Kinds of Kindness: recensione del film di Yorgos Lanthimos – Cannes 77

Dopo che Povere Creature! si è aggiudicato il Leone d'Oro a Venezia, Yorgos Lanthimos arriva in concorso al Festival di Cannes con un nuovo film.

Kinds of Kindness recensione film
Foto di Atsushi Nishijima/Atsushi Nishijima © Searchlight Pictures

Everybody’s looking for something…“, recita un celebre verso di “Sweet Dreams”, traccia sonora che ha inquadrato Kinds of Kindness, nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, fin dal rilascio del primo teaser trailer. Girato praticamente in contemporanea a Povere Creature!, il film che ha visto Emma Stone vincere il suo secondo Oscar come migliore attrice protagonista, Kinds of Kindness – presentato in concorso a Cannes 77 – è un progetto piuttosto particolare: un racconto a tre capitoli, o un film composto da tre racconti, in base a come lo si vuole intendere, in cui gli stessi attori interpretano personaggi diversi.

Sogni d’oro… o incubi greci

Kind of Kindness è un trittico composto da tre storie indipendenti, ma unite da quel batterio grottesco che rende febbrile il cinema di Lanthimos. Il primo, parla della totale dipendenza di un uomo dai capricci del suo capo, o meglio dire Dio, che scandisce la sua vita fino al ridicolo. Nel secondo, un poliziotto non può capacitarsi della misteriosa scomparsa della moglie biologa, fino a quando lei ritorna ma non sembra la stessa di sempre. Il terzo, infine, ha a che fare con una setta ridicola e con una donna alla ricerca di una profetessa che possa resuscitare i morti.

Sono storie di presunta gentilezza che non è altro che meschinità divoratrice, in cui i personaggi si donano incondizionatamente ad altri, ripagano con atti ripugnanti quella che reputano gloriosa benevolenza ricaduta sulle loro vite: l’unico modo in cui credono di potere ricompensare chi ha garantito loro una possibilità per esistere, chi gli ha affibbiato codici secondo cui vivere, chi li ha fatti sentire vivi tramite gli atti più umani: il cibo, il sesso, la fede.

Willem Dafoe, Jesse Plemons, Hong Chau film Kinds of Kindness 2024
Foto di Atsushi Nishijima/Atsushi Nishijima © Searchlight Pictures

Scomporre i generi: il dark humor di Lanthimos

In pieno stile Lanthimos, che ritorna a collaborare col sodale Efthymis Filippou, Kinds of Kindness legge in chiave grottesca il concetto di riconoscenza, rendendo alcuni generi e passaggi tipici dell’horror (cannibalismo, necrofilia, sette) contrappunto dello humor che pervade il trittico. Certamente, una delle chiavi per definire Kinds of Kindness è proprio quella del divertimento, tanto degli attori, quanto del pubblico: un’esperienza che vuole intrattenere più di ogni altro progetto di Lanthimos e in cui emerge, in ogni istante, il divertimento degli attori stessi, pressochè lo stesso cast di Povere Creature!, che si è prestato al progetto nelle pause dalle riprese del film, reinventando anche, in un qualche modo, il concetto di compagnia teatrale.

Kinds of Kindness è un film di corpi e sui corpi

Tutto parte dal corpo e Lanthimos sembra dirci che la riconoscenza non può esistere senza la fisicità: dopo aver ricomposto e creato Bella Baxter, bambina-donna in costante evoluzione e aver deformato lo scienziato Godwin, il vero Frankenstein di Povere Creature!, qui gioca indifferentemente con i corpi maschili e femminili, con la fisicità dell’esperienza, connessa al potere e alla sottomissione. “Some of them want to use you”/”Some of them want to get used by you“; “Some of them want to abuse you“/”Some of them want to be abused“: effettivamente, Sweet Dreams è manifesto tematico del nuovo film di Lanthimos. In quei versi, così noti e canticchiati nel mondo, condensa perfettamente i giochi di equilibro e potere che intessono la narrazione, tra abusatori ed abusati, chi manipola e chi viene manipolato.

Emma Stone, Jesse Plemons, Margaret Qualley, Willem Dafoe: Lanthimos lavora sui corpi di questi attori in maniera egregia, destrutturandoli, svuotandoli, vestendoli (e svestendoli) in più modi, riadeguandoli alle contrapposizioni cromatiche e strutturali che scandiscono la narrazione di Kinds of Kindness, animata da un comparto sonoro lugubre e cadenzato quanto basta a farci intendere che c’è una logica prestabilita negli eventi a cui assisteremo. Nella routine sopraggiunge lo straordinario, un errore, un piccolo mutamento che buca il perimetro millimetrico delle vite di questi personaggi.

Kinds of Kindness Emma Stone
Foto di Atsushi Nishijima/Atsushi Nishijima © Searchlight Pictures

Il progetto più mainstream di Lanthimos?

Con Kinds of Kindness, Yorgos Lanthimos riprende alcune riflessioni delle sue prime produzioni greche, lo sguardo glaciale e tagliente sui comportamenti umani, l’immagine-idea del corpo come veicolo dell’esistenza, riadattando il tutto a una confezione più “mainstream”, decodificabile alla luce della partnership con Searchlight, che distribuirà il film nelle sale, dopo Povere Creature!. Una cornice solo all’apparenza più hollywoodiana, vendibile, commerciale: Lanthimos resta Lanthimos e ci racconta le assurdità dell’essere umano con le sue tipiche metafore distruttive, esilaranti, inquietanti e scorrette che hanno contraddistinto la sua intera produzione cinematografica.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto di Agnese Albertini
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kinds-of-kindness-yorgos-lanthimosIl trittico dell'assurdo di Yorgos Lanthimos è una riflessione sfacciata, crudele, inquietante e al contempo esilarante sul comportamento umano, sui gradi di gentilezza perversa che sconvolgono l'equilibrio di personaggi-idee. Divisivo quanto basta per apprezzare questa nuova proposta narrativa del regista greco.