Dietro i Candelabri

dietro i candelabri recensione “Troppo gay per il grande schermo”. Con queste parole si è sentito rispondere Steven Soderbergh quando ai produttori di Hollywood propose il soggetto per Dietro i Candelabri, un film sulla vita di Liberace, iconico pianista che tra gli anni ’50 e ’70 fu molto famoso negli Stati Uniti, soprattutto per i suoi eccessi nella vita e nel look, che contrastavano con il suo essere ultraconservatore nel privato, tanto da non uscire mai dal cosiddetto “closet” per tutta la vita.

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Soderbergh, in un intervista a Hollywood Reporter, sottolinea come la frase dei produttori lo avesse fatto sorridere, visto che questo film veniva dopo Brokeback Mountain, molto esplicito nella relazione che nasce tra i due cowboy, e soprattutto dopo tutta una cinematografia che in effetti non si era mai curata della “gayezza” del soggetto, come nel caso del Rocky horror picture show, del 1975 o del più recente Piume di struzzo, remake americano de Il vizietto con Robin Williams.

Così mentre il cinema europeo si mostra più libero a mostrare storie e storie d’amore non canoniche con libertà, La vita di Adèle a guidare il gruppo, il paese dove per primo negli ultimi dieci anni è diventato legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sembrava non essere pronto alla visione della storia dello showman più importante dei venti anni tra il ’50 e il ’70.

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dietro i candelabri recensione posterDietro i Candelabri viene quindi portato ai produttori televisivi dove ha un trattamento completamente diverso, la HBO, vedendoci lungo come al solito, lo produce e il film viene poi portato a Cannes nel 2013, trasmesso e poi premiato come miglior miniserie e miglior attore protagonista, Michael Douglas, agli ultimi Emmy awards.

Ma la linea temporale non è così semplice come viene raccontata, la gestazione di Dietro i Candelabri inizia 10 anni fa, subisce uno stop molto lungo perchè Michael Douglas voleva assolutamente avere questa parte, ma, allo stesso tempo, doveva anche combattere il cancro alla gola che gli era stato diagnosticato. Douglas supera la chemio e la cura, al suo fianco, nel ruolo dell’amante mai riconosciuto di Liberace, viene chiamato Matt Damon, che per interpretare il ruolo del ventenne Scott porta tutto il tempo una parrucca, al contrario di Douglas che invece chiede che vengano usati solo i suoi veri capelli.

Insomma una vera realizzazione barocca per questo film, così come fu la vita del pianista: nato da immigrati italo-polacchi (il suo vero nome è infatti Wladziu Valentino Liberace) fu il primo, addirittura negli anni ’40 a proporre i primi videoclip sfruttando la sperimentazione del sonoro da poco scoperto e abbinato all’immagine filmata, e fu il primo a realizzare spettacoli con una vera e propria scenografia di abbellimento: i candelabri del titolo erano infatti presenti ad ogni suo spettacolo, diventando un “prop” ricorrente.

Il film esce nelle sale italiane il prossimo 5 Dicembre, ma chissà se il pubblico nostrano non sia troppo lontano dal conoscere chi sia questo showman americano per apprezzare la pellicola. La fiducia è tutta riposta nelle grandi capacità registiche di Soderbergh e l’attrattiva del binomio Matt Damon – Michael Douglas nel cast.

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