Lee Cronin – La mummia: la recensione del film

Il nuovo reboot del regista esce in sala il 16 aprile

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Lee Cronin – La Mummia, film diretto da Lee Cronin in uscita nelle sale italiane il 16 aprile 2026 e distribuito da Warner Bros. Pictures, è una produzione statunitense che si inserisce nel filone horror contemporaneo. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Cronin, mentre il montaggio è curato da Bryan Shaw. Le musiche di Stephen McKeon accompagnano il racconto. Il film vede protagonisti Laia Costa e Jack Reynor, affiancati da May Calamawy, Natalie Grace, Veronica Falcón, Emily Mitchell, Hayat Kamille e Shylo Molina. In un progetto prodotto da realtà di primo piano come Atomic Monster, Blumhouse Productions, New Line Cinema, Doppelgängers e Wild Atlantic Pictures.

La trama di Lee Cronin – La Mummia

La storia segue una coppia di genitori, segnata da una perdita devastante: la loro giovane figlia Katie scompare misteriosamente nel deserto, svanendo nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Otto anni dopo, quando ormai ogni speranza sembra definitivamente perduta, arriva una notizia sconvolgente: Katie è stata ritrovata. Tuttavia, il ritorno della bambina non è ciò che avevano immaginato. Katie è cambiata. Il suo aspetto è inquietante, i suoi comportamenti sfuggono a ogni logica e i suoi silenzi nascondono qualcosa terrificante. Il dettaglio più sconvolgente è legato al luogo del ritrovamento: il suo corpo giaceva all’interno di un antico sarcofago, avvolto in fasce come una mummia. Mentre la famiglia cerca disperatamente di comprendere cosa sia realmente accaduto, la presenza della bambina inizia a generare eventi sempre più oscuri e inspiegabili. Ciò che è tornato a casa potrebbe non essere più la loro figlia, ma qualcosa di profondamente diverso, legato a forze ancestrali e a un orrore che sfida la morte stessa. In un crescendo di tensione e paura, il confine tra vita e al di là si fa sempre più sottile, trascinando i protagonisti in un incubo dal quale potrebbe non esserci via di fuga.

Lee Cronin – La mummia: legacy

La mummia – Il risveglio del male. Avrebbe potuto essere questo il titolo del nuovo lungometraggio di Lee Cronin, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico irlandese giunto ormai alla sua terza prova in cabina di regia. Se non altro perché in ideale continuità con la sua opera seconda, uscita nell’aprile del 2023. Dalla quale, al di là di meri discorsi legati al genere, il regista mutua un rapporto privilegiato con i grandi nomi dell’horror.

Da Sam Raimi a James Wan, legatosi ormai un paio d’anni fa a Jason Blum nella fusione che ha coinvolto Blumhouse e Atomic Monster, Lee Cronin si conferma allora regista ambizioso e cinefilo. Interessato a scavare nella storia del genere per rivitalizzare brand dal grande impatto storico e immaginifico. Offrendo cioè una personale rilettura di ambienti e personaggi che tanti, prima di lui, hanno contribuito a consacrare nell’olimpo dei mostruoso.

Eredità e ambizioni autoriali

Da Karl Freund a Stephen Sommers, passando per Rob Cohen e Alex Kurtzman, la mummia è un simbolo che, nel corso dei decenni, è stato inevitabilmente protagonista di numerose rielaborazioni. E che Cronin, esattamente come per il franchise de La casa, ha provato a fare suo.

Equidistante dai toni comico-avventurieri della trilogia con Brendan Fraser e dalle atmosfere cupe e adrenaliniche del reboot con Tom Cruise, Lee Cronin – La mummia è infatti un film che molto racconta dell’amore del regista per il mostro, che pesca da capisaldi dell’horror come L’esorcista e La bambola assassina, che mastica l’interesse più contemporaneo per il folk e che, non a caso, riafferma ancora una volta la centralità dei luoghi e delle architetture domestiche come spazi privilegiati per evocare l’orrore, per farlo vivere e proliferare. Ci sono poi spinte e influenze “elevated”, il tentativo di innalzare la materia narrata, di toccare tematiche quali elaborazione del lutto e incomunicabilità, intingendo l’alluce nelle acque di Ari Aster e Jennifer Kent – in una sorta di ribaltamento del paradigma che fu di Babadook, insistendo sul senso di colpa genitoriale.

Ed è qui, purtroppo, che Cronin si perde. In questo melting pot di riferimenti, nel suo tergiversare identitario, in un citazionismo sfrenato che non dà mai la sensazione dell’omaggio, ma sembra invece tradire il desiderio di imporsi come autore, e insieme il timore di un’esclusione dal circolo dei “nuovi maestri del genere” – sempre più serioso e sempre meno libero, divertito, istintivo (Anche il titolo del film va nella medesima direzione). Così, nel tentativo di rianimare il mostro, il regista nasconde cinema e paura dietro a una densissima (e lunghissima) cortina di fumo. Smarrendosi in una sequela di primissimi piani e nell’autocompiacimento.

Lee Cronin - La mummia
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Sommario

Nel tentativo di rianimare il mostro, il regista nasconde cinema e paura dietro a una densissima (e lunghissima) cortina di fumo. Smarrendosi in una sequela di primissimi piani e nell’autocompiacimento.

Dario Boldini
Dario Boldini
Laureato in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, ha iniziato nel 2019 a scrivere articoli e approfondimenti per l’Associazione Culturale Lo Sbuffo. Dopo la specializzazione in Critica Cinematografica presso Sentieri Selvaggi di Roma, con cui collabora dal 2022, dal 2023 scrive di cinema e serie TV per Cinefilos e partecipa ai principali festival cinematografici italiani.

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