Basato sulle reali vicende accorse al comandante Luttrell, raccolte nell’omonimo libro redatto dopo essere sopravvissuto al massacro, Lone Survivor è una pellicola propagandistica del puro e sano spirito bellico made in USA, dove la retorica e il patriottismo spicciolo fanno da padroni.

In Lone Survivor il tenente dei Navy SEAL Marcus Luttrell viene incaricato di condurre la sua squadra in una pericolosa missione con cui individuare e uccidere il leader di un gruppo di talebani. I sei soldati scelti cadranno vittime di un’imboscata nel mezzo della zona montuosa di Hindu Kush, venendo uccisi uno alla volta. Rimasto solo, Luttrel si trova a dover fuggire dai suoi aguzzini, ferito e braccato come una bestia in gabbia.

Peter Berg, dopo essersi fatto le ossa nei territori del fanta-action con Battleship, scrive e dirige un prodotto adatto alle campagne di reclutamento militari, uno spot di 115 minuti dove il più classico degli stereotipi, Afghanistan terra d’inferno, capeggia a caratteri cubitali. Dopo una partenza a dir poco boccheggiante, dove per oltre mezz’ora si indugia sulle estenuanti tecniche di preparazione dei prestanti soldati a stelle e strisce e sui virili riti di iniziazione da caserma (il tutto condito con filmati di repertorio e una spolverata di grasso gergo militare), ecco che il prodotto comica a farsi interessante.

Berg ci accompagna in un’escalation di violenza, un vero tripudio di esplosioni e combattimenti da caccia grossa obbiettivamente ben orchestrati, fino a culminare nell’eliminazione progressiva dei cinque membri della squadra, una selezione di guerra dai toni epici ed allegorici, passando da un punto di vista corale ad una visione monoculare, quella del tenente Luttrell, interpretato da un Mark Wahlberg intenso e perfettamente in parte, anche se un poco appesantito, il quale ci trasporta in un’atmosfera claustrofobica, un climax ascendente pieno risvolti, alcuni in verità un poco telefonati.

Ed è qui che il tutto sprofonda in una sequela di luoghi comuni e di ovvietà storico-culturali post 11 settembre che ormai appaiono rancide e viziate. Menzione d’onore alla fotografia graffiante di Tobias A.Schliessler e soprattutto al truculento e realistico make-up di Corey Welk, che in alcune sequenze riesce a rendere a tal punto la crudezza del reale da sfiorare il gore puro. Un cast che nel complesso può dirsi perfettamente all’altezza dell’intero progetto, una squadra di veri soldati arrabbiati che comprende Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster ed Eric Bana. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti.

Quello che manca è però il contenuto, il quale appare come un tentativo, nemmeno troppo celato, di unire Zero Dark Thirty e Green Zone, anche se Berg purtroppo non possiede per nulla la capacità narrativa della Bigelow e nemmeno la forza estetica di Greengrass. Un ennesimo giocattolo per i guerrafondai che di sicuro causerà non poche irritazioni ai veri amanti dell’action militare, abituati a ben altro tenore di storie.