Red Krokodil recensione Usare la droga come una metafora dell’auto-distruzione umana; raccontare una lenta discesa verso gli inferi solo attraverso pochi pensieri e la mortificazione delle carni: una sfida enorme, sia per chi sta dietro alla macchina da presa, che per chi sta avanti, ma anche per lo spettatore stesso.

Questi sono gli elementi di base di Red Krokodil, nona pellicola diretta dall’italiano Domiziano Cristopharo, che usa la macchina da presa con un respiro internazionale e un occhio già rivolto ad altri mercati più proficui.

Red Krokodil posterLa trama ruota intorno a questo trip umano del protagonista, interpretato da Brock Madson, unico attore sulla scena, che vede lentamente allontanarsi sempre di più il miraggio della sua natura umana man mano che si dedica alla consumazione massiccia del Krokodil, una droga sintetica molto in voga in Russia. In questo costante stato sospeso tra veglia e sonno, realtà e allucinazione, riuscirà il protagonista a trovare la forza per uscire da questo lento, invalidante, malsano viaggio in caduta libera verso l’oblio?

Cristopharo, sapiente artigiano qui regista, sceneggiatore, make- up artist, direttore della fotografia, confeziona uno di quei rari film che trasmettono allo spettatore quella inquietudine sottile e latente, quell’ansia dell’orrore che si annida nel quotidiano, dove ogni respiro, movimento, passo, sembrano essere il preludio all’arrivo di qualcosa di più grande e più minaccioso.

Nel suo stile asciutto ed essenziale, sottolineato dalle musiche perfette composte da Alexander Cimini, Cristopharo ricorda il David Lynch di Eraserhead come quello di Strade Perdute e addirittura di Rabbits: le inquietudini del quotidiano, il nemico che si annida dentro di noi, gli elementi onirici tipici del processo paranoico, quella sensazione di malessere che accompagna lo spettatore per tutta la durata della pellicola e la necessaria- ma dolorosa- scelta di condividere questo percorso insieme a Bock Madson, nella realtà modello ed ex-tossicodipendente il cui contributo interpretativo impreziosisce ulteriormente questo film sospeso tra l’inquietante onirismo di Lynch e le terribili visioni ambigue e disturbanti del Cronenberg.

Red Krokodil va oltre l’intento morale e didattico di mostrare quali sono le terribili conseguenze di chi fa uso di droghe: il Krokodil è un elemento in più per mostrare questo processo di distruzione e disumanizzazione di un uomo che, apparentemente, non ha nessun elemento nel suo passato più recente che lo possono aver spinto a fare abuso di sostanze stupefacenti; la regia di Cristopharo mostra l’inferno sulla terra, ergo il purgatorio ideale che compone la sua trilogia a breve arricchita dall’uscita di Doll Syndrome, dove ogni speranza di cambiamento viene spazzata via dal pessimismo cosmico- e cinico- che pervade gli 82 minuti di Red Krokodil.

 
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Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Ventiquattro anni, di cui una decina abbondanti passati a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Collabora felicemente con Cinefilos.it dal 2011, facendo ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.