Killer Elite recensione

Dopo aver vinto il premio Oscar nel lontano 2004 per il cortometraggio Everything in This Country Must, arriva al cinema Killer Elite, il debutto in un lungometraggio per il regista Gary McKendry. Per la sua opera prima l’irlandese McKendry sceglie di cimentarsi in una spy-story tratta dal romanzo di Ranulph Fiennes “The Feather Men” che s’ispira a sua volta a fatti realmente accaduti negli anni ‘80, durante il periodo di grande crisi petrolifera e le conseguenti guerre in Medio Oriente.

 
 

Killer Elite ripercorre la storia di due organizzazioni segrete in conflitto fra loro: la prima, chiamata The Clinic, è composta da killer professionisti; la seconda, The Feather Men, da un gruppo di vigilantes che proteggono ex membri dei reparti speciali e le loro famiglie. Quando un team della prima organizzazione viene assoldato da uno sceicco arabo per uccidere dei membri della SAS che ritiene responsabili della morte del figlio, le cose si faranno davvero esplosive.

Sin dall’inizio si può constatare quanto Killer Elite abbia alle sue fondamenta un difetto facilmente riscontrabile, ovvero la poca originalità della storia e il tema abbondantemente abusato come le guerre in Medio Oriente. La regia di McKendry è sobria e pulita, e aiuta di gran lunga la narrazione a procedere con ritmo spedito. Di accompagnamento, invece da il suo prezioso contributo un nutrito cast di attori di spessore, nonché avvezzi al genere d’action puro. Dall’ormai specialista Jason Statham, sempre credibile nei panni di Dio distruttore, passando per il crudo e spietato Clive Owen, qui nelle vesti di un eccentrico ex SAS, smanioso di ritornare all’azione. Chiude il cerchio dei protagonisti un Bob De Niro barbuto e specialista prossimo al pensionamento, ruolo che negli ultimi anni ha imparato ad interpretare alla perfezione vista l’età. Fa da contorno invece un parter di attori noti e meno noti, come Yvonne Strahovski, famosa per il suo ruolo in Chuck, Dominic Purcell (Prison Break) e Adewale Akinnuoye-Agbaje (G.I. Joe).

Nonostante ciò, il film stenta a decollare, ingabbiato in alcuni cliché tipici del genere, ripetendo all’infinti uno schema già noto. Non aiuta alla causa l’eccessiva durate della pellicola e i continui richiami ad una storia d’amore solo abbozzata e  che poco si sposa con il plot principale.