Le discours, recensione del film di Laurent Tirard

Dal regista di Le avventure galanti del giovane Molière, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, Asterix e Obelix al servizio di sua Maestà e Il Ritorno dell’Eroe arriva alla Festa del Cinema di Roma nella Selezione Ufficiale Le discours, una commedia tratta dal romanzo del fumettista Fabrice Caro Il discorso, che ebbe grande successo in patria nel 2018, edito in Italia nel 2020 dalla casa editrice Nottetempo. In pieno stile francese, il film ironizza su dinamiche familiari sclerotizzate mentre racconta il momento più critico di ogni storia d’amore: la pausa di riflessione.

 

Quale sarà il discorso perfetto?

Adrien, Benjamin Lavernhe, sta vivendo un momento di crisi: Sonia, Sara Giraudeau, lo ha lasciato, temporaneamente, per una pausa di riflessione. Man mano che i giorni passano senza sue notizie, Adrien, per natura ansioso e ipocondriaco, si agita sempre di più e alla fine le invia un messaggio. Quello che proprio non ci vuole in questa situazione è quello che succede: Adrien è invitato a una cena di famiglia. Mentre la madre, Guilaine Londez, porta in tavola i soliti manicaretti, la sorella Sophie, Julia Piaton, ascolta ammirata Ludo, Kian Khojandi, l’uomo che sta per sposare, e il padre, Francois Morel, inanella per l’ennesima volta il suo repertorio di aneddoti, Adrien aspetta solo il messaggio di risposta di Sonia. Al suo posto arriva una proposta di Ludo che getta il protagonista definitivamente nel panico: tenere un discorso al matrimonio della coppia. Adrien non ama parlare in pubblico e la paura di essere inadeguato prende il sopravvento.

Tra Woody Allen, Michel Gondry e Cédric Klapisch, un adattamento troppo teatrale e ripetitivo

Laurent Tirard, regista de Il discorso, afferma di aver voluto riportare sullo schermo lo stesso andamento caotico e non lineare che ha trovato nel romanzo. In effetti, anziché far procedere cronologicamente la trama, Tirard, anche sceneggiatore della pellicola, si prende la libertà di entrare nella mente del protagonista e proporre al pubblico diverse versioni del discorso che questi immagina di fare alle nozze della sorella, con esiti ovviamente differenti a seconda dei toni utilizzati. Tutto questo avviene appunto nella mente di Adrien, mentre attende il messaggio di Sonia e mentre è in corso la cena coi suoi. Le viarie parti si legano nel montaggio di Valérie Deseine. Tirard mostra gli scenari che la mente di Adrien crea, stimolato dall’ansia di non trovare le parole adatte e di fare una pessima figura. Se però inizialmente questo espediente può risultare simpatico, più il film procede, più la riproposizione della stessa situazione, seppure con delle variazioni di tono, diventa eccessiva e la componente ironica si affievolisce, lasciando languire il film fino alla conclusione.

Inoltre, il lavoro non riesce a staccarsi davvero dalla pagina scritta, mantenendo la verbosità tipica da un lato di certa cinematografia francese, in cui le cene familiari si trasformano in trappole, dall’altro, appunto, del registro scritto più che di quello visivo. Non manca una certa teatralità nell’impostazione, basti pensare al protagonista che spesso si rivolge direttamente al pubblico guardando in camera.

Dunque, nonostante le buone intenzioni e le ottime ispirazioni – tra queste il regista ha citato per questo film il Woodie Allen di Io e Annie e Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry , ma anche Aria di famiglia di Cédric Klapisch, regista de L’appartamento spagnolo – Le discours resta una trattazione scarsamente coinvolgente dei rapporti familiari e delle comuni traversie di una storia d’amore. L’uscita del film nelle sale è prevista per il 23 dicembre.

RASSEGNA PANORAMICA
Scilla Santoro
Articolo precedenteAfter Love, recensione del film di Aleem Khan #RFF15
Articolo successivoFarEastStream: la piattaforma del Far East Film
Giornalista pubblicista e insegnate, collabora con Cinefilos.it dal 2010. E' appassionata di cinema, soprattutto italiano ed europeo. Ha scritto anche di cronaca, ambiente, sport, musica. Tra le sue altre passioni, la musica (rock e pop), la pittura e l'arte in genere.