Attacco al potere - Olympus Has Fallen

Attingendo a piene mani da tutti i sacri crismi del genere, il veterano Antoine Fuqua ritorna alla ribalta con il suo nuovo Attacco al potere – Olympus Has Fallen, ennesima opera action-politica che lo consacra nuovamente nel podio dei registi di genere. Dopo i passati successi di Training Day e Shooter, Fuqua confeziona un vero e proprio trattato sulla caduta e la rinascita di un impero (l’Olimpo del titolo), mostrando le debolezze e le crepe di un Paese considerato storicamente inespugnabile.

Forse per la prima volta infatti ci troviamo in un’America sotto scacco, dove il simbolo del potere e del governo viene letteralmente sbriciolato, in un’epica battaglia di stile patriottico che non si vedeva più dai tempi di Indipendence Day. Questa volta la temutissima Corea è il nemico numero uno, evocando spettri post 11 settembre e concretizzando i timori di un attacco al cuore dell’occidente.

Attacco al potere – Olympus Has Fallen, la trama

Mike Banning, responsabile della scorta di sicurezza del presidente degli Stati Uniti, dopo un tragico incidente in cui rimane uccisa la first lady, viene sollevato dall’incarico e retrocesso al Ministero del Tesoro. Mike sembra aver ormai perso la stima dei suoi colleghi, fino a quando un gruppo di terroristi nordcoreani non prende in assedio la Casa Bianca e imprigiona in un bunker segreto il presidente e il suo staff. Con il Paese in mano a fanatici senza scrupoli e sotto pericolo di un attacco nucleare, Mike si introduce furtivamente nella fortezza, diventando l’unico mezzo di collegamento tra la salvezza del presidente e il portavoce della Casa Bianca.

L’orchestrazione scenica è impeccabile, a dimostrazione di come Faqua sappia fare molto bene il suo mestiere, supportato da un cast mastodontico che vede Gerard Butler  nei panni di un eroe acciaccato ma dalla fede incrollabile, ultimo baluardo di speranza di un’intera nazione. Aaron Eckhart da vita ad un presidente insolitamente umano, ma al contempo deciso ed inossidabile,  mentre Morgan Freeman, qui obiettivamente molto sacrificato, è il portavoce presidenziale che deve mediare tra i terroristi e la salvezza del Paese.

La sceneggiatura della coppia di esordienti Katrin Benedikt e Creighton Rothenberger è molto serrata ed avvincente, oltre ad essere innovativa per i canoni del genere, puntando moltissimo sulle strutture logistiche e organizzative, illustrandole e rappresentandole in maniera molto fedele e credibile. La fotografia fredda e asettica di Conrad W. Hall si sposa alla perfezione con il montaggio di John Refoua, ed impressionante appare il lavoro di ricostruzione dei locali presidenziali compiuto dallo scenografo Derek R.Hill. Unica nota dolente sono purtroppo i mediocri effetti speciali di Evan Jacobs, che dopo il grande lavoro in progetti come Titanic, Resident Evil e Conan, propone qui un’imbarazzante estetica da videogioco, in un’accozzaglia di esplosioni e velivoli palesemente post prodotti.

Nel complesso l’opera ultima di Fuqua si configura come un classico prodotto di cinema d’azione americano, dove la politica ed il patriottismo sono solo il collante per tenere assieme una narrazione ricca di colpi di scena e di battaglie mozzafiato.

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