Dal successo su Wattpad all’adattamento cinematografico: Love Me Love Me si prepara a incontrare il suo pubblico in una nuova forma, pronta a parlare (ancora) di amore, amicizia e fragilità. Il film sarà disponibile dal 13 febbraio in streaming su Amazon Prime Video e oggi, durante la conferenza stampa alla Casa del Cinema, il cast e il regista hanno raccontato l’emozione dietro un progetto nato dalla passione dei lettori e cresciuto fino a diventare un film.
Alla conferenza erano presenti gli attori Mia Jenkins (June White), Pepe Barroso Silva (James Hunter) e Luca Melucci (Will Cooper), insieme al regista Roger Kumble, che ha guidato la trasposizione sullo schermo dell’universo creato da Stefania S., autrice del romanzo.
Emozioni, casting e spirito di squadra
Uno dei momenti più autentici della conferenza è arrivato quando agli attori è stato chiesto come avessero reagito alla notizia del casting. Le risposte hanno restituito un entusiasmo sincero, senza filtri. Luca Melucci ha raccontato di essersi commosso, travolto da un’emozione “incredibile”; anche Mia Jenkins ha parlato di una reazione simile, dicendo che per lei “è stato lo stesso”: felicissima, emozionata, “molto contenta di far parte di un progetto incredibile”. Pepe Barroso Silva, invece, ha sottolineato un aspetto che chiunque lavori nel settore conosce bene: spesso non si ottiene nessuna risposta, si resta in attesa. Questa volta, però, la risposta positiva è arrivata, e per lui è stato “emozionante”.
Quando si è passati agli aneddoti dal set, la sensazione comune è stata chiara: la produzione ha creato un clima raro, leggero, quasi familiare. Gli attori hanno sottolineato come Armando Pizzuti, casting director, abbia messo insieme “un cast davvero ottimo”, e come l’ambiente fosse talmente positivo da far sembrare le riprese reali e non artificiose. Mia Jenkins ha raccontato che sul set si è creata “un’atmosfera meravigliosa”, resa tale da tanti momenti divertenti e dalla forte complicità.

Roger Kumble e l’Italia: un desiderio diventato realtà
Molto interessante anche il racconto del regista Roger Kumble, che ha spiegato quanto lavorare in Italia fosse, per lui, più di una semplice scelta di produzione. Ha ricordato che anni fa lavorava in un videostore dove esisteva un reparto dedicato al cinema italiano: proprio lì è nata una fascinazione che col tempo si è trasformata in desiderio concreto. Girare qui, con una troupe italiana, è stato per lui “un onore”, e ha definito la crew italiana “le persone migliori”, sottolineando lo spirito di collaborazione italiano e il valore del lavoro di squadra.
Kumble ha anche parlato del rapporto con l’autrice, spiegando di aver trovato in Stefania S. “un’ottima partner”: un confronto creativo che ha reso possibile portare sullo schermo personaggi già amatissimi dai lettori. “È stato un onore dare vita a questi personaggi”, ha dichiarato, ribadendo la gratitudine per un’autrice che “conosce molto bene anche il linguaggio del cinema”.
Internazionalità e ambientazione: un melting pot di esperienze
Un altro passaggio importante ha riguardato il respiro internazionale del progetto: attori italiani e stranieri, un regista americano e una lavorazione in Italia. Melucci ha sottolineato l’orgoglio e l’accoglienza del contesto italiano. Jenkins ha parlato con entusiasmo dell’Italia e di Roma come di “un posto incredibile”, ricordando anche le scene girate a Milano. Barroso Silva, invece, ha evidenziato quanto Italia e Spagna siano simili, e come questo lo abbia aiutato a sentirsi subito a suo agio. L’attore ha ricordato anche la bellezza dell’esperienza: un cast internazionale che ha avuto la possibilità di vivere nella capitale italiana.
Kumble ha poi aggiunto un dettaglio interessante sull’ambientazione: nel libro la storia si svolge a Venice, in California, ma nel film ha scelto di puntare su una scuola internazionale in Italia, per costruire un’idea più universale e condivisa, non legata solo all’identità americana. Un vero crocevia di esperienze comuni, con un focus più sui conflitti emotivi e sulle relazioni che su una specifica appartenenza culturale.

Love Me Love Me: personaggi e interpretazione
Inevitabile anche il riferimento ai paragoni con icone del passato: James Hunter e l’ombra di James Dean. Barroso Silva ha risposto con decisione: non voleva farsi condizionare da altri ruoli o archetipi cinematografici, ma restare fedele al James del libro. Si è affidato al regista, e ha sottolineato quanto Kumble abbia reso tutto più semplice e naturale.
Dal canto suo, il regista ha ribadito la centralità della “verità del personaggio”: passare dall’azione alla contemplazione significa cercare autenticità, reazioni oneste, un approccio pulito. E per farlo servono attori capaci di ascoltare e restituire emozioni reali, senza “copiarle” da altre reference cinematografiche.
A una domanda su quale generazione racconti Love Me Love Me, Melucci ha risposto spostando il punto di vista: non è un film “di una generazione”, ma un film che parla al presente attraverso temi universali. Amore, amicizia, salute mentale: elementi che attraversano età e contesti, e che possono far sentire chiunque coinvolto.
Sequel e futuro: la speranza del cast (e del fandom)
Ultima domanda, inevitabile: ci sarà un sequel? La risposta è stata unanime: lo sperano tutti. Barroso Silva, in particolare, ha invitato il pubblico a vedere il film più volte, perché è anche così che un progetto può crescere e continuare. In fondo Love Me Love Me è il primo di una serie di romanzi; nasce da un fandom e a quel fandom torna, chiedendo di continuare a sostenerlo anche in questa nuova forma.
Infine, un pensiero è stato rivolto all’origine di tutto: Stefania S., presente in sala, ha raccontato di non aspettarsi che la storia prendesse questa piega. Aveva iniziato a pubblicare su Wattpad senza pressione, quasi per necessità creativa, e si è ritrovata con un universo narrativo capace di diventare film. Il suo ringraziamento più grande è andato ai lettori: è da lì che tutto è cominciato, ed è grazie a loro se le sue creazioni continuano a prendere vita.
