l'apprendistato recensione

Secondo capitolo di una trilogia sull’adolescenza iniziata nel 2014 con Frastuono, L’Apprendistato di Davide Maldi – Gran premio della giuria al Torino Film Festival nella sezione Italiana.doc – è un film documentario che racconta la formazione di un gruppo di quattordicenni presso un prestigioso collegio alberghiero. Il protagonista Luca Tufano e i suoi compagni Mario Burlone, Lorenzo Campani, Enrico Colombini e Christian Dellamora, interpretano sé stessi nelle loro attività quotidiane e si muovono nel contesto della scuola, in cui si svolge tutta la loro esistenza, in una vera e propria full immersion.

 
 

L’apprendistato come rito di passaggio

Davide Maldi – fumettista, illustratore e storyboard artist per il cinema, regista dal 2007 – guarda all’adolescenza e ai suoi cambiamenti con un approccio antropologico. L’apprendistato è per il regista la versione moderna degli antichi riti di passaggio, un’iniziazione che traghetta l’adolescente verso l’età adulta, fatta di regole e responsabilità. L’apprendistato rappresenta il primo vero confronto dell’adolescente con il mondo adulto in una fase molto delicata della vita, in cui la personalità e il carattere si stanno ancora forgiando ed egli sta prendendo pian piano coscienza di ciò che è e che vorrà essere. Il film è scritto a quattro mani con Micol Roubini. L’intento del regista è duplice: da una parte l’osservazione della realtà, filmare la quotidianità dei ragazzi all’interno della scuola, il rapporto tra loro e quello coi docenti. Dall’altra, la narrazione dal proprio punto di vista. E’ questa la parte più interessante del lavoro. Il parallelismo apprendistato-rito di passaggio è reso attraverso i suoni – le musiche sono di Freddie Murphy e Chiara Lee, mentre il suono è curato dallo stesso regista, come la fotografia. Un ritmo incalzante di percussioni accompagna il protagonista nei momenti più significativi del suo percorso all’interno della scuola, evocando i riti tribali.

La contrapposizione natura – società ne L’apprendistato

Allo stesso modo, sono i suoni a sottolineare lo stretto legame del ragazzo con la natura, unica dimensione nella quale è vissuto fino a quel momento: il verso di mucche e capre che abitualmente accudisce, il loro respiro, come il suo, simbolo dei ritmi naturali, sono protagonisti della sequenza iniziale, nel buio della notte. A tutto ciò si contrappone l’ambiente razionalmente regolato e austero della scuola. Qui i suoni sono quelli della voce dell’insegnante che impartisce regole e insegna i princìpi guida della ristorazione, da imparare a memoria; del vetro che tintinna, dei bicchieri da pulire, o da tenere in equilibrio su un vassoio, delle formule di cortesia da rivolgere ai clienti. Gli animali sono morti, pronti per essere cucinati, ad uso e consumo dell’uomo, o impagliati in una stanza della scuola, dove Luca Tufano – sguardo indomito o svagato, mente rivolta al mondo che ha lasciato, ciuffo ribelle, buon interprete delle inquietudini adolescenziali – va spesso a contemplarli. L’opposto della la natura viva e pulsante che il ragazzo conosce e sperimenta nei boschi, di quella fusione con essa che gli dà piacere e gioia.  È proprio questo ad innescare il conflitto con la scuola e le sue regole, ma pian piano Luca cercherà e troverà una mediazione che gli consenta di diventare un bravo cameriere, conservando la propria indole e la propria passione per la natura.

Peccato che il ritmo del film sia davvero molto lento. L’approccio registico basato su lunghi silenzi, immagini e suoni, se da una parte trova alcune soluzioni felici, come quando il regista si concentra sullo sguardo assente del protagonista, sulla sua figura scomposta, o ad esempio nella scena della caccia, dall’altra rende a tratti faticosa la visione. Inoltre, la nuova veste del racconto di formazione e della dicotomia natura-società, che  Maldi propone in chiave socio-antropologica ne L’apprendistato, non basta a ravvivare tematiche ampiamente trattate sul grande schermo e a rendere coinvolgente la ripetitiva routine della vita scolastica.

Prodotto da Invisibile Film, L’Altauro di Davide Maldi e Micol Roubini, Red House, distribuito da Movieday e Slingshot Films, L’apprendistato arriva in sala dall’8 marzo.