Tre anni fa, A Quiet Place arrivava silenzioso nei cinema di tutto il mondo per issarsi poco dopo nell’olimpo dei migliori horror degli ultimi anni. Un monster movie che si basava su una trovata a prima impressione già vista, un Tremors in superficie, più cattivo e senza risate, ma che si rivelò capace di costruire una tensione narrativa di ferro, poggiata sulle spalle di attori in grado di ampliarla grazie ad un’alchimia tra loro tangibile. A fronte di un budget di 17 milioni di dollari, il film ne incassò globalmente 340 e, a questo punto, un sequel era cosa più ovvia che scontata ed ecco arrivare finalmente A Quiet Place 2.

Squadra che vince non si cambia e in A Quiet Place 2 tutti tornano ai propri posti, a conferma di quanto fosse personale per John Krasinski proteggere la/le sua/sue creature e non deludere le aspettative. Nonostante questo, il giusto snobismo nei confronti dei sequel, la regola del “il primo è sempre più bello”, poteva far presagire il peggio da questa seconda parte che invece va proprio a finire lì, tra le eccezioni, tra quei pochi sequel belli quanto, o addirittura migliori del primo film.

A Quiet Place 2 film recensioneA Quiet Place 2, la trama

A distanza di tre anni, di cui uno in stato di fermo a causa della pandemia, Krasinski riprendere le redini del suo, ormai, cult esattamente da dove ci aveva lasciati. Dopo un breve ma ferocissimo flashback, in A Quiet Place 2 ritroviamo i superstiti del primo film intenti a lasciarsi alle spalle la tragedia appena compiutasi. Evelyn e prole al seguito, ormai una squadra ammazzamostri apparentemente imbattibile, si dirige verso un avamposto in cerca di cibo e riparo ma finisce per cadere vittima delle trappole di Emmet, un vecchio amico di famiglia che è riuscito a sopravvivere barricandosi dentro una ex fonderia. Il posto sembra tranquillo, fin troppo. Ci pensa infatti la giovane Regan a complicare le cose, convinta di aver interpretato una canzone di Bobby Darin, captata da una frequenza radiofonica, come un segnale per raggiungere un’isola felice libera dai mostri, la ragazzina se ne va di soppiatto per verificare di persona l’esistenza di questo posto, gettando nel panico la madre che implora Emmet di mettersi sulle sue tracce.

Lasciato il ruolo del co-protagonista, ma rimasto fisso in quelli del regista e dello sceneggiatore, a Krasinski bastano pochi minuti per gettare nel panico con una sequenza d’apertura da cardiopalma dove assistiamo al nefasto “giorno 1”, ovvero quando le creature sono piombate sulla terra e hanno iniziato a farne scempio. I mostri li conosciamo, li abbiamo già visti ma nonostante questo riescono ancora a terrorizzare, o meglio, Krasinski si riconferma abile nel renderli ancora terrificanti grazie a un montaggio sonoro che stringe la gola, soprattutto quando la giovane Regan si ritrova per pochi istanti senza apparecchio acustico.

Lasciato il ruolo del padre eroe, affida alla moglie Emily Blunt il compito di salvaguardare vita dei figli (che in un paio di occasioni faranno il possibile per finire tra gli artigli delle creature dell’altro mondo) e, apparentemente, alla new entry Cillian Murphy quello della controparte eroica maschile. Apparentemente perché in realtà il personaggio di Emmett si rivelerà fortunatamente disinteressato al ruolo dell’eroe, dando credibilità ad un personaggio così semplice ma così umano. La vera rivelazione del film, o meglio, la conferma, si dimostrano essere Millicent Simmonds e, seppur in misura minore, Noah Jupe, i figli. Sono loro che, ricalcando i ruoli dei genitori, si rendono i veri protagonisti delle parti migliori del film. Due giovanissimi diretti magnificamente sui cui volti il dolore, la disperazione, la determinazione e la rabbia assumono connotati quanto mai verosimili creando quell’empatia così necessaria nel cinema dell’orrore che pochissimi film di genere riescono a dare.

A Quiet Place 2 cillian murphyUn film delicato e claustrofobiche

A Quiet Place ci aveva introdotti in un mondo spietato, dove davvero nessuno era al sicuro, nemmeno i sacrosanti bambini. Questa seconda parte si riconferma tale, i protagonisti si trascinano dietro il peso del lutto e del ricordo e il tutto è scritto così bene e senza patetismi che ogni delicata emozione trova il giusto spazio tra soffocanti sequenze claustrofobiche o disperati fuggi fuggi di massa.

Un aspetto interessante che riguarda la parte finale del film, è come John Krasinski si sia già sbarazzato di due topos tipici dei film post-apocalittici. Senza fare spoiler, ci sono serie tv o saghe cinematografiche che hanno impiegato stagioni o film interi per svolgere l’azione attorno a determinate situazioni. Qui invece sono bastati pochi minuti, l’essenziale per non incagliarsi in situazioni già viste, e questo fa pensare che Krasinski abbia ben in mente in che direzione portare la sua storia che, con un finale così, non può certo finire qui.