the true history of the kelly gang recensione

Da questa parte del mondo il mito di Ned Kelly non è mai giunto, se non in un film del 2013 con protagonista Heath Ledger nei panni del fuorilegge, ma Justin Kurzel non rinuncia per questo ad adattare, con il suo ultimo film True History of the Kelly Gang, il romanzo di Peter Carey, che si prefigge, appunto, di raccontare la storia vera di Ned, dalla nascita, l’infanzia, la vita difficile, fino alla strada del criminale che intraprese con i membri della sua famiglia allargata.

 

La storia comincia nella campagna australiana: Ned nasce in una famiglia povera, isolata, miserabile, una famiglia che da subito insegna al bambino la difficoltà della vita, in un universo di frontiera, dove la sopravvivenza è l’unica meta, l’unica aspirazione possibile. Il bambino cresce in fretta, con una madre ossessiva ma che non esita a venderlo, una presenza invadente, costante, fonte di traumi e complessi, eternamente in lotta anche lei con la sua condizione di donna miserabile, rimasta vedova e sola, in un mondo che non fa sconti. Ned imparerà ad avere a che fare con le armi, con il sesso, con le donne e con il potere, ma declinerà tutto secondo la legge della violenza e della sanguigna fratellanza che lo ha visto condividere la vita con uomini disperati anlmeno quanto lui.

True History of the Kelly Gang, personaggi spezzati

Dopo Macbeth, Kurzel racconta di nuovo di uomini spezzati, vite tormentate, che nel paesaggio in cui vivono trovano una fotografia della loro vita interiore. Per questo True History of the Kelly Gang si colloca in un paesaggio da western moderno, brullo, ostile, senza nessuna mitizzazione della vita, dello scopo, ma solo quella legata ad un uomo e al suo branco che, per un brevissimo periodo, riuscì a tenere accesa una miccia di rivolta nei confronti dei potenti.

Decisamente efficace è la scelta del cast, con George MacKay che, nonostante la faccia pulita, riesce a conferire al suo Ned quell’aura di anti-eroe, di criminale per il quale si fa il tifo. Con lui Nicholas Hoult, in un ruolo insolitamente sgradevole, rispetto alla filmografia dell’attore, Charlie Hunnam, in un ruolo marginale ma formativo per il piccolo Ned, e Russell Crowe, sovrappeso, irriconoscibile, ma incredibilmente carismatico.

True History of the Kelly Gang, un western crudele

La parabola di Ned Kelly è completa e rapida e la scorgiamo dietro a quella true story del titolo, la storia vera che trapela dalle parole dello stesso protagonista, che decide di affidare alla scrittura la sua storia. E mentre da ragazzino violato, diventa un uomo violento, Ned compie davvero il miracolo nel costruirsi un’esistenza a suo modo nobile, eroica, cavalleresca, come si indovina nella scena finale, in cui solo e ferito, affronta la cattura a testa alta, continuando a combattere.

Tuttavia, nel suo ritratto avvincente e solenne, il regista pecca di ambizione e si perde nei tempi lunghi, negli spazi aperti, negli animi tormentati dei suoi protagonisti, preferendo una forma solenne per raccontare una storia greve, sporca e violenta. Forse è un tentativo di riportare Ned Kelly al mito, in quel luogo che per poco tempo ha occupato, anche nella memoria dei suoi connazionali. Certamente, il cinema, come la Storia, non sarà clemente con la Banda di Ned Kelly.