World Invasion

Difficile parlare di World Invasion (Battle L.A.: World Invasion); difficile per la natura del film, per la sua estrema durata e per tutte le potenzialità inespresse che poteva avere. Si è già capito quindi che la pellicola diretta da Jonathan Liebesman ha non poche crepe nel suo apparato e, mostrandosi per quello che è cioè un popcorn/disaster movie senza alcuna articolazione drammaturgica, fa affiorare alle labbra la peggiore delle esclamazioni per un film: “Quando finisce?”.

 
 

Ma andiamo con ordine: World Invasion ci introduce immediatamente in una Los Angeles sotto assedio, siamo con un gruppo di marines che si avviano in elicottero verso una battaglia che sembra ferocissima, le voci dei giornalisti dai Tg ci fanno sapere che “il mondo è in guerra”. Da qui veniamo catapultati in dietro di 24 ore, quando una pioggia di meteoriti minaccia i mari intorno alle estese coste nordamericane. Presto i meteoriti si trasformano in un attacco terroristico che si rivelerà invece un vero e proprio attacco alieno, e questa consapevolezza nei corpi armati mandati in principio per evacuare le zone interessate dai fenomeni ‘celesti’ è straordinariamente accettata come una possibilità naturale, e i nostri marines, addestrati a non ritirarsi mai, affrontano con coraggio e cameratismo questa battaglia: il loro compito è salvare dei civili e difendere la città, unica rimasta in piedi dopo i primi attacchi degli intrusi.

In realtà l’assunto che World Invasion condivide da subito con il pubblico è che non c’è una vera e propria trama, seguiamo solo questo gruppo di valorosi soldati che si inoltrano nelle macerie di una città per salvare degli inermi, il che in questo genere di prodotto non fa una piega. Il vero problema è dilatare la narrazione per 120 lunghissimi minuti, quando le cose da dire sono davvero poche, riducendosi a squallide battute a doppio senso, frasi che hanno il sapore di aforismi stantii e conversazioni improbabili in mezzo alle ceneri della battaglia. Non manca tuttavia il tentativo, fiacco, di rimpolpare l’esiguo filo conduttore (non si può parlare di una vera e propria trama) dando un’identità e un abbozzo di storia ai soldati, ognuno dei quali ci viene presentato all’inizio del film in situazioni ordinarie: che lo scopo sia quello di farci affezionare a loro o semplicemente di renderli identificabili sotto le divise identiche ha poca importanza, poiché in entrambi i casi il risultato fatica ad arrivare.

Al comando di questi valorosi c’è Aaron Eckhart, un sergente della Marina con i sensi di colpa per aver fatto morire i suoi in battaglia, al suo fianco diversi personaggi, che portano con loro diverse storie, e tra tutti Michelle Rodriguez, nei panni di Elena Santos, aereonautica, componente occasionale ma fondamentale al gruppo che forse poteva essere sfruttata meglio, sia per le indiscusse doti dell’attrice in questo tipo di ruoli, sia perché unica presenza femminile di rilievo.

Nota positiva sono le musiche di Brian Tyler che non è estraneo a film adrenalinici tutti (o quasi) al maschile, vedi The Expandables o John Rambo di Stallone, e che riesce a dare quella dimensione in più ad alcune scene conferendo loro epicità, senza però sopperire completamente alla mancanza di efficacia del film. Anche la rappresentazione dei letali giocattoli alieni ricorda molto altri mezzi di combattimento già visti al cinema, alcuni che sembrano sbarcati direttamente da Pandora. World Invasion può essere definito senza ombra di dubbio un Transformers 2, senza però l’ironia di Sam Witwicky.