Escape Plan 2: Ritorno all'Inferno

Arriva nei cinema italiani Escape Plan 2: Ritorno all’Inferno, il seguito di Escape Plan: Fuga dall’Inferno, prison movie del 2013 che vedeva affiancate due icone del cinema action coma Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger.

Scrip e idea rimangono di Miles Chapman, ma cambiano regista – qui Steven C. Miller (Silent Night) – e soprattutto produzione. In quest’ultimo ambito infatti, è entrata in gioco la Cina, che ha voluto insistentemente questo secondo capitolo, forte degli incassi stratosferici ottenuti in patria dal primo film. La presenza asiatica è evidente a partire dal cast, mettendo in campo Huang Xiaoming che ruba la quasi totalità delle scene, rendendo la presenza di Stallone di fatto marginale.

In Escape Plan 2: Ritorno all’Inferno Ray Breslin (Stallone), collaudatore di prigioni di massima sicurezza, ha fondato un’agenzia dove usa le sue competenze in fatto di evasione per liberare ostaggi innocenti. Ma quando un’operazione va male, i membri della sua squadra vengono rapiti e rinchiusi nell’ “Ade”, una prigione apparentemente inespugnabile. Ma il suo miglior discepolo, Shu (Xiaoming), riuscirà a comprendere la complicata architettura variabile della prigione, e tenterà di fuggire. Non senza essersi prima cimentato in una decina di combattimenti in stile arti marziali.

Escape Plan 2: Ritorno all’Inferno risulta, senza stupore, un film che bada molto poco alla trama e molto più all’azione. La storia, così come i dialoghi, sono un mero pretesto per mettere in campo scene di lotte tra detenuti ed inseguimenti rocamboleschi.

Escape Plan 2: Ritorno all’InfernoLa presenza di guest star come Stallone, 50 Cent o la new entry Dave Bautista (il Drax de I Guardiani della Galassia) è assolutamente pleonastica, e chi si recherà al cinema per via della loro millantata presenza su trailer e locandina, rimarrà alquanto deluso.

Lo spunto della prigione inespugnabile – sicuramente già esplorato in capolavori del calibro di Fuga da Alcatraz o Il Cubo – poteva dare molti spunti che qui non vengono invece sfruttati. E se nel primo Escape Plan ci si trovava quanto meno di fronte a due colpi di scena piuttosto buoni (come l’inaspettata ubicazione della prigione “La Tomba”), in questo secondo capitolo non ci si è nemmeno presi la briga di ideare un cliffhanger che potesse movimentare una trama tanto piatta.