Robin Hood -Robin Hood - L'Origine della Leggenda L'Origine della Leggenda

Di Robin Hood cinematografici ne abbiamo avuto tantissimi, da quello animato della Disney, una volpe rossa e arguta, a quello epico di Kevin Costner, fino a quello “in calzamaglia” firmato dal geniale Mel Brooks. Trovare una nuova versione dell’eroe sul grande schermo, nel 2018, dopo il film del 2010 di Ridley Scott con Russell Crowe, che sembrava aver tolto ogni appeal al personaggio, sembra un’operazione fuori tempo massimo, eppure mostra il tentativo di adeguarsi all’era supereroistica che corre.

Robin Hood – L’Origine della Leggenda parte con le stesse premesse che la maggior parte dei film che rivisitano una leggenda si pongono: pensate di conoscere la vera storia, ma non è così. E via di racconti alternativi, nuovi personaggi, nuovi passaggi narrativi che arricchiscono e rendono più complessa una leggenda, che alla base è molto elementare e si esaurisce nel populista ma sempre confortante “rubare ai ricchi per dare ai poveri”.

Robin Hood – L’Origine della Leggenda, il classico

Il Robin di Loxley di Taron Egerton non è solo questo, dal momento che il suo personaggio parte con l’essere un nobile di Nottingham alquanto ordinario: sfrontato, di bell’aspetto, non troppo altruista, in verità. Allontanato dai suoi possedimenti e dall’amata Marion (non più Lady), il signorotto inglese si fa le ossa in Terra Santa, dalla quale torna profondamente cambiato e in compagnia di John (il personaggio interpretato da Jamie Foxx che è una buffa crasi tra l’Azeem del film del 1991 e Little John). Con il sodale, reduce dalla guerra, Robin organizza una sommossa popolare, una rivolta che ha come scopo detronizzare lo sceriffo di Nottingham (Ben Mendelsohn, rimasto nel ruolo di Orson Krennic di Rogue One) e ridistribuire la ricchezza.

Taron Egerton stars as ‘Robin Hood’ in ROBIN HOOD. Photo by: Larry Horricks.

I cambiamenti rispetto alla tradizione

I cambiamenti più importanti rispetto alla leggenda sono fondamentalmente due. Da una parte, Robin non rinuncia alla sua nobiltà, sfruttandola per inserirsi nel tessuto del potere della città. Come un Bruce Wayne del medioevo, quindi, mentre Robin fa amicizia con lo sceriffo ed entra nelle sue grazie e nei suoi piani, Hood, il giustiziere mascherato che saccheggia le casse del regno regalando il bottino ai poveri, mette a rischio i progetti dei cattivi. Dall’altra, la sceneggiatura di Ben Chandler e David James Kelly aggiunge la connivenza tra Stato e Chiesa nel portare avanti una guerra che mira a restituire alle due grandi organizzazioni che gestivano la vita delle persone sempre più potere e controllo.

L’eco supereroistico e quello politico si fondono dunque in un film che ha un solo scopo: intrattenere. Ritmi concitati, costumi fuori dal tempo (lunghe giacche di pelle alla Matrix e scollature vertiginose!), ralenty a profusione (il regista, Otto Bathurst, è lo stesso di Peaky Blinders), azione concitata, vogliono conferire al racconto un tono che si avvicina moltissimo a quello di prodotti del tipo di Fast and Furious o Kingsmen (di cui è sempre protagonista Egerton), ma che non riesce ad abbracciare il genere in toto.

Robin Hood – L’Origine della Leggenda è un prodotto per un pubblico molto giovane, il che lo rende impossibilitato a spingere sull’acceleratore della violenza, lasciandolo nel limbo di un film che fallisce anche solo l’intenzione di intrattenere il pubblico.

Robin Hood – L’Origine della Leggenda, il trailer