Reservation Dogs, recensione della serie di Taika Waititi

La serie, realizzata da Taika Waititi, mette sul piatto dei punti di vista e delle storie inedite per il panorama seriale contemporaneo.

A sentire Reservation Dogs, il pensiero vola immediatamente a Reservoir Dogs, ovvero Le Iene, folgorante esordio di Quentin Tarantino che, con la serie ideata da Taika Waititi ha poco a che fare, visto che i protagonisti dello sceneggiatore premio Oscar sono dei ragazzini scapestrati che semplicemente fanno dei pasticci, o cercano di sistemarli.

La trama di Reservation Dogs

 

Dai co-creatori e produttori esecutivi Sterlin Harjo e Taika Waititi, Reservation Dogs è una comedy che segue le vicende di quattro adolescenti nativi americani dell’Oklahoma rurale che rubano, rapinano e risparmiano per riuscire ad arrivare nell’esotica e lontana terra della California.

Girato a Okmulgee, Oklahoma, Reservation Dogs, è una novità nella rappresentazione degli Indigeni sullo schermo sia davanti che dietro la telecamera. Ogni sceneggiatore, regista e personaggio principale della serie infatti è Indigeno. Questo team creativo, primo nel suo genere, racconta una storia che ha una forte corrispondenza con la propria esperienza di vita, e invita il pubblico a entrare in un mondo sorprendentemente familiare e divertente.

La grande dolcezza di Taika Waititi

L’impronta più forte è sicuramente quella della personalità strabordante di Waititi. Il mondo lo ha conosciuto con il suo travolgente Thor: Ragnarok, anche se qualcuno lo aveva già amato per What We Do in the Shadow, film che lo ha fatto effettivamente entrare nei radar della Marvel Studios. Da allora l’autore è stato coinvolto in mille progetti, instaurando una solida collaborazione con Disney (la serie sarà infatti disponibile su Star), e arrivando anche a vincere un premio Oscar per la sceneggiatura di Jojo Rabbit.

Questa formazione così varia e ricca si fonda su una sensibilità e una dolcezza davvero rare, che gli hanno permesso di entrare nei cuori dei suoi fan, con personaggi reietti eppure amabili, raccontati con umorismo e delicatezza. Queste caratteristiche sono poi la base su cui si fonda Reservation Dogs, in cui questi protagonisti scapestrati formano, l’uno per l’altro, una famiglia raffazzonata e disastrata, che suscita la totale simpatia dello spettatore.

Per la natura multietnica di cast e crew, Reservation Dogs si fa anche portavoce di una importantissima vocazione di rappresentazione, per tutti coloro che fino a questo momento hanno trovato poca voce e ai quali le piattaforme stanno cominciando a dedicare lo spazio necessario per un cambio di prospettiva, un arricchimento di vedute e una più completa rappresentazione delle esperienze umane.

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Per la natura multietnica di cast e crew, Reservation Dogs si fa anche portavoce di una importantissima vocazione di rappresentazione, per tutti coloro che fino a questo momento hanno trovato poca voce e ai quali le piattaforme stanno cominciando a dedicare lo spazio necessario per un cambio di prospettiva, un arricchimento di vedute e una più completa rappresentazione delle esperienze umane.
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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