Mad Max: Fury Road

Arriva al cinema il nuovo film diretto da George Miller Mad Max: Fury Road che vede protagonisti assoluto Tom Hardy e Charlize Theron.

In un futuro post atomico l’uomo è sopravvissuto e ha creato un nuova comunità, dispotica e piramidale, a conti fatti, non troppo diversa da quella attuale, ma meno ipocrita. In questo contesto apocalittico, Max è un uomo con un passato violento e doloroso, che cerca di scappare dai propri fantasmi, ma che indipendentemente dalla sua volontà, si trova coinvolto in una folle corsa per la sopravvivenza lungo la Fury Road, in un tripudio rumoroso, punk come solo George Miller può costruire, di ferro, benzina e rombo di motori.

La saga originale, che vide protagonista un giovane e allora semi sconosciuto Mel Gibson, rinasce e si trasforma con Tom Hardy e Charlize Theron, nelle sabbie ocra e bollenti di un deserto bellissimo e letale, in contrasto con un cielo terso e senza nuvole, che non promette alcuna pioggia. Nella storia, l’imperatrice Furiosa tradisce l’immortale Joe per liberare le sue mogli, le riproduttrici, giovani bellissime e perfette destinate a generare maschi sani e futuri guerrieri. Il cammino di Furiosa si incrocia con quello di Max, che sarà costretto ad aiutare le donne in fuga.

George Miller opera con estrema accuratezza la sua trasposizione moderna dell’eroe che ha creato negli anni Settanta, mettendo a punto un reboot che ha davvero senso di esistere perché rimane fedele all’originale parlando un linguaggio moderno, attuale, potenziando lo stereotipo dell’antieroe solitario senza mai snaturare l’originale del personaggio e dell’ambientazione. Miller realizza un folle dipinto, con pennellate pesanti e cariche, giocato sui contrasti violenti di colori caldi e freddi e sul ritmo forsennato delle auto in corsa nei polveroni desertici del paesaggio.

Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road è un prodotto completamente assurdo e eccessivo, un film anche per questo divertente, concitato, violento e, di nuovo, folle. Il regista estremizza l’elemento tribale e capovolge la prospettiva, lasciando Max ai margini della storia, eroe ruvido e maschio che si unisce, senza mescolarsi e riuscendo a rimanerne distaccato anche se partecipe, a un mondo un cui il femminile si ribella e diventa consapevole della propria vita, rifiutandosi di sottomettersi.

Una scenografia potente e una messa in scena caratterizzata e incentrata ad assecondare principalmente le scene d’azione, non impongono il sacrificio delle straordinarie doti degli attori protagonisti, pezzi importanti di un puzzle composito e costruito per stupire ed eccitare lo spettatore. Fondamentali anche le musiche, orchestrali, potenti, invasive e sempre utilizzate con un’ottima coordinazione tra l’azione, l’emozione e i momenti, pochi e intensi, di pausa.