P-Valley, recensione della serie di Katori Hall

Il paradiso di ogni uomo, tenuto in piedi dalle donne.

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P-Valley serie tv 2020

Katori Hall, famosa drammaturga americana, porta in forma di serie tv, in veste di showrunner e produttore esecutivo, una delle sue pièce più famose, P-Valley, il racconto di un gruppo di spogliarelliste che lavora al Pynk, un locale nel Delta del Mississippi, nel profondo sud degli Stati Uniti. La serie arriverà su StarzPlay dal prossimo 12 luglio.

La storia segue le vite delle ballerine dello strip club, donne che hanno una vita difficile ma combattono ogni giorno per inseguire dei sogni che forse sono un po’ troppo grandi per il luogo e per la situazione sociale in cui si trovano, non certo per le loro forze. C’è la femmina alfa, Mercedes (Brandee Evans), che dopo anni di pole dance e strip ha finalmente messo da parte abbastanza soldi per aprire una palestra e allenare le bambine del suo quartiere. C’è Keyshawn (Shannon Thornton), che invece fa i salti mortali per gestire sua figlia neonata, il suo lavoro al club e un compagno violento, che spesso le lascia segni su quel corpo che le serve per vivere e lavorare. C’è zio Clifford (Nicco Annan), il gestore del locale, protettore, confidente, rappresentante estremo e bellissimo della non appartenenza al gender, che ama giocare con parrucche, trucco e abiti stravaganti come le sue ballerine, dice di conoscere troppi uomini e donne queer uccisi nella Città del Mississippi per sentirsi completamente al sicuro lì. Poi c’è l’attrazione più recente del club, Autumn (Elarica Johnson), l’unica che, nonostante lo spaesamento iniziale, potrebbe essere l’unica ad essere davvero a suo agio su quel palco e attorno a quel palo, nonostante un disturbo post traumatico che la assale improvvisamente, e che lei combatte con un eccesso di alcol.

P-Valley e lo sguardo femminile sui corpi di donna

La storia di P-Valley si dipana lungo dieci episodi da circa un’ora, tutti diretti, raccontati, inquadrati da un occhio femminile eforse proprio per questo la sovraesposizione dei corpi delle protagoniste non è mai serva di pruriginoso voyeurismo ma sempre latore di potenziamento. E si parte dal corpo perché è lo strumento principale con cui queste donne vengono raccontate: corpi così belli da non sembrare di questa Terra eppure tutt’altro che perfetti popolano il Pynk e tutte le notti gli avventori del club sono lì, vittime di questi corpi, di queste donne che esercitano con grande consapevolezza il loro potere. Tuttavia, il potere che viene dal corpo costa fatica, in termini di emozioni, in termini di duro lavoro e anche in termini di energie spese ad allenarsi appese a quel palo, che per pochi minuti, ogni sera, è migliore amico, sostegno e àncora per ognuna di loro.

Nel primo episodio, Mercedes si esibisce, sale sul palco, si arrampica al palo e comincia la sua danza, tra forza e grazie. Sotto di lei volano biglietti da un dollaro o più, uomini eccitati, musica assordante riempie la sala, luci al neon e proiettori illuminano di fucsia e blu l’aria, ma noi siamo nella testa di Mecedes: c’è silenzio, concentrazione, e l’unico suono che sentiamo è il suo respiro, il suo corpo che si sfrega contro il palo a cui è aggrappata, il suo sforzo atletico. Si tratta di una sequenza molto breve ma estremamente significativa, rappresentativa della forza di volontà di questa donna che ha un obbiettivo preciso ed usa coscientemente il suo corpo per realizzarlo.

p-valley recensioneUn’umanità che combatte a denti stretti per un posto al sole

In maniera più dura e drammatica rispetto a The Hustlers, uscito lo scorso inverno, P-Valley mette in scena un’immagine di donna molto estrema, oltre a gettare una luce sull’ambiente degli strip club e su forme di razzismo ed emarginazione tanto radicate quanto feroci. Dall’ecosistema economico al rapporto di sorellanza conflittuale delle protagoniste, P-Valley si fa spaccato di una realtà che fatichiamo a credere sia vera per quanto è difficile.

Visivamente sontuoso ed accattivante, P-Valley ricopre con una patina glamour un discorso sociale, etnico, politico ed economico che altrimenti sarebbe tanto atroce da risultare insostenibile. La bellezza delle immagini e dei corpi è un contraltare necessario a mostrare la realtà, il dolore, i tagli, i lividi sotto al trucco.

Ma la serie non si focalizza soltanto su queste donne, quindi lo sguardo femminile, per quanto fondamentale non è determinante. Dal rapporto con la fluidità di genere alla realtà proibitiva per qualunque tipo di sogno che possa in qualche modo sollevare il singolo dalla miseria in cui si trova, P-Valley è un racconto disincantato e crudo di una umanità che combatte a denti stretti per un posto al sole. Ma di questi posti, sembra chiaro, non ce ne sono abbastanza per tutti.