uno degli aspetti più affascinanti, seducenti e talvolta inquietanti delle sue opere d’arte. Ma non solo i suoi dipinti, bensì tutta la vita del pittore è in realtà caratterizzata dalle ombre, da quelle dei luoghi scabrosi da lui frequentati fino a quelle dell’animo, che lo hanno portato ad essere indicato come uno degli artisti maledetti per eccellenza. Ombre, tormenti e passioni su cui il regista Michele Placido sceglie di costruire il suo L’Ombra di Caravaggio, un film a lungo pensato e voluto, che si svela ora per la prima volta in occasione della Festa del Cinema di Roma.

 
 

Da Placido anche scritto insieme a Fidel Signorile e Sandro Petraglia, il film si concentra in particolare sulla ricerca che un investigatore incaricato da Papa Paolo V e chiamato semplicemente Ombra (Louis Garrel) conduce nei confronti di Caravaggio (Riccardo Scamarcio). Mentre il pittore si trova a Napoli, fuggito dopo l’omicidio commesso, la sua vita viene dunque approfondita attraverso gli incontri che l’Ombra fa con quanti lo hanno conosciuto, amato e odiato. L’obiettivo è stabilire se il pittore sia meritevole o meno di ricevere la grazia dal Papa, nonostante la sua vita dissoluta e le ripetute accuse di blasfemia per aver utilizzato prostitute e barboni per raffigurare i Santi.

Ombre e luci di Caravaggio

Placido ha raccontato di aver voluto realizzare un film sul celebre pittore sin da quando in gioventù scoprì la sua grandezza artistica. Un lungometraggio a lui dedicato, però, avrebbe dovuto tenersi a distanza da ogni più piccolo artificio e falsità, con l’intento dunque di portare sullo schermo quello stesso senso di realismo che Caravaggio ricercava con le sue opere, giudicate fin troppo rivoluzionarie al loro tempo. Con lo scenografo Tonino Zerra (Il primo re) e il costumista Carlo Poggioli (The Young Pope) Placido lavora dunque per ricercare quel senso di vero imprescindibile, da trasmettere attraverso una ricostruzione storica viva, che si manifesta attraverso le zone più malfamate e quelle più altolocate della città di Roma.

Luoghi come bordelli, chiese, prigioni, palazzi nobiliari e sporche strade offrono dunque un contesto particolarmente convincente, facendo della ricostruzione scenografia un’assoluta protagonista del film. Allo stesso modo il lavoro sui costumi risulta particolarmente curato nel dettaglio. Gli abiti indossati dai personaggi non servono solo a caratterizzare il loro rango sociale ma anche a suggerire le loro inclinazioni caratteriali e quelle d’animo. Entrambi questi aspetti vengono poi arricchiti da un lavoro di costruzione fotografica particolarmente suggestivo. Con il direttore della fotografia Michele D’Attanasio (Freaks Out), il regista si impegna infatti a dar vita a scene e inquadrature di esplicita ispirazione caravaggesca.

Proprio come Caravaggio utilizzava le luci e le ombre per dar vita a quel chiaroscuro che conferisce alle figure un rilievo scultoreo, così il film si avvale della medesima tecnica per trasmettere una maggiore intensità e drammaticità a quanto mostrato. L’Ombra di Caravaggio è da questo punto di vista un film che si avvicina allo stile dell’artista di cui racconta. Un espediente particolarmente funzionale, che qui dà prova dell’efficacia della sua utilizzazione. Attraverso le luci e le ombre, Placido costruisce dunque il suo film con una maniera quasi espressionista, facendo emergere l’animo dei propri personaggi, rendendoli affascinanti e coinvolgenti.

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L’Ombra di Caravaggio: un film episodico per raccontare l’attualità del pittore

Se dunque da un punto di vista estetico L’Ombra di Caravaggio risulta essere un film se non interamente comunque in buona parte affascinante, diverse criticità si ritrovano invece a livello narrativo. Attraverso il personaggio Ombra e i suoi incontri, come detto, si ripercorre la vita di Caravaggio compiendo salti temporali che conducono a veri e propri episodi che non sempre riescono a reggere il ritmo e il tono del film. Non tutti gli episodi raccontati risultano infatti convincenti, talvolta per via di interpretazioni che inficiano sul risultato finale, talvolta per mancanza di quelle idee di regia che invece in altri momenti esprimono meglio il proprio valore.

Un esempio di episodio particolarmente riuscito è quello ambientato nel carcere dove si trova anche il filosofo Giordano Bruno, prossimo al rogo a Campo de’ Fiori. Si offre qui, sempre attraverso un sapiente uso di luci ed ombre, tutto quel forte bisogno di libertà di pensiero, parola e gesto che Bruno condivide con Caravaggio. Bisogni insopprimibili che sono alla base della lettura che Placido dà del pittore con questo suo film e che Riccardo Scamarcio interpreta in modo particolarmente convincente. Al netto dunque di un andamento altalenante e talvolta confuso, L’Ombra di Caravaggio non punta ad offrire un ritratto pedissequo della personalità e della vita di Caravaggio, quanto più a dar vita ad una sua rilettura che dimostri l’attualità ancora oggi dell’animo del pittore.

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RASSEGNA PANORAMICA
Gianmaria Cataldo
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Laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. Da quello stesso anno è critico cinematografico per Cinefilos.it, frequentando i principali festival cinematografici nazionali e internazionali. Parallelamente al lavoro per il giornale, scrive saggi critici e approfondimenti sul cinema.
lombra-di-caravaggio-recensione-riccardo-scamarcioL'Ombra di Caravaggio non è esente da criticità di carattere strutturale, narrativo e recitativo, ma l'idea alla base della sua costruzione estetica lo rende un film affascinante. Puntando a racconare il pittore e la sua attività artistica attraverso ricostruzioni storiche e giochi di luci e ombre che rievocano i dipinti dello stesso Caravaggio, Placido ne offre un ritratto non pedissequo da cui emerge tra le altre cose anche l'attualità che egli vanta ancora oggi.