troppa grazia

Troppa Grazia di Gianni Zanasi è cinema nell’accezione più essenziale del termine, il che ne fa una piacevole sorpresa nel panorama italiano. La bravura del regista, anche sceneggiatore, e punto di forza del film è quello di riuscire a costruire un’ironia intelligente sulla religione e sul metafisico, conferendo a questi elementi una concezione antropologica in grado di renderli meno estranei.

 

La protagonista si trova infatti a confrontarsi con la Madonna in carne ed ossa, combattendo con lei ad armi pari per ciò che è giusto o meno fare. In questo scontro sarà possibile raggiungere una pacificazione dei conflitti personali e interpersonali della protagonista.

Altro elemento fondamentale è l’ambientazione desertica ma di forte impatto simbolico. Nella sua aridità, l’ambiente segnala qualcosa di sbagliato, che non va come dovrebbe, facendo allo stesso tempo riferimento a numerosi rimandi poetici e concezioni archetipiche del paesaggio. Il senso di profondità dato dai campi lunghi che la macchina da presa si concede sulla grande vallata sono un modo di accompagnare la storia raccontata attraverso le immagini.

Zanasi non giudica i suoi personaggi, ma si concentra con delicatezza sul gioco di far apparire ironico qualcosa di molto sacro. La libertà di giudizio viene lasciata allo spettatore, che ho così modo di trarre le sue personali conclusioni dalla storia. Grazie alla sua leggerezza, il film risulta godibile e sorprendente. La grazia del titolo la si ritrova nell’equilibrio su cui si regge l’opera, nella volontà di non gettare lo spettatore nello sconforto ma concedendo ad esso la possibilità di una riconciliazione con ciò che spesso appare come altro da noi.

di Luigi La Torre