La saga di Star Wars potrebbe aver lasciato intendere che il personaggio di Qui-Gon Jinn dovrebbe essere considerato davvero uno Skywalker, anche se non attraverso la linea di sangue. L’Ascesa di Skywalker, l’ultimo capitolo della trilogia sequel, ha esteso notevolmente l’idea di cosa significhi veramente essere uno Skywalker, soprattutto grazie ad una delle scene clou del film, ossia quella in cui il personaggio di Rey sceglie di adottarne il cognome.

 
 

L’idea di rendere Rey un membro degli Skywalker era stata pianificata già nel 2014, con Pablo Hidalgo della Lucasfilm che aveva spiegato: “Mi piace l’idea che Rey diventerà la nostra Skywalker, anche se non è propriamente una Skywalker. Quando si tratta dei nostri scopi, essere uno Skywalker diventa davvero una metafora. Non si tratta di qualcosa che è direttamente collegato al sangue.” 

Inevitabilmente, queste dichiarazioni hanno profonde implicazioni all’interno del franchise di Star Wars. Tenendo presente quanto dichiarato da Hidalgo, uno Skywalker può essere considerato più semplicemente un agente dell’equilibrio che ha giurato di combattere contro l’oscurità. Curiosamente, questa definizione estesa suggerisce che lo stesso Primo Jedi – il fondatore dell’Ordine – dovrebbe essere considerato uno Skywalker. Come sottilmente confermato nel recente libro illustrato “Secrets of the Jedi“, il Primo Jedi serviva l’equilibrio della Forza, non il Lato Chiaro. Successivamente, l’Ordine Jedi aveva smarrito la strada e aveva dimenticato la vera importanza dell’equilibrio. 

Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker ha ridefinito cosa significa essere uno Skywalker

“Secrets of the Jedi” è un libro in-universe scritto da Luke Skywalker prima della sua morte ne Gli Ultimi Jedi. In modo abbastanza divertente, il libro include un sottile suggerimento in merito al fatto che Luke stava iniziando a comprendere anche quell’eredità della Forza: la sua descrizione di Qui-Gon Jinn, infatti, suggerisce che lo stesso considera il Maestro Jedi parte della stessa tradizione, anche se era morto in Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, quindi prima di avere la possibilità di addestrare Anakin.

“Anche se potrebbe non essere uno Skywalker di sangue”, osserva Luke, “Qui-Gon Jinn condivide un profondo legame con la storia della mia famiglia attraverso l’Ordine Jedi.” Si nota quindi la differenziazione tra gli Skywalker per discendenza diretta (quindi tramite legami di sangue) e la filosofia della Forza, che è la stessa suggerita da Hidalgo.

Sebbene Qui-Gon Jinn sia apparso soltanto in Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, l’era Disney lo ha trasformato in un personaggio affascinante e complesso. Aveva una profonda comprensione dell’equilibrio della Forza, ed era consapevole che l’oscurità e la luce erano entrambe necessarie; in ogni caso, credeva ancora che il dovere di uno Jedi fosse quello di opporsi all’oscurità. La familiarità di Qui-Gon con le antiche profezie Jedi significava che solo lui capiva di vivere al tempo del Prescelto, cosa che spiegherebbe anche perché si rese rapidamente conto di cosa fosse Anakin Skywalker quando incontrò il ragazzo su Tatooine.

Tutto ciò solleva una possibilità ancora più interessante; sebbene Anakin Skywalker fosse l’unico Prescelto, è possibile che esista un servitore dell’equilibrio in ogni generazione. In tal caso, ciò avrebbe profonde implicazioni per le future storie che verranno raccontate nell’universo di Star Wars. Il franchise sta per esplorare l’era dell’Alta Repubblica, ambientata 200 anni prima degli eventi di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, e potrebbero esserci anche lì una specie di “discendenti” degli Skywalker…

Via Screen Rant