La mia vita è uno zoo
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Rimasto da poco vedovo, il giornalista Matt Damon decide di sanare il  lutto dando una svolta radicale alla propria vita, e a quella dei due figli, trasferendosi nella campagna inglese e imbarcandosi nell’impresa di risollevare le sorti di uno zoo in stato di semiabbandono; ad aiutarli, ci sarà il personale dello stesso zoo, guidato da Scarlett Johannson.

 
 

Tratto da una vicenda realmente accaduta e raccontata dal protagonista Bejamin Mee nel romanzo We bought a zoo (che è poi diventato anche il titolo originale del film), La mia vita è uno zoo sancisce il ritorno al cinema di Cameron Crowe, a circa sei anni di distanza da Elizabethtown..

Quel film (che peraltro prendeva anch’esso le mosse da un lutto famigliare, in quel caso la perdita del padre da parte del protagonista),  non riuscì però a replicare i successi di suoi illustri predecessori, come Almost Famous o Vanilla Sky, inducendo probabilmente il regista a prendersi una pausa, almeno dal cinema. Nel lungo periodo di assenza, tuttavia, Crowe non è rimasto con le mani in mano, mettendo le proprie capacità al servizio del mondo della musica,  in particolare collaborando coi Pearl Jam (per il video del brano The Fixer e per il documentario Pearl Jam Twenty) e con Elton John (per il documentario The Union).

Per questo ritorno, Crowe si affida a Matt Damon, qui alle prese con un genere, la commedia (per quanto connotata da risvolti drammatici) non troppo frequentato in passato e questo rappresenta uno dei maggiori motivi di curiosità suscitati dal film.  Ad affiancare l’attore del Massachussetts è Scarlett Johansson, anch’essa non così spesso impegnata in commedie (l’ultima in ordine di tempo, è stata La verità è che non gli piaci abbastanza, risalente a un paio di anni fa). Del cast fanno parte anche Elle Fanning, Tomas Haden Church e Angus MacFadyen.

La vicenda del film non offre forse esaltanti spunti di originalità (il padre di famiglia che molla tutto per elaborare il lutto può ricordare ad esempio, la serie tv Everwood, mentre l’impresa impossibile volta a ‘esorcizzare il Male’ era al centro de L’ultimo sogno con Kevin Kline nel ruolo di un padre che, condannato da una malattia incurabile,  si imbarcava nella costruzione di un’intera casa coinvolgendo il figlio, e questi sono solo due esempi di un filone già abbastanza esplorato), tuttavia le critiche negli USA, dove il film è uscito in occasione dello scorso Natale,  sono state tutto sommato positive. In attesa di capire se sarà un ‘bel vedere’  c’è da essere comunque  sicuri che quanto meno sarà un bell’ascoltare: come d’abitudine, anche in questo caso Cameron Crowe ha dato primaria importanza alla colonna sonora (ricordiamo che trai primi lavori del regista californiano vi fu Singles, esile commediola che nei primi anni ’90 ebbe soprattutto il merito di far conoscere al grande pubblico band come Pearl Jam, Alice In Chains e Soundgarden): in questo caso Crowe si è affidato alle sonorizzazioni di ‘Jonsi’ Birgisson, cantante e chitarrista dei Sigur Ròs e a  brani della stessa band islandese.

Assieme a loro,  una lista quanto mai eterogenea di autori (per una trentina di pezzi) che vanno da Tom Petty a Randy Newman, da Mike McCready (chitarrista dei Pearl Jam) agli Stone Temple Pilots (progetto ‘estemporaneo’ che includeva membri degli stessi Pearl Jam e dei Soundgarden), da Bob Dylan a Neil Young, passando per la new wave di Echo & The Bunnymen, il reggae degli Upsetters, e i Wilco, alfieri del rock ‘alternativo’ degli ultimi anni. L’uscita del film in Italia è prevista per il 16 marzo.

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