On Point – Sogni in ballo: la recensione della docu-serie Disney+

Con la nuova serie prodotta da Ron Howard e Brian Glazer, il catalogo della piattaforma si amplia ulteriormente verso nuovi racconti e territori.

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On Point - Sogni in ballo recensione

Nel suo continuo ricercare nuovi contenuti per il proprio catalogo, la piattaforma Disney+ svela una volontà di inclusività raramente vista altrove. Sono infatti molti i contenuti presenti pensati per tipologie di spettatori sempre diversi per età e cultura. In particolare, è anche attraverso i documentari che si svela sempre di più questa politica. Dopo aver viaggiato nello spazio con gli astronauti di La vera storia di The Right Stuff, e aver conosciuto il privato di alcune celebrità grazie a Becoming, è ora possibile emozionarsi grazie ad un accesso privilegiato in una delle più famose e prestigiose scuole di ballo degli Stati Uniti.

Questa viene esplorata nella docu-serie intitolata On Point – Sogni in ballo, disponibile nella sua interezza a partire dal 18 dicembre. Composta di 6 episodi, all’interno di questa si racconta una stagione nella School of American Ballet (SAB) di New York, celebre in tutto il mondo. Tra le principali istituzioni di danza classica giovanile del mondo, qui si svolgono le vite degli allievi che inseguono il loro sogno di diventare ballerini. Mentre gli studenti più grandi provenienti da tutto il paese si allenano rigorosamente per le loro carriere professionali, gli allievi più giovani di New York sono messi a dura prova. A loro spetta infatti esercitarsi ed esibirsi nel classico balletto delle feste del New York City Ballet, Lo schiaccianoci di George Balanchine.

Una serie di carattere formativo

Diretta e prodotta da Larissa Bills, nota documentarista, con il sostegno anche di Ron Howard e Brian Glazer, la serie si configura per una suddivisione in capitoli attraverso cui poter scoprire i principali segreti del mondo della danza. Nulla di meglio per riuscire in ciò che affidarsi agli insegnamenti pratici di alcuni tra i più rinomati ballerini del mondo, qui a completa disposizione tanto degli allievi quanto degli spettatori. Si intraprende così il viaggio attraverso la fase di selezione per il nuovo anno accademico, scoprendo le prove che gli aspiranti ballerini sono necessariamente chiamati a sostenere. Come si potrà ben immaginare, tale forma artistica appare tanto più naturale e “semplice” quanta più è la disciplina e la tecnica che vi sono dietro.

Non tutti possono riuscire in ciò, ed è per questo che gli autori comprendono bene l’importanza di porsi dal punto di vista degli stessi allievi. Le testimonianze più affascinanti sono infatti le loro. Attraverso tali ragazzi è più direttamente possibile scoprire gioie, dolori e speranze di chi ha un sogno e fa di tutto per poterlo realizzare. Non si tace dunque sul fatto che se è vero che molti possono danzare, solo pochi hanno le qualità giuste per poter essere i migliori. Impegno della serie sembra così quello di fornire un comodo strumento formativo che arriva dritto dritto da uno dei luoghi cardine di tale mondo artistico. Con il progredire della serie, poi, si entra nel vivo della stagione. Durante questa si esploreranno così i preparativi ad uno degli spettacoli più amati e temuti di sempre: Lo schiaccianoci.

On Point - Sogni in ballo Disney+

Una serie per chi ama la danza

In vista di questo On Point – Sogni in ballo si concentra così sulle lezioni, le esercitazioni e le prove più complesse richieste agli allievi. Per fare ciò, necessariamente scende in una serie di tecnicismi che ribadiscono come il pubblico più ideale sia quello che ama profondamente tale disciplina. Pur rimanendo generalmente comprensibile e apprezzabile da tutti, la serie troverà però negli appassionati della danza coloro che più di altri potranno apprezzare ogni sfumatura, ogni elemento e particolarità di quanto viene mostrato. Dettagli che ad un occhio non esperto potrebbero invece passare inosservati. Ma bilanciando tutto ciò con un aspetto più universalmente fruibile, come quello della vita dei ragazzi protagonisti oltre il ballo, è possibile generare un coinvolgimento più ampio e, appunto, inclusivo.

Ciò che probabilmente più di ogni altra cosa frena il ritmo degli episodi è la loro durata di circa 45 minuti. Un formato, questo, che appare qui forse troppo impegnativo, con il risultato che molti degli eventi narrati tendono ad essere particolarmente ed eccessivamente diluiti. Una sensazione che però, come già detto, potrebbero riscontrare gli spettatori poco avvezzi al genere. L’appassionato di danza potrà invece ritrovare nella serie ogni più piccolo dettaglio di tale disciplina, e che arricchisce qui il racconto di un particolare realismo. Non solo infatti On Point – Sogni in ballo si presenta come tale grazie al suo essere un documentario, ma ribadisce questo impegno grazie all’inclusione di una serie di voci, punti di vista ed elementi che altrove avrebbero potuto non trovare spazio.