The Roundup, del 2022, diretto da Lee Sang-yong, si colloca come sequel diretto di The Outlaws (2017), raccogliendone personaggi, tono e universo narrativo, ma ampliandone in modo evidente la portata. Il film sudcoreano ritrova dunque il detective Ma Seok-do, interpretato da Ma Dong-seok, spostando però l’azione oltre i confini della Corea del Sud e costruendo una storia più ambiziosa sul piano geografico e criminale. Rispetto al primo capitolo, il racconto si fa più internazionale, mantenendo però intatta la centralità del protagonista e la sua fisicità imponente come motore drammatico e spettacolare.
Dal punto di vista stilistico e di genere, The Roundup rafforza l’identità action-crime della saga, accentuando il ritmo, la brutalità degli scontri e l’efficacia delle sequenze di combattimento corpo a corpo. Il film mescola poliziesco, thriller e action muscolare, puntando su un antagonista ancora più spietato e carismatico rispetto al precedente capitolo. Lee Sang-yong lavora su una messa in scena diretta e senza fronzoli, che privilegia l’impatto fisico, la tensione continua e una violenza secca, spesso improvvisa, che contribuisce a rendere il racconto più cupo e aggressivo.
Tematicamente, The Roundup approfondisce il discorso sulla criminalità organizzata transnazionale, sul traffico di esseri umani e sull’abuso di potere, mettendo a confronto l’etica inflessibile di Ma Seok-do con un mondo criminale sempre più cinico e globalizzato. Il film non rinuncia a momenti di umorismo ruvido, ma li inserisce in un contesto più duro, dove il confine tra giustizia e violenza è costantemente messo alla prova. Nel resto dell’articolo verrà proposta una spiegazione del finale, analizzando come chiude il racconto e rafforza l’identità della saga.

La trama di The Roundup
La vicenda si svolge quattro anni dopo la brutale operazione di rastrellamento nel distretto di Garibong. Il detective Ma Seok-do (Ma Dong-seok) e il capitano Jeon Il-man (Choi Gwi-hwa) vengono incaricati di estradare un sospettato rifugiatosi a Ho Chi Minh City, in Vietnam. Ma qualcosa non torna: la resa volontaria dell’uomo sembra nascondere motivazioni più oscure. Interrogandolo, la squadra scopre l’esistenza di Kang Hae-sang (Son Suk-ku), un feroce assassino seriale responsabile del rapimento e dell’omicidio di cittadini coreani e turisti, in cambio di denaro.
Le indagini conducono Ma e i suoi colleghi attraverso una rete criminale internazionale che intreccia traffici, corruzione e vendette private, in una corsa contro il tempo che li porterà dal Vietnam alla Corea del Sud. Quando il corpo di un giovane rampollo coreano, Choi Yong-gi (Cha Woo-jin), viene ritrovato, emerge anche il coinvolgimento del padre della vittima, un potente uomo d’affari deciso a farsi giustizia da solo. Senza confini, senza regole e senza tregua, Ma e la sua unità si trovano di fronte a un nemico più spietato che mai.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di The Roundup l’azione si concentra definitivamente sul confronto tra Ma Seok-do e Kang Hae-sang, ormai rientrato clandestinamente in Corea. Dopo il fallimento delle operazioni in Vietnam, il racconto accelera quando Ma individua le tracce del killer attraverso il porto e i contatti del sottobosco criminale. Kang si muove nell’ombra, colpendo con estrema violenza e dimostrando ancora una volta la sua totale mancanza di scrupoli. Il clima si fa più teso e serrato, preparando lo scontro finale come inevitabile resa dei conti.
La parte conclusiva del film alterna inseguimenti, tradimenti e colpi di scena, culminando nella fuga disperata di Kang su un autobus diretto fuori città. Grazie alle informazioni fornite da Jang I-soo, Ma riesce a intercettarlo, dando vita a uno scontro fisico diretto, essenziale e brutale, coerente con l’identità della saga. La cattura di Kang avviene senza retorica, attraverso la forza e la determinazione del protagonista. Il film si chiude con l’arresto del criminale e con un momento di distensione, in cui la squadra celebra la fine dell’incubo.

Dal punto di vista tematico, il finale porta a compimento il discorso sulla giustizia come atto concreto e non simbolico. Ma Seok-do non è un eroe tormentato, ma un uomo che agisce, incarnando un’idea di legalità fondata sull’intervento diretto contro il male. La sconfitta di Kang non rappresenta una vittoria morale assoluta, bensì il ristabilimento temporaneo di un equilibrio. Il film suggerisce che il crimine è ciclico e sistemico, ma che l’azione decisa può almeno arginarne le conseguenze più devastanti.
Il confronto finale sottolinea anche la contrapposizione tra due forme di potere: quello distruttivo, arbitrario e individualista di Kang, e quello istituzionale, imperfetto ma collettivo, rappresentato dalla squadra di Ma. La violenza, centrale nel racconto, viene mostrata come necessaria ma mai glorificata, uno strumento estremo per fermare un male altrettanto estremo. In questo senso, The Roundup chiude il suo arco narrativo riaffermando la figura di Ma come baluardo fisico e morale contro una criminalità sempre più globalizzata.
Come morale, il film lascia allo spettatore l’idea che il confine tra ordine e caos sia fragile e richieda una vigilanza costante. The Roundup non promette un mondo migliore dopo la cattura del colpevole, ma ribadisce l’importanza della responsabilità individuale all’interno delle istituzioni. Il male non viene eliminato, solo contenuto, e questo rende la vittoria finale amara ma necessaria. È un messaggio pragmatico, coerente con il tono del film, che privilegia l’azione concreta alla consolazione morale.
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