Martin Scorsese The Irishman

Poco prima dell’arrivo di The Irishman su Netflix, Martin Scorsese aveva rilasciato un’intervista al noto giornalista americano Peter Travers durante il quale aveva affrontato una questione particolare spinosa: è possibile fruire della visione di un prodotto audiovisivo attraverso lo schermo di uno smartphone?

All’epoca dell’intervista, Scorsese aveva dichiarato: “Non ci ho mai pensato. Negli ultimi 20 anni ho fatto film sia per la televisione che per il cinema, in termini di dimensioni dello schermo, intendo… ma mai per il telefono. Non saprei neanche come fare. Mi piacerebbe, ma non so come si fa. È una cosa che non capisco. Sono consapevole che ci sono film concepiti anche per quel tipo di dispositivo, ma mi sento di suggerire, se qualcuno dovesse avere voglia di guardare un mio film o il film di qualsiasi altro regista, di non guardarlo su un telefonino. Guardatelo su un iPad… un iPad grande, almeno!”. 

Le dichiarazioni di Martin Scorsese sono balzate nuovamente all’attenzione negli ultimi giorni, quando Ryan Reynolds – in occasione della promozione di 6 Underground, il nuovo film di Michael Bay disponibile sempre su Netflix da oggi – ha avuto modo di commentarle alle pagine di Variety.

La star di Deadpool avrebbe dichiarato: “Dovresti poter guardare quel che c***o ti pare su qualsiasi c***o di dispositivo che ti pare. È così che vanne le cose”. 

A quanto pare, però, le parole dell’attore sono state totalmente fraintese! È stato infatti lo stesso Reynolds a riprendere l’articolo di Variety sul proprio profilo Twitter e a specificare – sempre con la tradizionale ironia che lo contraddistingue – che le sue dichiarazioni non erano nella maniera più assoluta una risposta a quelle di Scorsese:

“Più che altro stavo parlando delle preferenze del pubblico”, ha scritto Ryan Reynolds su Twitter. “Non volevo mancare di rispetto a Martin Scorsese, Variety! Ma sono comunque emozionato per quella che credo sarà l’unica volta che il mio nome e quello di Scorsese appariranno insieme sui titoli dei giornali.”

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