La lettera scarlatta: la spiegazione del finale del film

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Roland Joffé, celebre per film come Mission e Urla del silenzio, torna nel 1995 con La lettera scarlatta, adattamento cinematografico del celebre romanzo di Nathaniel Hawthorne. La storia, ambientata nel puritano New England del XVII secolo, segue le vicende di Hester Prynne, donna accusata di adulterio, costretta a portare pubblicamente una lettera scarlatta come simbolo della sua colpa. Il film miscela dramma romantico e tensione morale, esplorando i temi della punizione, della colpa e del giudizio sociale, elementi centrali anche nel romanzo originale.

Il film si inserisce in un momento particolare della filmografia di Demi Moore, consolidando il suo ruolo di interprete di donne complesse e tormentate dopo lavori come Ghost – Fantasma e Proposta indecente. Gary Oldman, già noto per le sue interpretazioni intense in film come Dracula di Bram Stoker e Sid & Nancy, veste i panni del reverendo Dimmesdale, aggiungendo profondità emotiva al dramma morale centrale della vicenda. La loro collaborazione porta sullo schermo una tensione romantica e spirituale che è al centro della narrazione.

Rispetto al romanzo e ad altre trasposizioni, Joffé introduce alcune novità visive e narrative, con scenografie cupe e una fotografia che enfatizza la rigidità morale della comunità puritana. Il film mantiene il tono tragico e meditativo, ma lo traduce in un contesto cinematografico moderno, puntando sul conflitto interiore dei personaggi principali e sulla loro evoluzione emotiva. Nel resto dell’articolo verrà proposto un approfondimento con spiegazione del finale del film, evidenziando il modo in cui la vicenda di Hester e Dimmesdale si risolve e lascia spazio a riflessioni sulla colpa e il perdono.

Demi Moore in La lettera scarlatta
Demi Moore in La lettera scarlatta

La trama di La lettera scarlatta

Hester Prynne, precedendo il marito medico Roger, giunge in una comunità puritana di Salem, nel New England. Donna decisa e volitiva, Hester respinge le avance del capitano Brewster Stonehall, ma si innamora invece del giovane reverendo Arthur Dimmesdale, che ha convertito numerosi nativi e che sta traducendo la Bibbia in algonquin. I due, dopo aver lottato invano con la passione, credendo alla notizia della morte di Roger hanno un rapporto d’amore. Hester, che ha fatto amicizia con le donne meno sottomesse alle ferre regole della colonia, tra cui spicca Harriet Hibbons, viene però citata in giudizio per osservazioni sull’interpretazione delle Scritture, ma il suo stato di gravidanza, resosi evidente, fa sì che venga imprigionata, rifiutandosi di rivelare il nome del padre del nascituro.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto de La lettera scarlatta si apre con il ritorno di Roger Prynne, che si cela dietro l’identità di Dr. Chillingworth e pianifica la sua vendetta contro l’uomo che ha avuto una relazione con sua moglie. La tensione tra i personaggi cresce mentre Chillingworth commette un omicidio per incastrare la tribù Algonquian, provocando una spirale di violenza che trascina l’intera colonia nel conflitto. Hester, pur segnata dalla pubblica umiliazione, si confronta con la possibilità di perdere tutto e con il peso delle proprie scelte, mentre Dimmesdale lotta con la sua coscienza e la necessità di espiare la propria colpa.

La risoluzione della vicenda avviene quando Dimmesdale decide di confessare pubblicamente la paternità del figlio, interrompendo così la persecuzione di Hester e mettendo fine al tormento interiore di entrambi. Durante la confessione, la comunità si trova davanti alla verità nascosta e deve confrontarsi con le proprie rigidità morali. Contestualmente, l’attacco degli Algonquian alla colonia crea un quadro di caos e distruzione, evidenziando la fragilità del controllo sociale e la tragica consequenzialità dei peccati personali, mentre Hester e Dimmesdale riescono a salvarsi e a lasciare il Massachusetts insieme.

Gary Oldman e Demi Moore in La lettera scarlatta
Gary Oldman e Demi Moore in La lettera scarlatta

Il finale porta a compimento i temi centrali del film, come la colpa, il perdono e la rigidità morale della società puritana. La confessione di Dimmesdale rappresenta l’espiazione e la liberazione dal peso della menzogna, mentre la partenza di Hester simboleggia la possibilità di ricominciare oltre i limiti imposti dalla comunità. L’atto conclusivo mostra come la giustizia umana possa essere imperfetta e parziale, ma anche come la verità e il coraggio morale possano guidare verso la redenzione, ribadendo l’importanza dell’integrità individuale di fronte alle pressioni sociali.

La scelta di Hester e Dimmesdale di allontanarsi dalla colonia rafforza il messaggio centrale del film sulla necessità di trovare uno spazio libero dai giudizi altrui per vivere secondo coscienza. La narrazione suggerisce che, nonostante la rigidità sociale e la punizione pubblica, esiste sempre una possibilità di rinnovamento e autoaffermazione. Il finale, inoltre, mette in luce il contrasto tra la brutalità delle leggi e dei costumi e la complessità dei sentimenti umani, evidenziando come il perdono e l’accettazione di sé possano essere strumenti di salvezza e di emancipazione morale.

Il film lascia allo spettatore un messaggio universale sui valori della compassione, della responsabilità e della resilienza personale. La vicenda di Hester dimostra che il giudizio altrui non deve determinare la propria identità e che la capacità di affrontare le conseguenze delle proprie azioni è fondamentale per la crescita interiore. Allo stesso tempo, Dimmesdale incarna il potere dell’espiazione e dell’onestà verso se stessi e gli altri. Il finale invita a riflettere sulla complessità della moralità, sulla forza del perdono e sull’importanza di scegliere liberamente il proprio percorso, anche in contesti sociali oppressivi.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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