Fin dai primi episodi di Fallout, Hank MacLean si è imposto come una delle figure più inquietanti dell’intero racconto. In apparenza è il Vault-dweller perfetto: Overseer irreprensibile, padre premuroso, uomo educato e misurato. Ma sotto questa superficie rassicurante si nasconde un personaggio costruito su manipolazione, moralità selettiva e su un’idea perversa di controllo scambiato per protezione.
Con la seconda stagione, Hank entra pienamente nella sua “villain era”. Il finale sembra però chiudere bruscamente il suo arco narrativo: Hank sceglie di cancellare la propria mente. O almeno, così sembra. Da quel momento, tra gli spettatori si è diffusa una teoria sempre più convincente: Hank MacLean non avrebbe mai davvero effettuato il mind-wipe, ma avrebbe inscenato l’ennesimo inganno.
Il finto mind-wipe: perché Hank avrebbe potuto mentire ancora

L’idea che Hank abbia simulato la cancellazione della propria mente non nasce dal nulla. Per comprenderla bisogna tornare alla filosofia sperimentale di Vault-Tec: nel mondo di Fallout, il consenso non è mai una priorità. Condizionamento, modifica comportamentale e controllo dell’identità sono strumenti, non limiti etici.
Hank non è solo un esecutore di questo sistema: è uno dei pochi personaggi ad averlo compreso fino in fondo. Se Vault-Tec evita i “single points of failure”, è plausibile che Hank abbia previsto un doppio sistema di controllo. Non è un caso che, nel momento chiave, emerga un secondo dispositivo di comando, con cui Hank riprende il potere proprio quando Lucy crede di averlo perso per sempre.
La scena della presunta cancellazione è rivelatrice: Hank entra in una sorta di “reset mode”, ma reagisce alle lacrime di Lucy, la consola, poi torna in standby. Un comportamento mai osservato negli altri soggetti realmente sottoposti al controllo mentale. Un dettaglio narrativo troppo preciso per essere casuale.
Un personaggio troppo centrale per scomparire così
Dal punto di vista dello storytelling, eliminare Hank in modo silenzioso e definitivo sarebbe una scelta sorprendentemente debole. Kyle MacLachlan ha costruito un antagonista memorabile proprio grazie a quell’ambiguità disturbante: gentilezza di facciata, brutalità sistemica nelle azioni.
Hank è profondamente intrecciato alle cospirazioni di Vault-Tec, alla “Phase 2” attivabile tramite il suo Pip-Boy speciale e al destino dei Vault prima e dopo le bombe. Lasciarlo a New Vegas come figura neutralizzata significherebbe spezzare una linea narrativa ancora ricchissima di potenziale.



