C’è chi lo disprezza, chi lo idolatra, chi invece lo considera un attore come un altro. Sacha Baron Cohen non ha fatto altro, nella sua carriera cinematografica, che dividere e far discutere, con le sue particolari messe in scena, e con la sua grandissima abilità di creare personaggi che per più motivi sono di rottura con l’ambiente in cui vengono calati.

 

Precedentemente Cohen aveva messo alla berlina la stampa e la moda, realizzando due film decisamente sopra le righe, con Borat e Bruno. Ora si dedica invece alla presa in giro, non solo di tutte le dittature mediorientali, ma anche delle cosiddette democrazie occidentali, facendo particolare riferimento agli Stati Uniti ovviamente. Ne Il Dittatore, Cohen è l’ammiraglio generale Haffaz Aladeen, sovrano assoluto di un piccolo stato mediorientale e nemico giurato della democrazia. Nel suo regno egli è sovrano assoluto, governando con la più cieca negligenza e la più totale noncuranza del suo popolo. Ovviamente in molti lo vogliono morto e così Aladeen si procura dei sosia che come compito hanno quello di “farsi sparare in testa al suo posto”. Un suo viaggio negli Stati Uniti lo porterà a conoscere altre realtà e soprattutto a riconsiderare la sua concezione di dittatura, democrazia e amore.

Il Dittatore, il film

Il Dittatore scritto e prodotto da Sacha Baron Cohen è forse il suo prodotto meno riuscito, dal momento che viene a mancare in questo caso la componente più graffiante e superflua del suo cinema, ovvero l’oscenità e la volgarità totali. Pur non essendo un film privo di queste caratteristiche, Il Dittatore si muove prevalentemente negli schemi della narrazione tradizionale e solo in alcuni momenti presenta delle trovate davvero anticonformiste che fanno riferimento al mondo contemporaneo, come il discorso conclusivo di Aladeen. Divertente invece è il riferimento secondario al mondo dello spettacolo hollywoodiano e alla sua “commerciabilità”: diversi attori prestano il nome (alcuni anche il volto) a battute irriverenti e scostumate che esalteranno sicuramente il pubblico.

Il Dittatore si basa esclusivamente sul suo protagonista: Sacha Baron Cohen si cala nel personaggio, lo aiuta a nascere e a venir fuori dalla storia, regalandogli tic, manie, caratteristiche e nevrosi in maniera del tutto verosimile e trasformando il suo accento solo come un grande attore riesce a fare. Nel cast del film anche Sir Ben Kingsley che aveva di recente incrociato la strada di Cohen in Hugo Cabret di Scorsese, e che qui interpreta il cospiratore zio del dittatore; Anna Faris, nei panni di una energica ambientalista e femminista americana; John C. Reilly e Megan Fox in piccoli ruoli.

Sotto testi (neanche troppo) sottointesi si sprecano e il film va avanti, giustamente, per la modesta durata di 84 minuti, senza il classico lieto fine lasciando addosso la sensazione che infondo sono davvero poche le cose che possono cambiare al mondo, e tra questa non figurano gli uomini.