Con Cime Tempestose, la regista Emerald Fennell propone una nuova rilettura del romanzo di Cime Tempestose, scegliendo un approccio più concentrato, emotivo e radicale rispetto ad alcune versioni precedenti. Il finale del film è fedele nello spirito all’opera originale, ma compie una scelta narrativa decisiva: interrompere la storia con la morte di Catherine, trasformando quell’istante nel vero centro tragico dell’intero racconto.
Per comprendere perché la storia di Cathy e Heathcliff si chiuda così, è necessario analizzare cosa accade negli ultimi minuti e quale significato assume questa conclusione nel contesto dell’adattamento.
Cosa succede a Cathy e Heathcliff nel finale del film?
Nel terzo atto del film, Catherine (interpretata da Margot Robbie) è incinta del marito Edgar, ma la sua relazione emotiva con Heathcliff (interpretato da Jacob Elordi) non si è mai davvero spezzata. Il loro legame resta viscerale, ossessivo, distruttivo. Quando Cathy precipita in una spirale depressiva e perde il bambino a causa di complicazioni, la tragedia diventa irreversibile.
Heathcliff corre da lei, ma arriva troppo tardi. Può solo stringere il corpo senza vita della donna che ha definito la sua esistenza. Il momento culminante è il suo grido disperato: chiede a Cathy di perseguitarlo, di non lasciarlo mai davvero. Non chiede pace, non chiede oblio. Chiede tormento.
Il film (la nostra recensione) si chiude su questa immagine: Heathcliff piegato sul corpo di Cathy, e un ritorno visivo alla loro infanzia, quando l’amore era ancora puro, selvaggio, non ancora contaminato dalle convenzioni sociali. È una chiusura circolare, che lega innocenza e distruzione nello stesso respiro.
Perché il film si ferma alla morte di Cathy?
Chi conosce il romanzo sa che la storia non finisce qui. Nel libro di Emily Bronte, Catherine partorisce una figlia prima di morire, e la narrazione prosegue per anni, diventando una tragedia generazionale. Molti adattamenti cinematografici hanno scelto di mostrare anche la morte di Heathcliff o addirittura una riunione spirituale dei due amanti.
Emerald Fennell compie invece una scelta precisa: fermarsi alla morte di Cathy. È una decisione narrativa che concentra l’intero significato del film sull’amore impossibile tra i due protagonisti. Andare oltre avrebbe trasformato la storia in un dramma di eredità e vendetta; fermarsi qui la mantiene un’epopea romantica e autodistruttiva.
Il film non è interessato alle conseguenze sociali della tragedia, ma alla sua intensità emotiva. Il suo focus è l’istante in cui l’amore diventa perdita definitiva.
Heathcliff è vittima o artefice della tragedia?

Il finale non offre una risposta semplice. Heathcliff è devastato, ma è anche corresponsabile del destino che si compie. La sua scelta di sposare Isabella per ripicca, la sua incapacità di spezzare il legame tossico con Cathy, la sua ossessione per l’orgoglio e la vendetta: tutto contribuisce alla spirale che conduce alla morte.
Quando implora Cathy di perseguitarlo, non sta semplicemente esprimendo dolore. Sta accettando che la sua vita sarà definita dall’assenza. Il fantasma che invoca non è solo soprannaturale, ma psicologico. Heathcliff sceglie di vivere nel ricordo, nella colpa, nella ferita aperta.
In questo senso, il finale eleva la storia da tragedia romantica a meditazione sull’autodistruzione.
Perché Catherine è il vero centro della storia?

Pur essendo raccontata spesso dal punto di vista di Heathcliff, la tragedia ruota intorno a Cathy. La sua morte non è solo l’evento che distrugge l’uomo, ma il momento che cristallizza l’intero racconto.
Il film rinuncia alla struttura a cornice del romanzo – dove la storia è mediata dal racconto di Nelly – e sceglie una messa in scena più diretta. Questo sposta il peso emotivo su Catherine come personaggio vivo, non solo come ricordo o mito.
La riuscita del finale dipende dalla capacità dello spettatore di investire emotivamente in lei prima della morte. Se Cathy è percepita come figura tridimensionale, il finale è devastante; se resta solo un simbolo romantico, la tragedia perde forza. Fennell punta tutto su questa scommessa.
Cosa significa l’ultimo flashback all’infanzia?

Il ritorno visivo alla loro infanzia non è un semplice espediente nostalgico. È un contrappunto tragico. Mostra ciò che poteva essere e non sarà mai più. Il film suggerisce che l’amore tra Cathy e Heathcliff fosse autentico proprio quando era ancora libero dalle gerarchie sociali e dalle ambizioni.
Il flashback non promette una riunione ultraterrena, come in alcune versioni precedenti. È piuttosto una memoria congelata: il momento in cui il destino non era ancora stato scritto. Questo rende il finale più terreno, più umano, meno consolatorio.
Perché questo finale funziona così bene sullo schermo?

Un romanzo può permettersi di espandersi nel tempo, esplorare generazioni, dilatare le conseguenze. Un film, soprattutto uno che punta sull’intensità emotiva, deve trovare un’immagine definitiva.
Heathcliff che stringe il corpo di Cathy è quell’immagine. È iconica, teatrale, quasi shakespeariana. Trasforma un dramma vittoriano in un mito tragico universale. Non serve vedere il resto della vita di Heathcliff per comprendere che sarà segnata dalla rovina.
La scelta di fermarsi lì rende il finale netto, memorabile, coerente con l’idea che Wuthering Heights sia, prima di tutto, la storia di un amore impossibile che consuma tutto ciò che tocca.

