Il richiamo della foresta recensione

Il romanzo di Jack London, Il Richiamo della Foresta, trova una nuova trasposizione cinematografica grazie all’occhio della macchina da presa guidata da Chris Sanders. Lo scrittore statunitense vanta infatti una fama sempre attuale che suscita costante interesse in chi si occupa di cinema: si pensi a Zanna Bianca, al recente Martin Eden che è valso la Coppa Volpi a Venezia a Luca Marinelli, o al capitolo All Gold Canyon episodio del film Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen.

 

Il selvaggio West, e tutto il filone delle storie legate ai cercatori d’oro, è un elemento fondante della storia americana, ed è diventato parte integrante del nostro immaginario, in ogni sua sfumatura, stile narrativo e tematiche suscitate, grazie alla costante rappresentazione che se n’è fatta.

È per questo che si ha un senso di profonda familiarità nel seguire le vicende del cane Buck, protagonista de Il Richiamo della Foresta, interamente creato in CGI, insieme a tutti gli altri personaggi del film appartenenti al regno animale.

Il Richiamo della Foresta, la trama

La storia segue per grandi linee quella del romanzo, e ripercorre la crescita e la “formazione” del vivace quadrupede, partendo dai primi anni da nababbo, nutrito abbondantemente e con accondiscendenza dal personale della villa di un magistrato, nella soleggiata California, per poi virare nella seconda parte arrivando al cuore della narrazione.

Buck viene rapito proprio con lo scopo di essere sfruttato per trainare le slitte di trafficanti d’oro, vittime loro stesse di quella febbre dell’oro esplosa negli Stati Uniti, e si ritrova perciò catapultato nel gelo del Canada, appena oltre il confine con l’Alaska. Lì farà la conoscenza del suo futuro salvatore John Thornton (Harrison Ford) e della simpatica coppia di postini interpretata da Omar Sy e Cara Gee. A questo punto del film, l’atmosfera divergerà molto da quella descritta da Jack London, in maniera tutto sommato comprensibile.

Il regista Chris Sanders ha una lunga esperienza come sceneggiatore e regista di film d’animazione: da La Bella e la Bestia, Aladdin, Il Re Leone, Mulan, Lilo e Stitch, fino ad arrivare a I Croods e Dragon Trainer della Dreamworks. È evidente, quindi, che la sfumatura che il regista dà al racconto è chiaramente virata ai toni più leggeri per un pubblico molto giovane.

Il Richiamo della Foresta per famiglie

Buck lotta per la propria sopravvivenza, nella storia d’inizio Novecento, difendendosi al prezzo del sangue di tante vite umane e animali, proprio come accadeva realmente in quell’epoca. La durezza di quelle terre così inospitali e il valore della propria unicità, erano costantemente in guerra, ed era talmente facile soccombere che la legge del più forte era ciò che di più scontato ci potesse essere.

Oggi Il Richiamo della Foresta ha tutt’altro senso. Partendo dal presupposto che l’intento di Chris Sanders sia senz’altro quello di rivolgersi a delle famiglie, ciò che il protagonista scopre via via è il valore profondo della vita, ma, questa volta, dal punto di vista esistenziale, non biologico.

Il selvaggio Richiamo del titolo parla oggi dell’importanza della (ri)scoperta di chi Buck sia veramente, quale sia la sua specificità, senza schiacciare gli altri, ma sfruttando le ingiustizie subite per permettersi di emergere.

È quasi inevitabile che ogni racconto, per quanto antico, una volta riletto, venga riscritto con un filtro adatto ai bisogni del tempo presente. Ed è ciò che più affascina delle storie, soprattutto di quelle per bambini.