Sono trascorsi esattamente dieci anni dall’uscita in sala di Veloce come il vento, film che ha cambiato la carriera del suo regista Matteo Rovere, ha lanciato quella di Matilda de Angelis e ha dimostrato che un certo cinema di genere che odora di benzina e gomme bruciate è possibile anche in Italia. Un film, quello, che a Rovere è sempre rimasto sottopelle – come da lui dichiarato – nutrendo il desiderio di tornare a confrontarsi con auto, motori e velocità. L’occasione è arrivata con la serie Motorvalley, prodotta dalla sua Groenlandia e distribuita su Netflix.
Ideata da Francesca Manieri, Gianluca Bernardini e lo stesso Rovere (che ha anche diretto i primi due episodi), la serie ci riporta dunque sui circuiti del Campionato Italiano Gran Turismo, dove le auto e le corse non sono solo una passione da condividere ma anche una ragione di vita, o di morte. Sei episodi animati dunque dal desiderio di restituire tutta l’adrenalina e l’epicità di questi contesti. Obiettivo riuscito, si può dire, nonostante alcuni ostacoli e incidenti di percorso.
La trama di Motorvalley
Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza) hanno perso quasi tutto nella loro vita, ma una cosa li accende ancora: l’amore per le auto. Elena, rampolla della Dionisi, proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello; assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, per allenarla. Ognuno di loro ha dunque un preciso motivo per correre più veloce degli altri.

Veloci come il vento
Se ne sono viste di auto da corsa al cinema negli ultimi anni: dall’italiano Race for Glory: Audi vs. Lancia fino a scomodare i grandi F1 – Il film, Rush e Le Mans ’66 – La grande sfida. Sul piccolo schermo, tuttavia, il mondo delle competizioni automobilistiche non aveva ancora trovato spazio. Motorvalley mette dunque fine a questa assenza, potendo sfoggiare i progressi tecnici raggiunti per raccontare oggi in forma di fiction il meccanismo e i momenti clou di queste gare. Ciò emerge con forza specialmente nella seconda metà della stagione, quando si entra nel vivo del campionato.
Sono sequenze dotate del giusto ritmo, della giusta quantità di dettagli, con un lavoro sul sonoro che restituisce un certo grado di realismo nonostante l’assenza di un impianto audio da sala cinematografica. Certo, sarebbe ingeneroso – oltreché scorretto – proporre dei paragoni con i grandi film poc’anzi citati. Non si deve infatti pretendere di raggiungere quei livelli – giustificati da tanti fattori – ma riconoscere che nel panorama audiovisivo italiano non sono frequenti opere così impegnate a lavorare su simili tecnicismi e a restituire simili dosi di adrenalina.
Luca Argentero e Caterina Forza guidano la serie
Ma fortunatamente Motorvalley non vuole fare unicamente sfoggio del suo comparto tecnico, concentrandosi in prima battuta sul proporre una storia di rivincita portata avanti da personaggi che di cicatrici ne hanno in abbondanza. Anche in questo caso, nel vedere in azione l’Arturo di Luca Argentero e la Blu di Caterina Forza verrebbe semplice attuare un confronto con i personaggi interpretati da Stefano Accorsi e Matilda de Angelis in Veloce come il vento (con Giulia De Martino, Blu condivide anche alcune ciocche di capelli tinte di blu).

Ma gli autori si discostano ben presto da quei modelli, mantenendo in comune unicamente il rapporto mentore-allievo. Così i personaggi di Argentero e Forza hanno la possibilità di muoversi in un circuito tutto loro, trovando una propria personalità. Il primo impatto con loro non è in realtà particolarmente entusiasmante e si ha abbastanza subito la sensazione di trovarsi davanti ai soliti stereotipi. Incerta appare anche la recitazione dei due attori, come se dovessero ancora comprendere al meglio il funzionamento di questi personaggi.
Con il passare degli episodi questa sensazione viene però meno ed entrambi gli attori appaiono più convincenti nelle rispettive parti. La scrittura gli regala anche un paio di momenti piuttosto commoventi, che rafforzano agli occhi dello spettatore il loro legame e l’affetto che si può nutrire per loro. Meno convincenti, purtroppo, sono gli altri personaggi, dalla Elena di Giulia Michelini fino a quelli secondari, che non ottengono le stesse opportunità di andare oltre i giri di qualifica.
Gli ostacoli sul percorso di Motorvalley
Quella di una certa banalità nella scrittura dei personaggi è in realtà solo uno dei punti deboli di una serie che in troppe occasioni si adagia su un linguaggio al di sotto del suo potenziale. Tra una serie di scelte, snodi narrativi o cliffhanger che vorrebbero essere pop ma risultano invece un po’ kitsch, Motorvalley vive dunque diverse false partenze e se anche nel complesso non esce da alcuni luoghi comuni, presenta comunque quella giusta dose di leggerezza, umorismo e grinta per cui la si guarda con piacere.
Motorvalley
Sommario
Motorvalley è una serie ambiziosa e riuscita soprattutto sul piano tecnico e spettacolare, capace di restituire adrenalina e realismo alle corse automobilistiche. I limiti emergono nella scrittura, spesso prevedibile e stereotipata, e nello sviluppo dei personaggi secondari. Nel complesso, pur con diverse imperfezioni, la serie resta un prodotto godibile, leggero e grintoso.
