Con la quarta stagione, Bridgerton conferma il proprio status di fenomeno culturale e televisivo capace di ridefinire il linguaggio del period drama contemporaneo. Fin dal debutto nel 2020, la produzione targata Shondaland ha scelto di distinguersi dalle tradizionali narrazioni in costume puntando su una rappresentazione esplicita e consapevole del desiderio, integrando la sessualità all’interno dell’evoluzione psicologica dei personaggi.
Dopo una seconda stagione percepita da parte del pubblico come meno “ardente”, nonostante la rivalutazione critica della storia enemies-to-lovers tra Kate e Anthony, la quarta stagione aveva il compito di rilanciare quell’equilibrio tra tensione erotica e profondità emotiva che ha reso la serie un successo globale su Netflix. Con Benedict al centro della narrazione, le aspettative erano alte, e la seconda parte della stagione non ha deluso.
La scena nella vasca tra Benedict e Sophie, collocata nel finale della quarta stagione, rappresenta il punto culminante di questa tensione costruita nel corso degli episodi. Ma ciò che rende il momento così potente non è soltanto l’estetica sensuale o la messa in scena raffinata: è il modo in cui la serie trasforma l’intimità in strumento di racconto emotivo.
La scena tra Benedict e Sophie e il racconto del desiderio femminile nella serialità contemporanea

La sequenza, accompagnata da una delicata versione strumentale di “Never Be the Same” di Camila Cabello, costruisce un crescendo che parte dalla cura reciproca prima ancora che dal desiderio fisico. Benedict lava i capelli di Sophie, in un gesto che precede l’esplosione passionale e sottolinea come l’intimità, in questo caso, venga prima dell’istinto.
È Sophie a prendere l’iniziativa, e questo dettaglio è centrale nella lettura della scena. In un contesto sociale che la vede priva di potere – accusata ingiustamente e in attesa di processo – la relazione con Benedict diventa uno spazio di parità e autodeterminazione. La regia insiste su questo equilibrio: non si tratta di mera attrazione, ma di una dinamica costruita sul consenso, sulla comunicazione e sul rispetto.
La scena dimostra inoltre come l’erotismo televisivo possa evolvere oltre la semplice rappresentazione dell’atto sessuale. Non è l’esplicitazione a renderla memorabile, ma la centralità del desiderio femminile. Un tema che la serie, ispirata ai romanzi di Julia Quinn, esplora con crescente consapevolezza stagione dopo stagione.
Parallelamente, la quarta stagione apre prospettive interessanti anche per il personaggio di Francesca. Dopo la morte del marito John, il suo legame con Michaela suggerisce una possibile evoluzione narrativa verso un’esplorazione più esplicita della sessualità LGBTQ+, un terreno che la serie ha solo sfiorato in passato. Se sviluppata, questa linea potrebbe rappresentare un ulteriore passo avanti nel racconto del desiderio femminile in tutte le sue forme.
Con Bridgerton, la sensualità non è provocazione fine a se stessa, ma parte integrante di una narrazione che mette al centro agency, emozione e libertà individuale. Ed è proprio questa consapevolezza a confermare la serie come una delle più audaci e discusse del panorama televisivo contemporaneo.

