Il materiale emotivo film

Giunto al suo settimo lungometraggio da regista, Sergio Castellitto torna al cinema dal 7 ottobre con Il materiale emotivo, da lui anche interpretato insieme Matilda De Angelis e Bérénice Bejo. Il film, scelto per inaugurare il Festival del Cinema di Bari, si basa su una storia che nasce tra le mani di Ettore Scola e all’epoca intitolata Un drago a forma di nuvola”, il quale non è però mai riuscito a tramutarla in film, ma solo in graphic novel. Presentando il film a Roma, Castellitto parte proprio da questo particolare per raccontare le origini del film, incentrato su Vincenzo, un libraio vecchio stampo alle prese con una figlia paraplegica segnata da un brutto trauma e con un’attrice teatrale tanto problematica quanto seducente.

 

Quando tre anni fa mi proposero questa sceneggiatura, mi sembrò un ultimo, inaspettato dono che Ettore mi faceva in nome della nostra amicizia. – esordisce Castellitto – Io sono stato suo allievo, ho realizzato con lui due film (La famiglia e Concorrenza sleale) e l’idea di poter realizzare la sua ultima idea cinematografica era per me un onore oltre che un piacere”. “Naturalmente, – continua il regista – avevo bisogno di far diventare anche mia quella storia. Ho così deciso di affidarmi a Margaret Mazzantini per riscriverla nel modo che fosse per me più congeniale. Molto è dunque cambiato, ma il cuore di quello spunto originale è rimasto intatto”.

Chiamato a definire con una parola il film, Castellitto afferma di non poter scegliere che “soave”. “Soave perché abbiamo da subito deciso di rinunciare a certe tinte forti da melodramma, a quegli sconvolgimenti interiori che si esternano in modo straziante. Ho piuttosto preferito dar spazio ai sentimenti taciuti, a quei piccoli gesti che a volte passano inosservati ma valgono tutto”.

Dalla sceneggiatura riscritta dalla Mazzanti prende così vita un personaggio circondato dalla letteratura e proprio la letteratura è una continua fonte di ispirazione per quanto avviene nel film e ai suoi personaggi. “In quanto scritto da Ettore, – spiega Castellitto – le citazioni erano completamente staccate dalle vicende dei personaggi, non li definiscono, non li raccontano. Questa era proprio una cosa che volevo cambiare. In fase di scrittura abbiamo così deciso di affidarci soltanto a citazioni che si legassero strettamente ai personaggi e alla loro situazione. Opere come Il barone rampante, Don Chisciotte de la Mancia e Le notti bianche sono fondamentali da questo punto di vista”.

Passando ad analizzare il film in modo ancor più approfondito, il regista sottolinea come uno dei temi principali sia quello della prigionia. “I personaggi sono tutti un po’ prigionieri di loro stessi, come anche degli ambienti che li circondano. Ci si trova continuamente alle prese con tanti carceri personali, alcuni dei quali si incastrano tra loro dando vita ad una prigionia continua. L’obiettivo, a poco a poco, è dunque quello di abbattere quest’oppressione, aprendosi alla vita.”  

“Il mio obiettivo, in fin dei conti, – afferma Castellitto concludendo la conferenza stampa – è quello di portare ogni spettatore a chiedersi quale sia il proprio personale materiale emotivo. Dobbiamo trovarlo, perché l’attualità ci uccide, ci rende sterili e apatici a tutto ciò che è reale. Attraverso la rappresentazione della vita data dal cinema e dalla letteratura, invece, si può rimediare a ciò, si possono scuotere le coscienze. Per quanto riguarda me, il mio materiale emotivo è stato poter girare questo film. Avere questa fortuna ed essere stato a mia volta travolto dalle emozioni qui raccontate”.